Saipem, aumento di capitale da 2 miliardi: punta su eolico e cattura della CO2
di Luca Pagni , di Luca PagniMILANO - L’amministratore delegato di Saipem Francesco Caio non fa mea culpa e passa all’offensiva. Dopo aver svalutato contratti per oltre un miliardo, aver annunciato un rosso da 2,4 miliardi per il 2021 e aver costretto i soci di riferimento (Eni e Cdp) a sostenere un aumento di capitale da 2 miliardi, il manager che nella sua carriera ha guidato tra gli altri Indesit e Ilva rispolvera il vecchio detto per cui la miglior difesa è l’attacco.
Lo ha fatto ieri presentando al mercato la revisione del piano industriale al 2025 della società di ingegneria (tra le prime al mondo nel settore energetico) con cui l’azienda cercherà l’ennesimo rilancio e i dett…
MILANO - L’amministratore delegato di Saipem Francesco Caio non fa mea culpa e passa all’offensiva. Dopo aver svalutato contratti per oltre un miliardo, aver annunciato un rosso da 2,4 miliardi per il 2021 e aver costretto i soci di riferimento (Eni e Cdp) a sostenere un aumento di capitale da 2 miliardi, il manager che nella sua carriera ha guidato tra gli altri Indesit e Ilva rispolvera il vecchio detto per cui la miglior difesa è l’attacco.
Lo ha fatto ieri presentando al mercato la revisione del piano industriale al 2025 della società di ingegneria (tra le prime al mondo nel settore energetico) con cui l’azienda cercherà l’ennesimo rilancio e i dettagli dell’operazione di finanza straordinaria. Allo stesso tempo, garantendo di non aver più debiti entro il 2025 e un giro di affari in costante aumento. E di poterlo fare con la nuova squadra di vertice che ha costruito negli ultimi mesi. Basterà per salvargli la poltrona? «Il mio futuro andrebbe chiesto agli azionisti - ha risposto - ma ho pianificato di continuare con questo team con cui si lavora molto bene nonostante la fase difficile».
Le risorse necessarie ci sono, a cominciare dall’aumento da 2 miliardi. Il 43% circa sarà a carico di Eni e Cdp, mentre il restante 57% è coperto da un accordo con una serie di istituti di credito (Banco Bpm, Bnp Paribas, Citibank, Deutsche Bank, Hsbc, Illimity, Intesa Sanpaolo e UniCredit). Il piano, preparato da Eni e Cdp assieme all’advisor Rothschild, prevede anche un prestito ponte da 1,5 miliardi.
Di questi, 645 milioni saranno messi a disposizione sempre dai soci Eni e Cdp (come anticipo sull’aumento) e il resto dalle banche «a titolo di finanziamento per far fronte alle esigenze di liquidità a breve termine», come si legge nel comunicato della società.
Fin qui la parte finanziaria. Ma il mercato, che non ha gradito un aumento così diluitivo (il titolo è sceso in Borsa del 2,4%), si aspettava parole chiare anche sul futuro industriale del gruppo. Del resto, l’ennesima disavventura di Saipem, che ha un curruculum non molto brillante con cinque “profit warning” negli ultimi 9 anni, nasce da una serie di «contratti eolici offhsore in cui l’azenda non ha allineato i rischi tecnologici e di esecuzione», ha spiegato l’ad, contratti che «non sono passati dal consiglio e sono stati affrontati come se si trattasse di contratti ordinari che ordinari non sono, perché era la prima volta che l’azienda si cimentava in questa tecnologia, con importante assunzione di rischio».
In altre parole, Caio ha fatto capire di aver accentrato le responsabilità sul cda perché espisodi simili non capitino più: «Abbiamo fatto tesoro della lezione», ha detto. Ha assicurato che Saipem continuerà a lavorare nell’eolico off shore, ma anche in altre tecnologie legate alla transizione energetica come «cattura della CO2, tecnologie del riciclo della plastica e robotica sottomarina». Basterà ai soci Eni e Cdp?