Pnrr, la Corte dei Conti: "Nessun ritardo ma sfida complessa". L'allarme sull'edilizia: "Impreparata a boom di appalti"
di Serenella Mattera , di Serenella MatteraNon ci sono “particolari ritardi” nell’attuazione del Pnrr, ma molte “difficoltà” si stagliano all’orizzonte: è troppo lento il rafforzamento delle strutture tecniche di progettazione e gestione del piano e questo crea grossi problemi, soprattutto agli enti locali del Sud. E’ quanto emerge, in estrema sintesi, dalla relazione con cui la Corte dei Conti avvia la sua attività di controllo sul Piano nazionale di ripresa e resilienza. Un “progetto molto vasto e impegnativo”, viene fatto osservare: sono 283 i progetti da realizzare, che salgono a 320 se si include il Piano nazionale degli investimenti complementari (Pnc). I rischi di non farcela, emergono tra le righe della lunga analisi. “Ancora preliminari” sono i passi compiuti nell’avvio delle riforme legate al Pnrr. Le difficoltà degli enti locali sono “accentuate” dalla serrata scansione dei bandi di selezione e assegnazion…
Non ci sono “particolari ritardi” nell’attuazione del Pnrr, ma molte “difficoltà” si stagliano all’orizzonte: è troppo lento il rafforzamento delle strutture tecniche di progettazione e gestione del piano e questo crea grossi problemi, soprattutto agli enti locali del Sud. E’ quanto emerge, in estrema sintesi, dalla relazione con cui la Corte dei Conti avvia la sua attività di controllo sul Piano nazionale di ripresa e resilienza. Un “progetto molto vasto e impegnativo”, viene fatto osservare: sono 283 i progetti da realizzare, che salgono a 320 se si include il Piano nazionale degli investimenti complementari (Pnc). I rischi di non farcela, emergono tra le righe della lunga analisi. “Ancora preliminari” sono i passi compiuti nell’avvio delle riforme legate al Pnrr. Le difficoltà degli enti locali sono “accentuate” dalla serrata scansione dei bandi di selezione e assegnazione delle risorse. Se non si mettono in piedi le strutture che aiutino a stare nei tempi c'è il pericolo di perdere le risorse.
"Programmazione è sfida complessa"
La programmazione è un’impresa “complessa” e se non si coordina in modo efficace la collaborazione tra tutti i soggetti coinvolti, “potrebbe essere condizionato il buon esito” del piano, avvertono i magistrati contabili. Che mettono in fila i primi dati. Lo scorso anno, nel primo semestre di realizzazione del Pnrr, sono stati conseguiti i primi 51 obiettivi concordati a livello europeo, ma “i traguardi e gli obiettivi intermedi, a carattere interno, mostrano un tasso di realizzazione più basso”, pari al 69% (ma in alcuni casi il conseguimento può “ritenersi assorbito nel raggiungimento del traguardo europeo”). Non c’è per ora un’analisi completa dell’andamento degli investimenti, perché non è stato completato il censimento di tutti gli interventi connessi al Pnrr, ma il dato relativo ai progetti complementari offre un riscontro non incoraggiante: “Solo poco più del 50% delle somme stanziate sono state impegnate e pagate”. E la sfida si fa sempre più impegnativa, d’ora in poi. In questo semestre il governo deve centrare 45 risultati (6 ad ora consolidati), cui si sommano 70 obiettivi intermedi nazionali e altri 55 legati ai progetti finanziati dal fondo complementare.
Il Pnrr e il Pnc si innestano inoltre, notano i giudici di viale Mazzini, su una spesa in conto capitale, che finanzia investimenti e crediti per finalità produttive, “fortemente aumentata nella fase pandemica”. Uno stanziamento “elevato”: 85 miliardi nel 2022, per stabilizzarsi tra i 79-80 nel biennio successivo. A questi si dovrebbero aggiungere gli investimenti attivati dai Piani: 22,4 miliardi nel 2022 e rispettivamente 30 e 37 nel biennio successivo. Risorse che richiedono “uno sforzo realizzativo notevole”, anche perché legati a obiettivi e tempi “molti vincolati”, avverte la Corte.
"Serve elevata capacità progettuale"
Come fare? E’ “fondamentale” dar corpo a “una elevata capacità progettuale in grado di assistere e guidare i soggetti attuatori, un efficace coordinamento tra livelli di governo e un quadro regolamentare chiaro, efficace e snello”. Ma su tutti questi fronti, “pur registrandosi segnali positivi, persistono lentezze nell’attuazione”, scrivono i magistrati contabili. Sono “consistenti” i progressi su misure di semplificazione e aggiornamento delle norme sugli appalti, invece è “più lento di quanto auspicabile”, nelle singole amministrazioni, il rafforzamento delle strutture tecniche di coordinamento del piano, a partire dai profili dirigenziali. E ancora. “E’ limitata la disponibilità di strutture tecniche a sostegno delle capacità progettuali delle amministrazioni territoriali”. Il rischio è perdere i fondi o dover riprogrammare gli interventi, con il ricorso a quote di riserva. Vale soprattutto nel Mezzogiorno, dove si fa fatica star dietro ai bandi che hanno tempi “particolarmente stringenti”, in media due mesi.
L'allarme sull'edilizia: "Impreparata a boom di appalti"
La Corte indica poi diverse criticità specifiche. Tra le incognite dell’attuazione, emerge ad esempio, la difficoltà dell’edilizia a far fronte all’impennata degli appalti. Dopo anni di “forte contrazione”, infatti, anche grazie ai “generosi incentivi fiscali” concessi con i numerosi bonus, il settore delle costruzioni ha ripreso a crescere dall’estate 2020, ma sconta una “scarsità di materiali e professionisti” e “appare impreparato, sia per il numero di imprese che per la loro dimensione”.
Infine, c’è il capitolo che chiama in causa la politica. Perché la realizzazione delle principali riforme, dalla concorrenza, al fisco, fino alla spending review, è ancora a uno stato “preliminare”. E dal fronte parlamentare non arrivano segnali incoraggianti.