Le Borse di oggi 23 marzo. Listini Ue in calo, la Fed fa correre i rendimenti dei bond Usa. Il gas vola dopo la stretta di Putin
MILANO - Le Borse europee si indeboliscono nel corso della giornata complice anche la stretta di Vladimir Putin che ha annunciato che accetterà soltanto pagamenti in rubli per il proprio gas da parte dei paesi "ostilI". La nuova possibile stretta monetaria della Fed spinge invece al rialzo i rendimenti dei bond, con il tasso sul decennale americano salito al 2,45%, ai massimi dal 2019. Sul mercato c'è attesa per il viaggio di Joe Biden in Europa. Il presidente Usa è atteso domani per il consiglio europeo e per il vertice Nato e ci siu attende che la Casa Bianca possa rafforzare il legame con l'Europa in tema di energia per alleggerire la dipendenza dal gas russo. A Milano, il Ftse Mib perde lo 0,96%, Francoforte l'1,34%, Londra lo 0,126% e Parigi cede l'1,17%.
Gas e rublo sono i protagonisti di giornata sui mercati. Il primo registra un balzo del 34% per poi ritracciare a 125 euro (+27%) al Mwh, dopo la decisione di Putin E proprio il rublo è protagonista di un apprezzamento record, salendo a 98,8 sul dollaro dopo essere scivolato nelle scorse settimane a 150.
Lo yen debole fa volare Tokyo
Molto positiva come detto anche la giornata sui mercati asiatici. Beneficiando della debolezza dello yen, a tutto vantaggio delle imprese esportatrici, Tokyo ha chiuso a 3%. L'aumento dei casi Covid non spaventa le piazze finanziarie cinesi: Shanghai termina in crescita dello 0,3% e Shenzhen dello 0,4%.
Valute, euro in ripresa
Tra le valute, l'euro si ripoiziona sui livelli di chiusura di ieri, in zona 1,10 dollari. Euro in progresso anche sullo yen a 133,18 (+0,3%), con la valuta giapponese che prosegue nella fase di debolezza cedendo ancora terreno al dollaro, trattato a quota 121,04. Lo spread tra i Btp e Bund resta sostanzialmente stabile a 152 punti con il rendimento del decennale italiano si attesta al 2%.
Petrolio ancora in salita
Dopo il parziale stop di ieri i prezzi del petrolio tornano a salire. Accanto allo strappo di Putin sul gas pesa la tempesta nel Mar Nero che ha danneggiato uno dei più grandi oleodotti del mondo, interrompendo le esportazioni dalla Russia e dal Kazakistan e rischiando di spazzare via 1 milione di barili al giorno dal mercato. Wti e Brent sono schizzati sopra il 4% rispettivamente a 113,66 dollari al barile e 120,4 dollari.