Olio di sansa, argilla sarda e concime dagli scarti: per le aziende italiane è produzione fai da te
di Rosaria Amato , di Rosaria AmatoROMA - Parchi fotovoltaici, impianti per la produzione di biogas e consorzi per lo sfruttamento dei giacimenti di metano per far fronte almeno a una parte del fabbisogno energetico, e non dover comprare il gas a prezzi sempre meno sostenibili. "Recupero" di materie prime come l'olio di sansa, di colza o di palma che non venivano più usati per la preparazione di prodotti alimentari perché ritenuti nocivi o poco adatti anche per questioni di gusto, per far fronte alla scarsità di oli vegetali, che arrivavano da Russia e Ucraina. Oppure autoproduzione di materie prime, come per la multinazionale del packaging Smurfit Kappa che ha acquistato l'anno scorso una cartiera per non dover più comprare la carta da altri. Con la crisi dei trasporti, gli aumenti dei costi e i continui stop degli autotrasportatori persino comprare gli imballaggi in Italia ridiventa più conveniente rispetto alla possibilità di continuare a farli arrivare dal…
ROMA - Parchi fotovoltaici, impianti per la produzione di biogas e consorzi per lo sfruttamento dei giacimenti di metano per far fronte almeno a una parte del fabbisogno energetico, e non dover comprare il gas a prezzi sempre meno sostenibili. "Recupero" di materie prime come l'olio di sansa, di colza o di palma che non venivano più usati per la preparazione di prodotti alimentari perché ritenuti nocivi o poco adatti anche per questioni di gusto, per far fronte alla scarsità di oli vegetali, che arrivavano da Russia e Ucraina. Oppure autoproduzione di materie prime, come per la multinazionale del packaging Smurfit Kappa che ha acquistato l'anno scorso una cartiera per non dover più comprare la carta da altri. Con la crisi dei trasporti, gli aumenti dei costi e i continui stop degli autotrasportatori persino comprare gli imballaggi in Italia ridiventa più conveniente rispetto alla possibilità di continuare a farli arrivare dalla Cina.
La guerra in Ucraina, il caro energie e il caro materie prime hanno messo a dura prova le imprese, costringendole a nuove strategie "a chilometro zero". Che però non sempre sono attuabili nell'immediato: per i legnami da costruzione per esempio bisogna essere sicuri che la resa e la tenuta siano identiche, spiega Paolo Fantoni, presidente di Assopannelli. Mentre se si cambiano i grassi vegetali il sapore non deve alterarsi, e bisogna capire qual è la effettiva data di scadenza del prodotto, dice Dario Loison, rinomato pasticciere veneto. E per tornare a sfruttare i giacimenti di metano bisogna ricostituire gli impianti perché "le infrastrutture sono state smantellate per ragioni di tutela paesaggistica", rileva il presidente di Confindustria Ceramica Giovanni Savorani.
Alcune di queste strategie sono a breve periodo, pensate per l'emergenza, per esempio quelle di sostituzione degli oli vegetali: appena possibile si tornerà all'olio di girasoli, quando ce ne sarà di nuovo ampia disponibilità. Anche se le ultime vicende hanno dimostrato che si tratta di una scelta rischiosa, se non si creano alternative: "Se ci fosse stata un’attenta definizione strategica non ci troveremmo in questa situazione: - osserva Pietro Paganini, presidente del think tank "Competere" - guidati da scelte razionali e non da logiche esclusivamente commerciali di breve termine o ideologiche, avremmo continuato a investire sulla filiera dell’olio di palma certificato sostenibile migliorandone ulteriormente le performance sia nutrizionali che ambientali".
Ma alcune strategie invece sono già proiettate nel futuro, e potrebbero contribuire nel medio-lungo termine ad affrancarci dalla dipendenza energetica e di materie prime: è il caso per esempio dei fertilizzanti fatti in casa grazie alla norma di un recente decreto che autorizza gli agricoltori a produrli utilizzando letame, liquami e altri scarti della lavorazione anche per la vendita, non solo per l'autoconsumo. Purché però non si parli di autarchia, non solo perché ormai irraggiungibile, concordano gli addetti ai lavori, ma anche perché sarebbe un boomerang nei confronti del grande successo del made in Italy nel mondo: "Noi produciamo un miliardo di bottiglie di prosecco, - ricorda il presidente di Cia Dino Scanavino - 60 milioni di barolo, e poi c'è il brunello, lo spumante...se non li facciamo bere a tutto il mondo che ce ne facciamo?".
