Confindustria vede l’Italia in recessione: “Stime spaventose”
di Rosaria Amato , di Rosaria AmatoROMA - I primi due trimestri in recessione e poi una crescita dell’1,9% solo grazie al rimbalzo dell’anno scorso: le previsioni di Confindustria sul Pil 2022 fanno apparire eccessivamente ottimiste anche le nuove stime del governo. Nel Documento di economia e finanza che il Tesoro conta di presentare la prossima settimana infatti il governo si sta orientando a indicare una crescita del 2,8% per il 2022, comunque quasi due punti in meno rispetto alla Nadef di solo sei mesi fa.
Eppure il ministro dell’Economia Daniele Franco, senza parlare di cifre, nell’intervento al workshop del Forum Ambrosetti di Cernobbio ha assicurato che il governo si limiterà a «una previsione cauta sul Pil», perché «vi è grandissima incertezza e perché è sempre preferibile essere smentiti piuttosto che risultare troppo ottimisti».
Mentre la stima dell’1,9% di Confindustria, che prosegue con una crescita dell’1,6% ne…
ROMA - I primi due trimestri in recessione e poi una crescita dell’1,9% solo grazie al rimbalzo dell’anno scorso: le previsioni di Confindustria sul Pil 2022 fanno apparire eccessivamente ottimiste anche le nuove stime del governo. Nel Documento di economia e finanza che il Tesoro conta di presentare la prossima settimana infatti il governo si sta orientando a indicare una crescita del 2,8% per il 2022, comunque quasi due punti in meno rispetto alla Nadef di solo sei mesi fa.
Eppure il ministro dell’Economia Daniele Franco, senza parlare di cifre, nell’intervento al workshop del Forum Ambrosetti di Cernobbio ha assicurato che il governo si limiterà a «una previsione cauta sul Pil», perché «vi è grandissima incertezza e perché è sempre preferibile essere smentiti piuttosto che risultare troppo ottimisti».
Mentre la stima dell’1,9% di Confindustria, che prosegue con una crescita dell’1,6% nel 2023, è addirittura la migliore delle tre ipotesi messe a punto dagli analisti dell’organizzazione, spiega il presidente Carlo Bonomi: «Nel secondo scenario, la crescita 2022 scenderebbe ulteriormente all’1,6%, e all’1% nel 2023. Nello scenario più severo, nel 2023 saremmo in recessione conclamata».
«Numeri che spaventano, spaventano in maniera molto forte», sottolinea Bonomi, rivendicando la resistenza degli imprenditori ai fortissimi aumenti dei prezzi alla produzione, più 32,8% a febbraio su base annua, che ha permesso di contenere l’aumento dei prezzi al consumo per il momento intorno al 6%. Ma con una bolletta energetica per l’industria, che rischia aumenti per 68 miliardi di euro nel 2022, gli industriali chiedono interventi strutturali al governo, in particolare una revisione del Pnrr, intanto perché rispetto alla base dei prezzi previsti c’è stato «un rialzo di 15 volte», e poi perché sono necessari «ingenti investimenti per sostituire la quota di gas russo».
«Bisogna fare quelle riforme che da trent’anni il paese aspetta», ribadisce polemico Bonomi, aggiungendo di fare invece fatica a capire «se oggi sono più importanti 52 km di piste ciclabili o realizzare quegli impianti di rigassificazione di cui abbiamo bisogno e che possono portare sollievo alle bollette energetiche di imprese e famiglie».
Pur rassicurando su un nuovo intervento a sostegno di famiglie e imprese e sul fatto che «occorre lavorare sulla diversificazione delle forniture di gas», anche accelerando sui progetti già previsti, Franco dal Forum di Cernobbio respinge con decisione l’ipotesi di modifiche sostanziali al Pnrr. «Obiettivo è quello di ridurre la dipendenza italiana potenziando la produzione rinnovabile. Il Pnrr va in questa direzione, dobbiamo cercare di correre di più», dice il ministro dell’Economia, precisando che «singoli progetti possono essere esaminati e ridiscussi, ma una cosa è ridiscutere singoli progetti, altra prenderlo e buttarlo via».