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Gas, perché l'Europa non dichiara l'embargo: pochi paesi fornitori, troppo costoso dire addio alla Russia

(afp)
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MILANO - I report che arrivano dal fronte della guerra in Ucraina hanno generato sgomento e indignazione nelle cancellerie occidentali. Le immagini dei corpi di civili inermi a Bucha e le notizie dagli altri territori riconquistati dalle forze di Kiev "lasciano attoniti" per la "crudeltà spaventosa e insopportabile", le parole di Palazzo Chigi. Il leader ucraino Volodymyr Zelensky parla apertamente di "genocidio", il suo ministro degli Esteri, Dmytro Kuleba, di "massacro deliberato". E allora in Occidente riprende quota un ulteriore giro di vite verso Mosca, dopo i pacchetti di sanzioni che hanno riguardato la finanza, gli oligarchi e - da parte Usa - l'import di petrolio. Quando anche la Germania, che è fortemente dipendente dal gas russo, arriva a comprendere nell'orizzonte sanzionabile le forniture di gas, come sostiene la ministra della difesa tedesca Christine Lambrecht, ecco che la materia prima principe che lega il V…

MILANO - I report che arrivano dal fronte della guerra in Ucraina hanno generato sgomento e indignazione nelle cancellerie occidentali. Le immagini dei corpi di civili inermi a Bucha e le notizie dagli altri territori riconquistati dalle forze di Kiev "lasciano attoniti" per la "crudeltà spaventosa e insopportabile", le parole di Palazzo Chigi. Il leader ucraino Volodymyr Zelensky parla apertamente di "genocidio", il suo ministro degli Esteri, Dmytro Kuleba, di "massacro deliberato". E allora in Occidente riprende quota un ulteriore giro di vite verso Mosca, dopo i pacchetti di sanzioni che hanno riguardato la finanza, gli oligarchi e - da parte Usa - l'import di petrolio. Quando anche la Germania, che è fortemente dipendente dal gas russo, arriva a comprendere nell'orizzonte sanzionabile le forniture di gas, come sostiene la ministra della difesa tedesca Christine Lambrecht, ecco che la materia prima principe che lega il Vecchio continente con Mosca finisce prepotentemente sul tavolo. Ma ecco che arrivano anche le frenate, come quella del ministro degli Esteri austriaco, Alexander Schallenberg, che ha fatto sapere che il suo Paese non appoggerà un eventuale embargo dell'Ue sulle consegne di gas russo. Una posizione che, dicono i numeri, si spiega abbastanza facilmente.

Longform. Il ricatto del gas

Perché l’Europa sta pensando di imporre l’embargo sulle importazioni di petrolio russo, mentre non ha intenzione di prendere lo stesso provvedimento per il gas in arrivo da Mosca?
La risposta si trova nelle diverse quantità di materia prime che l’Europa importa dalle società controllate dal Cremlino. Il petrolio in arrivo dalla Russia copre il 22 per cento del fabbisogno dei paesi dell’Unione Europea, mentre per il gas si arriva al 42 per cento. Non solo: per alcuni Paesi la dipendenza arriva oltre il 90%. Si tratta di quote che non possono essere sostituite facilmente. Anche perché il gas è garantito da contratti di lungo periodo, a prezzi molto inferiori rispetto all’attuale valore di mercato.

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Perchè non è possibile sostituire in tempi brevi il gas in arrivo dalla Russia con quello proveniente da altri paesi produttori?
C’è sicuramente un tema di quantità: si tratta di 155 miliardi di metri cubi all’anno, dove la quota maggiore va a Italia e Germania. Ma a differenza del petrolio, che viaggia praticamente solo via nave e che può essere acquistato da una serie nutrita di Paesi in tutto il mondo, i produttori di gas sono un club molto più ristretto. Inoltre, per garantirsi forniture stabili di lungo periodo, l’Europa ha realizzata una rete di gasdotti collegata a quelli russi che, partendo dalla Siberia, arriva in Occidente. Da qui la prudenza della Commissione e dei singoli governi, i quali prima vogliono avere certezze di un piano alternativo per il prossimo inverno.

Fonte: Unicredit 
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Cosa succederebbe, invece, se fosse la Russia a chiudere i rubinetti del gas, per esempio appellandosi al nuovo decreto che prevede pagamenti in rubli (e non più in euro o dollari) entro la fine di aprile?
Intanto bisogna capire se si tratta solo di una minaccia con lo scopo di dividere l’Europa. Perché, come ha spiegato Romano Prodi nella sua intervista a Repubblica, sono soprattutto i russi a perderci, se questo dovesse accadere. Non fosse altro perché dovrebbero rinunciare a incassare 400 milioni al giorno, che servono a finanziare la macchina bellica. Inoltre, Vladimir Putin dovrebbe trovare altri mercati dove vendere il gas non più indirizzato verso l’Europa. E sarebbe costretto a farlo a un prezzo “stracciato”. Anche i Paesi europei sarebbero in difficoltà. Per l’Italia signica coprire un buco di 28-30 miliardi di metri cubi di forniture all’anno, ma per il ministro Roberto Cingolani da qui all’inverno prossimo «non avremo grossi problemi anche se fosse interrottto oggi il flusso di gas russo».
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Cosa potrebbe fare da subito l’Italia senza il gas russo?
Ovviamente ci sono due ordini di problemi da affrontare, come ha detto anche il numero uno dell’Enel, Francesco Starace, in un colloquio con il Financial Times: uno di brevissimo periodo e uno più a lungo termine. La prima regola è diversificare. In questo senso vanno le missioni del ministro Luigi Di Maio: nel fine settimana è stato nel Caucaso per incassare 2 miliardi di metri cubi di gas in più dall’Azerbaijan, mentre l’ad Descalzi nelle stesse ore era ad Algeri per trattare un aumento dell’export: nelle intenzioni dovrebbero essere 8-9 miliardi in più. Stante l’avvio della bella stagione e il livello attuale di gas negli stoccaggi (circa 30%), una improvvisa interruzione delle forniture da Mosca aprirebbe il problema dal prossimo autunno (si parla di ottobre).

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Ma possono essere sufficienti per passare l’inverno?
Qui entra in gioco il Gnl, il gas naturale liquefatto, che viaggia via nave, che per il momento siamo in grado di trattare solo attraverso tre rigassificatori (La Spezia, Livorno e Rovigo). I tre impianti potrebbero aumentare il loro lavoro di un altro 25-30% e offrire altri 5 miliardi di metri cubi di materia prima. Nel più lungo periodo, si tratterebbe di dotarsi di altre infrastrutture: è stato dato mandato a Snam di acquistare una nave “rigassificatrice”, che verrà probabilmente ancorata al largo di Piombino.
Infine, in Italia arriverà una parte dei 15 miliardi di metri cubi di gas che il presidente Usa Joe Biden ha garantito che arriverà in Europa entro il prossimo inverno. Anche per questo servirà un rigassificatore in più.