Strategie energetiche 1/ Confindustria Ceramica
Essendo tra le aziende energivore, le imprese di Confindustria Ceramica hanno lanciato una proposta per la produzione di energia a costi più bassi di quelli di mercato, puntando a riattivare l'estrazione di gas metano. "Ci siamo resi disponibili anche al finanziamento", spiega il presidente, Giovanni Savorani. L'idea era quella di costituire consorzi per l'estrazione del metano, ma poi anche la strategia di diversificazione delle fonti di energia del governo è andata in quella direzione, e così l'ipotesi al momento viene accantonata. E' il governo che punta adesso a raddoppiare l'estrazione di metano, aggiungendo già quest'anno 2,2 miliardi di metri cubi. Un progetto che però intanto non produce effetti nell'immediato perché bisogna ripristinare le infrastrutture e i siti di stoccaggio. Inoltre, obietta Savorani, "due miliardi di metri cubi in piuù incidono se vengono dedicati a un settore o ad alcuni settori manifatturieri, se vengono distribuiti nel mucchio il beneficio diventa bassissimo: lo abbiamo spiegato in Parlamento, speriamo che in sede di conversione del decreto si tenga conto delle nostre richieste". Infine Confindustria Ceramica chiede di mettere in piedi un meccanismo di anticipazione dei benefici, con garanzia Sace, in particolare a sostegno delle Pmi. Altrimenti le aziende del settore si ritroverebbero a non poter far fronte a ordinativi in crescita, non soltanto sull'export ma anche sul mercato interno, grazie al boom degli interventi di ristrutturazione innescato dai bonus.
Strategie energetiche 2/Confartigianato Bergamo
Anche le aziende artigianali si stanno muovendo per garantirsi l'autonomia o la quasi autonomia energetica. E' il caso per esempio della comunità energetica appena costituita a Bergamo: "Appena la normativa ce lo ha consentito, ci siamo fatti trovare pronti, d'accordo anche con un'altra organizzazione artigianale, la Lia. Abbiamo costituito la prima comunità energetica della Lombardia. L'intenzione è di includere 130 imprese, al momento però stiamo partendo con le prime 16", racconta il presidente di Confartigianato Bergamo, Giacinto Giambellini. Lo strumento sono i pannelli solari, il cui prezzo, spiega preccupato Giambellini, "dall'anno scorso sta già lievitando". I siti sono già stati individuati: verrà realizzato un primo parco per la produzione di 72 kilowatt giornalieri, con un investimento di 100 milioni di euro. Ben spesi, però: "La nostra ottica è quella del beneficio comune, non del mero investimento", assicura.
Materie prime 1/ Ceramica, ghisa, legno
Le difficoltà delle imprese in questo periodo non si limitano ai costi esorbitanti dell'energia, ma anche all'esplosione dei prezzi e alla difficoltà di reperimento delle materie prime. Anche in questo caso si prova a vedere cosa si può estrarre o produrre in Italia: le aziende della ceramica per esempio hanno puntato di più sull'argilla della Sardegna, che prima veniva estratta in piccole quantità. Oppure hanno provato a rivolgersi a mercati più vicini, come la Turchia: è il caso di Ceramiche di Imola. "Da quando è cominciata la guerra si sono interrotti i nostri approvvigionamenti di argilla ucraina, da cave vicinissime al Dombass. - dice il presidente della cooperativa, Stefano Bolognesi - Ne abbiamo ancora quantità disponibili per qualche settimana presso le sedi di stoccaggio di Ravenna, ma le cave nostre fornitrici sono chiuse, le ferrovie sono state bombardate e il personale evacuato. Serve una soluzione diversa subito. Possiamo immaginare per il futuro degli scenari oltre mare, ma al momento abbiamo sondato le disponibilità dei Paesi vicini, dal Portogallo alla Turchia alla Serbia. Stiamo valutando le nuove miscele per farle entrare al più presto in produzione".
E' un po' più difficile per chi produce mobili, pannelli e altri oggetti in legno, perché ci sono due ordini di ostacoli, spiega Federlegno Arredo: il primo è che i tronchi di legno europei sono richiestissimi anche da Paesi come la Cina. Il secondo è che il patrimonio boschivo italiano viene sfruttato pochissimo. "Alle nostre aziende mancano in particolare in questo momento il compensato di betulla e il legno di larice, che arrivavano dalla Russia", spiega Paolo Fantoni, presidente di Assopannelli. Le soluzioni possono essere diverse: intanto per il truciolato "andrebbe modificata la normativa sul legno di riciclo, estendendo la possibilità di riutilizzo al legno da demolizione, quello che per esempio si può ricavare dagli infissi di porte e finestre". Ma soprattutto, "andrebbe elaborato un piano di gestione degli incrementi delle foreste, noi utilizziamo solo il 30%, in altri Paesi come l'Austria si arriva anche al 60-70%.
Tra le materie prime che servono e che non arrivano più da Russia e Ucraina c'è anche la ghisa, che a brevissimo potrebbe essere prodotta dall'ex Ilva di Taranto, che può fare dei "panetti" utilizzando gli scarti della lavorazione e rifornire le fonderie italiane.
