La Russia apre al pagamento in Bitcoin per gas e petrolio dai Paesi amici. La mossa di Mosca in chiave anti-dollaro
di Flavio Bini , di Flavio BiniMILANO - Dopo avere lanciato la sfida all'Occidente, annunciando di volere accettare soltanto pagamenti in rubli per il proprio gas da parte dei cosiddetti Paesi "ostili", la Russia apre a un nuovo canale di pagamento: le criptovalute. Ad evocare questa possibilità è stato il capo della commissione per l'energia della Duma, Pavel Zavalny, in un messaggio video trasmesso giovedì. Zavalny ha detto che per quanto riguarda paesi "amici" come la Cina o la Turchia, la Russia è disposta ad essere più flessibile con le opzioni di pagamento. Più nel dettaglio ha aggiunto tra i modi alternativi per pagare le esportazioni di energia della Russia c'è anche la valuta nazionale dell'acquirente. "Abbiamo proposto alla Cina di passare a regolamenti in valute nazionali in rubli e yuan", ha detto Zavalny. "Con la Turchia, sarà lira e rubli". Quindi l'aggiunta: "Si possono utilizzare …
MILANO - Dopo avere lanciato la sfida all'Occidente, annunciando di volere accettare soltanto pagamenti in rubli per il proprio gas da parte dei cosiddetti Paesi "ostili", la Russia apre a un nuovo canale di pagamento: le criptovalute. Ad evocare questa possibilità è stato il capo della commissione per l'energia della Duma, Pavel Zavalny, in un messaggio video trasmesso giovedì. Zavalny ha detto che per quanto riguarda paesi "amici" come la Cina o la Turchia, la Russia è disposta ad essere più flessibile con le opzioni di pagamento. Più nel dettaglio ha aggiunto tra i modi alternativi per pagare le esportazioni di energia della Russia c'è anche la valuta nazionale dell'acquirente. "Abbiamo proposto alla Cina di passare a regolamenti in valute nazionali in rubli e yuan", ha detto Zavalny. "Con la Turchia, sarà lira e rubli". Quindi l'aggiunta: "Si possono utilizzare anche i Bitcoin".
Perché accettare Bitcoin
Più che una sterzata programmatica in chiave anti sanzioni l'apertura dell'esponente russo appare un'uscita estemporanea, anche a giudicare dalla risposta sul mercato cripto. Il Bitcoin segna in mattinata un rialzo del 3%, dopo un rialzo un po' più consistente già registrato ieri. Gli investitori non sembrano quindi tradurre questa apertura di Mosca in un concreto cambio di paradigma sull'adozione delle monete digitale per il saldo di grandi operazioni commerciali.
Tutto da valutare poi l'eventuale beneficio di una misura di questo tipo. Al momento gas e petrolio sono il principale canale che la Russia ha per dotarsi di valuta forte, con circa metà delle proprie riserve estere congelate per via delle sanzioni. Una misura che ha messo a rischio già nelle scorse settimane il pagamento delle cedole su alcuni bond denominati in valuta estera, anche se alla fine Mosca ha rispettato regolarmente le proprie scadenze. Attualmente le imprese esportatrici che ricevono pagamenti in dollari, principalmente le imprese dell'energia, sono poi obbligate a convertire in rubli l'80% dei proventi in dollari. Anche per questo motivo il congelamento delle riserve ha un impatto limitato. Come ricordato poi da Tito Boeri e Roberto Perotti su Repubblica, dalla vendita di gas e petrolio - rimasta per il momento sostanzialmente immutata fatta eccezione per il ban statutinitnese - Mosca si prepara a incamerare in un solo anno 300 miliardi in valuta estera, tre quarti degli asset della banca centrale congelati.
Consentire ai Paesi amici di regolare i pagamenti per gas e petrolio in valuta propria (yuan per la Cina e lira per la Turchia) pare più un vantaggio concesso all'acquirente rispetto a un beneficio per Mosca. Per via indiretta anche un modo per indebolire il dollaro, principale valuta di pagamento per gli acquisti. Quanto alle criptovalute si tratterebbe di esplorare una via nuova e per il momento inesplorata visto che al momento nessun grande Paese dispone di riserve di criptovaluta, o opera sugli exchange tradizionali per l'acquisto di monete digitali.
Cambio di rotta per Mosca?
La prudenza è d'obbligo anche alla luce dell'atteggiamento cauto che Mosca ha sempre avuto nei confronti delle criptovalute. A fine gennaio, prima dell'invasione in Ucraina, la banca centrale russa aveva aperto addirittura alla possibilitò di vietare il mining e l'utilizzo delle criptovalute su tutto il territorio russo. Pochi mesi prima però il presidente russo Putin in una intervista alla Cnbc aveva detto che le criptiovalute "hanno il diritto di esistere e di essere usate come mezzo di pagamento", escludendo però per il momento un utilizzo per regolare le transazioni per gas e petrolio
Il ruolo delle criptoivalute in chiave anti-sanzioni
Molto diverso invece il caso se si guarda alle criptovalute dal lato degli oligarchi oggetto delle sanzioni in tutta Europa. Come emerso già nelle scorse settimane, le criptovalute potrebbero avere giocato un ruolo importante come "rifugio discreto" per i grandi patrimoni russi. Massicci in particolare i volumi di trading tra rublo e asset digitali come Bitcoin e theter a ridosso dell'invasione, secondo i dati di Chainanaliyst riportati dal Financial Times. Segno che, almeno per i capitali russi, Bitcoin & co potrebbero essere percepiti come un bene