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Gas e petrolio dalla Russia, Rogoff: "Impossibile pagare in rubli. Ma da Putin possiamo aspettarci di tutto"

L'economista parla del diktat imposto dal Cremlino (ma rinviato) di accettare solo pagamenti in valuta russa per le forniture energetiche. "Mosca non aveva la facoltà di intraprendere una simile iniziativa, Gazprom va denunciata per rottura dei contratti". Le spese per la Difesa in crescita in Occidente: "A volte non sono un lusso ma una necessità"
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"Pagare gas e petrolio in rubli è semplicemente impossibile, malgrado l'arroganza di Putin anche su quest'ennesimo punto. Come reagirà? Senta, da uno che avvelena i dissidenti col polonio dando loro la morte più atroce che si possa immaginare, ha usato armi chimiche in Siria, minaccia di sganciare bombe atomiche sul mondo, posso aspettarmi di tutto". Kenneth Rogoff, sul finire della conversazione, abbandona l'aplomb del rigoroso economista - il professore di Harvard è uno dei più prestigiosi monetaristi del mondo - per dare sfogo all'angoscia, la stessa che è di tutti: "La speranza è in queste prime aperture, ma la strada sarà ancora lunga. Fa bene il presidente Biden a tenere la guardia alta".

Giovedì scade il termine oltre il quale il Cremlino ha annunciato che non accetterà più dollari o euro per le sue forniture energetiche. Che succederà?

"Lo scenar…

"Pagare gas e petrolio in rubli è semplicemente impossibile, malgrado l'arroganza di Putin anche su quest'ennesimo punto. Come reagirà? Senta, da uno che avvelena i dissidenti col polonio dando loro la morte più atroce che si possa immaginare, ha usato armi chimiche in Siria, minaccia di sganciare bombe atomiche sul mondo, posso aspettarmi di tutto". Kenneth Rogoff, sul finire della conversazione, abbandona l'aplomb del rigoroso economista - il professore di Harvard è uno dei più prestigiosi monetaristi del mondo - per dare sfogo all'angoscia, la stessa che è di tutti: "La speranza è in queste prime aperture, ma la strada sarà ancora lunga. Fa bene il presidente Biden a tenere la guardia alta".

Giovedì scade il termine oltre il quale il Cremlino ha annunciato che non accetterà più dollari o euro per le sue forniture energetiche. Che succederà?

"Lo scenario è confuso e chiaro al tempo stesso. Le compagnie occidentali devono procurarsi ingenti quantità di rubli (l'equivalente di quasi un miliardo di dollari al giorno, ndr) ma il mercato internazionale del rublo è fermo per le sanzioni. La stessa Banca centrale, come sapete, ha limitazioni fortissime, e proprio per questo si dice che le sanzioni sono le più dure mai comminate. Può, come fa già oggi, accettare secondo la prassi che Gazprom quando riceve un pagamento in dollari ne riversi una parte presso di essa cambiandola in rubli per sostenere i corsi della valuta russa (con un'altra parte ripaga il debito estero), ma niente di più (una procedura analoga si faceva anche in Italia nella crisi degli anni '70 presso l'Ufficio Italiano Cambi con le aziende esportatrici, e chi importava doveva avere l'autorizzazione ai pagamenti in valuta caso per caso, ndr)".

Allora, immaginiamo di aderire alle richieste di Putin. Si potrebbe in teoria?

"No, tutto si complica e si blocca. Mentre la procedura di cui parlavo è tutta interna alla Russia, qualsiasi movimento valutario esterno oltre al mero pagamento delle forniture presso Gazprombank che non è embargata, incappa nei divieti previsti delle sanzioni, dirette e indirette. Vuol dire che il Tesoro americano monitora chiunque fa affari con la Russia tramite l'occhiuto Ofac (Office of Foreign Assets Control), a partire delle corporation che fanno affari anche con i dollari, praticamante tutte. Oggi è pronto a bloccare senza pietà chiunque acquisti rubli, operazioni che oltretutto quando sono importanti (e anche condotte in euro) devono essere "settled" ("chiuse") dalla Fed".

Kenneth Rogoff insegna ad Harvard 

Ma Putin aveva la facoltà di intraprendere un'iniziativa del genere?

"Assolutamente no, e infatti la prima reazione dei Paesi occidentali dovrebbe essere di denunciare per rottura dei termini contrattuali la Gazprom, sempre che ovviamente non fosse prevista una simile variazione ma non credo, anche se i contratti di questo tipo di solito sono gelosamente segreti. Il problema è a quale Tribunale presentare l'appello e soprattutto come far rispettare l'eventuale sentenza. La Corte penale internazionale dell'Aja ha già rinviato a giudizio Putin per crimini contro l'umanità, e si pensa a un Tribunale speciale: in sede "civile" il quadro è ancora più complicato".

Anche al "cliente speciale" cinese Mosca chiede di pagare in rubli?

"Non credo perché Pechino non applica le sanzioni. La relazione fra i due Paesi è un mistero ma è la chiave di tutto. Credo che la Cina stia lavorando dietro le quinte per riscuotere un domani un cospicuo "dividendo della pace" e perseguire il disegno di diventare la prima potenza mondiale, un cammino che sembra ormai segnato. Di buono c'è che la paura delle sanzioni congelerà presumibilmente le loro mire su Taiwan. Va anche detto che la Cina in fondo non ha l'aggressività militare della Russia, che cresce da molti anni qualsiasi sia il regime al potere, a partire da Budapest 1956 e Praga 1968. Va infine considerato che la Russia considera la Cina l'acquirente ideale per i suoi idrocarburi da qui in avanti".

La Russia fallirà?

"Non è importante, tecnicamente è già fallita diverse volte come altri Paesi, compresi gli Stati Uniti. Di sicuro le sanzioni sono molto pesanti e anche se non saranno decisive giocheranno un ruolo fortissimo per la fine della guerra, specialmente se il conflitto si prolungherà".

Intanto per precauzione la Germania ha annunciato che ha pronti i piani di razionamento del gas. Il ministro dell'Economia, Robert Habeck, ha confermato la decisione del G-7 di rifiutare il diktat di Putin. Intanto Berlino ha avviato il riarmo, discussione che coinvolge anche l'Italia. Tutti fatti collegati?

"Capisco le resistenze delle opinioni pubbliche, uno dei modi per superarle è che l'Europa lavori veramente insieme e non si faccia trovare impreparata di fronte, che so, alla minaccia di Putin sugli stati baltici. Capisco soprattutto le difficoltà dei bilanci nazionali già compresse dalle spese per la pandemia e la successiva ripresa. Le spese per la difesa però a volte non sono un lusso ma una necessità".