Materie prime 2/ Filiera agroalimentare
Manca tutto, dai fertilizzanti ai mangimi agli oli vegetali. E per giunta per l'agricoltura c'è la terza piaga, perché al caro energia e alla guerra in Ucraina si aggiunge una siccità prolungata che ha abbassato di tre metri il livello del Po e dei laghi del Nord Italia, e che sembra difficile da gestire se non arriveranno piogge nei prossimi 15 giorni. La soluzione alla penuria al momento s'è trovata soltanto per i fertilizzanti, per i quali la Russia aveva una sorta di monopolio della produzione e dell'export, ed è anche una svolta nel medio-lungo periodo, assicurano gli agricoltori. "Siamo stati finalmente autorizzati a produrre digestato dai sottoprodotti degli allevamenti, liquami o compostati di stalla, o dagli scarti di lavorazione di alcuni prodotti, non solo per l'autoconsumo, ma anche per la vendita. - spiega Domenico Brugnoni, direttore Cia - Si tratta di un prodotto che tra l'altro è anche ricco di azoto. Si creerà un ciclo virtuoso, che ci permetterà di spostare questo prodotto dove c'è bisogno". Una produzione che si collega tra l'altro al biogas, anche questo utilizzabile nel circuito agricolo come fonte di energia. Al momento però bisogna ancora adeguare gli impianti di produzione, che sono tutti sotto il megawatt dati i precedenti limiti di produzione.
Nella filiera agroalimentare, dai panifici alle aziende di trasformazione, le difficoltà di reperire le materie prime sono drammatiche. Il tentativo è di sostituire i prodotti che mancano, tra i quali spicca l'olio vegetale, elemento essenziale insieme al grano e al lievito per tutti i prodotti dell'industria dolciaria: "Le nostre aziende stanno adottando soluzioni che vanno bene per il periodo di emergenza, ma non possono essere strutturali. - dice Massimo Rivoltini, presidente di Confartigianato Alimentazione - Siamo costretti a cercare molti ingredienti alternativi in sostituzione di quelli che utilizziamo di solito, nel settore degli zuccheri e soprattutto dei grassi. Non è facile perché la soluzione non può essere il chilometro zero se non per un breve periodo: il miele per esempio al massimo potrebbe bastare per due mesi. Per gli oli stiamo utilizzando l'olio di cocco, l'olio di sanza e c'è anche il ritorno all'olio di palma".
Storie d'azienda 1/ La pasticceria
Terza generazione di una rinomata famiglia di pasticcieri di Costabissara, alle porte di Vicenza, Dario Loison ha già cominciato da un pezzo a rivedere le forniture di materie prime e anche del materiale di imballaggio e confezionamento per i dolci che spedisce in oltre 30 Paesi, compresi Stati Uniti, Giappone e Sudafrica. Il rialzo dei prezzi di trasporto gli ha fatto scoprire che in qualche caso è diventato più conveniente comprare materiali in Italia piuttosto che importarli dalla Cina: "I costi di trasporto delle navi sono passati nel giro di pochissimo l'anno scorso dai 1000 ai 6/7000 euro a container. Abbiamo trovato in Italia scatole di latta per i panettoni che costavano il 20% in più di quelle cinesi, ma ormai erano diventate molto più convenienti". Ma sostituire le materie prime per i dolci è più complicato per un pasticciere che deve garantire una qualità molto alta: "Per il panettone per esempio utilizziamo un grano molto pregiato che arriva dal Nord degli Stati Uniti e dal Canada. Portarlo a 1500 euro a container è una cosa, a 5-7 mila euro un'altra. Però non si può sostituire facilmente". Come non si può sostituire l'olio di girasoli, assicura Loison, che quindi ne ha comprato una enorme quantità e al momento ne ha a sufficienza. Sostituire gli ingredienti non soltanto è un azzardo per il gusto, ragiona, ma anche un problema per la scadenza, che andrebbe rivista, e le etichette, che andrebbero rifatte. "E' difficile cambiare", conclude. E quindi l'augurio è che l'emergenza non duri a lungo.
Storie d'azienda 2/ La cartiera
Per garantirsi la materia prima necessaria la Smurfit Kappa, azienda di imballaggi di cartone ondulato con la sede principale ad Alessandria e 26 stabilimenti in varie Regioni italiane, ha preferito non ricorrere a terzi: "L'anno scorso abbiamo comprato una importante cartiera a Verzuolo, in provincia di Cuneo. - racconta l'amministratore delegato Gianluca Castellini - In Europa c'è scarsità di carta: se te la produci da solo risolvi in parte il problema". Compreso, in parte, il problema dei costi: "Le cartiere sono energivore, dal momento che la produzione della carta ha bisogno di molto calore, e per questo molte cartiere hanno deciso di fermare la produzione perché i costi erano più elevati dei ricavi. Ma noi no, perché non la vendiamo, la utilizziamo, e anzi abbiamo deciso di non fermarci mai perché così non abbandoniamo i nostri clienti finali, pur non potendo evitare aumenti di prezzo".