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Petrolio, ecco perché i prezzi potrebbero arrivare a 200 dollari al barile

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ROMA - La speranza è che non abbiano ragione: sempre più esperti ed analisti del mercato del petrolio sostengono che il prezzo del barile potrebbe superare, anche in tempi brevi, la soglia dei 200 dollari. Inutile sottolineare perché avrebbe conseguenze disastrose sia per l'inflazione, per i consumi e per i costi delle aziende. Più interessante capire quali sono i motivi che spingono gli addetti i lavori ad essere concordi sul fatto che la corsa del petrolio sia destinata a battere tutti i record di sempre.

Le tensioni geopolitiche sono ovviamente alla base di ogni ragionamento. L'aggressione della Russia all'Ucraina ha provocato le sanzioni da parte di Stati Uniti ed alleati europei, rendendo sempre più complicate le esportazioni da parte dei colossi russi dell'energia, che complessivamente sono il secondo produttore al mondo di greggio.

Questo significa che il petrolio russo deve trovare altri mercati dove vendere le sue quote. Ma…

ROMA - La speranza è che non abbiano ragione: sempre più esperti ed analisti del mercato del petrolio sostengono che il prezzo del barile potrebbe superare, anche in tempi brevi, la soglia dei 200 dollari. Inutile sottolineare perché avrebbe conseguenze disastrose sia per l'inflazione, per i consumi e per i costi delle aziende. Più interessante capire quali sono i motivi che spingono gli addetti i lavori ad essere concordi sul fatto che la corsa del petrolio sia destinata a battere tutti i record di sempre.

Le tensioni geopolitiche sono ovviamente alla base di ogni ragionamento. L'aggressione della Russia all'Ucraina ha provocato le sanzioni da parte di Stati Uniti ed alleati europei, rendendo sempre più complicate le esportazioni da parte dei colossi russi dell'energia, che complessivamente sono il secondo produttore al mondo di greggio.

Questo significa che il petrolio russo deve trovare altri mercati dove vendere le sue quote. Ma soprattutto è destinata a crescere la ricerca di produttori alternativi da parte dei paesi occidentali. In sostanza, a spingere i prezzi verso i 200 dollari sarà soprattutto l'aumento della domanda perché potrebbe non esserci abbastanza offerta da soddisfarla. Un problema già evidenziato prima dell'invasione dell'Ucraina, che ora diventerebbe ancora più drammatico.

La situazione è resa ancora più complicata dal fatto che l'Opec+, lo storico cartello dei principali paesi produttori da qualche anno allargato alla Russia, non intende aumentare le quote di produzione per calmierare i prezzi. Detto in altro modo, intende soprattutto cavalcare la corsa dei prezzi nonostante i ripetuti appelli delle cancellerie occidentali perché cresca l'offerta di petrolio.

Al momento, sull'undamento dei prezzi non ha avuto alcun effetto l'annuncio fatto da Aramco, la società di stato saudita, che intende aumentare la produzione da da 10 a 13 milioni di barili al giorno, in risposta agli appelli del presidente Usa rivolti direttamente al governo dell'Arabia Saudita, leader riconosciuto dell'Opec. Ed è comprensibile, visto che Aramco ha detto che questo avverrà da qui al 2027. 

Tornando all'Opec+, bisogna considerare il ruolo della Russia, alleato del cartello. Non a caso dai paesi del Golfo non ci sono state condanne nei confronti di Mosca per l'invasione dell'Ucraina. Anche in questo caso la spiegazione è molto semplice: da quando la Russia agisce di concerto con i maggiori paesi produttori, Opec+ può orientare a suo piacimento l'andamento del mercato e non vogliono di certo rinunciare a questa prerogativa.