Guerra in Ucraina e frenata dell'economia, al summit Ambrosetti le élite sperano che passi la tempesta
di Francesco Guerrera , di Francesco GuerreraCERNOBBIO - Una tempesta scrosciante e poi il sereno. Il tempo mutevole sul Lago di Como sabato sera serve da metafora per le speranze delle élite finanziarie e politiche riunite qui per un summit della think-tank Ambrosetti.
Di tempeste sull'economia mondiale ce ne sono due - la pandemia e la guerra in Ucraina - ma i banchieri centrali, ministri e capitani d'industria si riparano sotto i soffitti centenari di Villa d'Este e sperano che la situazione migliori al più presto.
Nonostante le evidenti preoccupazioni - prima di tutto per la tragedia umanitaria ai confini dell'Unione Europea e poi per l'inflazione rampante, il pericolo di un'atrofizzazione della crescita e di un azzeramento dei progressi degli ultim…
CERNOBBIO - Una tempesta scrosciante e poi il sereno. Il tempo mutevole sul Lago di Como sabato sera serve da metafora per le speranze delle élite finanziarie e politiche riunite qui per un summit della think-tank Ambrosetti.
Di tempeste sull'economia mondiale ce ne sono due - la pandemia e la guerra in Ucraina - ma i banchieri centrali, ministri e capitani d'industria si riparano sotto i soffitti centenari di Villa d'Este e sperano che la situazione migliori al più presto.
Nonostante le evidenti preoccupazioni - prima di tutto per la tragedia umanitaria ai confini dell'Unione Europea e poi per l'inflazione rampante, il pericolo di un'atrofizzazione della crescita e di un azzeramento dei progressi degli ultimi anni - gli uomini e le donne nella stanza dei bottoni non vogliono cambiare i piani.
Nel segreto del conclave Ambrosetti - in cui tutti i partecipanti sono protetti dall'anonimato - la parola più sentita è "incertezza". Troppa incertezza per decidere se fare un remake del Recovery Fund, questa volta dedicato ad aiutare Paesi colpiti da caro energia e da altri effetti nocivi del conflitto. Troppa incertezza per capire se rimandare la riforma del Patto di Stabilità fino al 2023. E, naturalmente, troppa incertezza per decretare quali aiuti addizionali dovranno ricevere le famiglie e le aziende italiane per far fronte ad un aumento nel costo dell'energia quasi senza precedenti.
Sotto, sotto, i potenti preferirebbero non dover prendere nessuna di queste decisioni e sperano che la guerra finisca presto, riportando una sembianza di normalità all'inflazione e riducendo la necessità di misure d'emergenza che graverebbero sui bilanci pubblici.
E' la stessa posizione dei mercati, che hanno scommesso su una guerra "corta", anche se, purtroppo, dal fronte ucraino, come dai negoziati in Turchia, non arrivano tanti segnali di speranza.
Chi ha avuto il coraggio di parlare al pubblico, come Isabel Schnabel della Banca Centrale Europea, ha spiegato che le autorità monetarie manterranno la rotta. In parole povere, la BCE smetterà di comprare buoni del Tesoro dei governi della zona euro entro settembre e aumenterà i "tassi di interesse dopo, come appropriato alla luce dei dati in arrivo," ha detto Schnabel. Anche in questo caso, però, la BCE si tiene stretta l'"opzionalità", il diritto di cambiare idea se la situazione dovesse deteriorare.
Ci sono state voci dissenzienti, divise in due campi: chi pensa che governi e banche centrali si debbano muovere subito per stimolare l'economia, a prescindere dagli sviluppi militari sul terreno; e chi pensa che l'economia non abbia bisogno di stimolo a pioggia ma di misure molto mirate per chiudere la forbice della diseguaglianza tra ceti sociali.
Gli economisti interventisti dicono che la BCE e la Federal Reserve stanno perdendo credibilità nei confronti degli investitori perché stanno ignorando il caro-prezzi e che, se non agiscono ora, il rischio è lo stallo dell'economia mondiale, ovvero la temutissima stagflazione.
Chi, invece, vuole più aiuti sostiene che le classi medio-basse hanno già sofferto molto durante la pandemia ed ora verranno colpite più duramente dei ricchi dall'inflazione. "Siamo governati da Wall Street, la City di Londra e Francoforte," ha detto un'economista. "E non va bene".