Panetta (Bce) lancia l'idea di un fondo comune per gli investimenti: "La Ue non può funzionare senza una fiscalità centralizzata"
dalla nostra corrispondente Tonia Mastrobuoni , dalla nostra corrispondente Tonia Mastrobuoni“Riconoscere che l’idea che l’Unione europea possa funzionare senza una capacità fiscale centralizzata è semplicemente un’illusione”. Da Cassino, dove sta ricevendo la laurea honoris causa, Fabio Panetta lancia una proposta forte. Per il membro del comitato direttivo della Bce, se l’Ue ha imparato la lezione della crisi finanziaria ma soprattutto della pandemia, non può non dotarsi in futuro della possibilità di garantire ingenti investimenti al livello centralizzato, come ha fatto con il Next Generation Ue. Le sfide che la guerra in Ucraina, la transizione ecologica - che ora si è aggravata per la necessità di diversificare le fonti energetiche per affrancarsi dalla Russia - ma anche l’aumento delle spese per la Difesa pongono al continente, richiedono, in sostanza, l’istituzione di un Recovery Fund perpetuo.
Un meccanismo simile, argomenta il banchiere centrale italiano, “ci conse…
“Riconoscere che l’idea che l’Unione europea possa funzionare senza una capacità fiscale centralizzata è semplicemente un’illusione”. Da Cassino, dove sta ricevendo la laurea honoris causa, Fabio Panetta lancia una proposta forte. Per il membro del comitato direttivo della Bce, se l’Ue ha imparato la lezione della crisi finanziaria ma soprattutto della pandemia, non può non dotarsi in futuro della possibilità di garantire ingenti investimenti al livello centralizzato, come ha fatto con il Next Generation Ue. Le sfide che la guerra in Ucraina, la transizione ecologica - che ora si è aggravata per la necessità di diversificare le fonti energetiche per affrancarsi dalla Russia - ma anche l’aumento delle spese per la Difesa pongono al continente, richiedono, in sostanza, l’istituzione di un Recovery Fund perpetuo.
Un meccanismo simile, argomenta il banchiere centrale italiano, “ci consentirebbe di correggere lo squilibrio che caratterizza l’assetto istituzionale dell’eurozona, in cui una politica monetaria unica coesiste con una politica fiscale frammentata lungo linee nazionali”. In altre parole, alleggerirebbe il compito della Bce, che durante la crisi finanziaria del 2008 si è assunta l’onere di salvare l’Europa dalla fine dell’euro e da un pauroso crollo economico, e che ora si deve concentrare su una nuova, difficile sfida.
“I prezzi del petrolio e del gas rimarranno a lungo elevati - puntualizza Panetta - e soggetti a forte incertezza sia perché la Russia è tra i maggiori esportatori mondiali di questi prodotti, sia perché l’Europa è il principale acquirente di energia dalla Russia, oltre che l’area che da essa dipende di più per le forniture energetiche”. Perciò la Bce ha già annunciato che comincerà a muoversi verso politiche monetarie meno generose. "Dovremmo quindi sopprimere massicciamente la domanda interna per far scendere l’inflazione”. I governi saranno chiamati dunque “ad aiutare a mitigare la crisi fornendo sussidi o riducendo le tasse”. E la Ue dovrà aiutarli ad affrontare questa e altre, inevitabili sfide.
La Bce potrà dispiegare le sue forze nel controllo dell’inflazione soltanto se i governi europei dimostreranno la stessa saggezza che è emersa durante la pandemia, quando i Paesi membri hanno partorito il Recovery Fund, che si è fatto carico di garantire gli indispensabili investimenti per risollevare l’economia. Una mossa, peraltro, di cui hanno beneficiato i Paesi più colpiti dalla pandemia come l’Italia, ma secondo la Ue “paesi quali il Belgio, l’Austria e la Germania otterranno la maggior parte dello stimolo impresso al Pil dal programma NGEU grazie all’incremento della domanda proveniente da altre parti dell’UE”. I paesi come la Germania che maggiormente si oppongono alla ripetizione di un Recovery Fund, insomma, sono quelli che ne stanno approfittando di più.
"Irrealistico pensare che gli effetti della guerra svaniranno rapidamente"
“Tutti speriamo che la guerra finisca presto, ma non è realistico aspettarsi che i suoi effetti svaniscano rapidamente”, argomenta Panetta. Il conflitto si ripercuoterà “sulla globalizzazione, sul commercio, sulle catene globali del valore”. Ci sarà bisogno di affrancarsi da partner inaffidabili, anzitutto dal punto di vista energetico - leggi: dalla Russia - consentendo all’Ue di realizzare gli obiettivi fissati nella recente Dichiarazione di Versailles, dove si punta a una riduzione della dipendenza economica, un rafforzamento delle capacità di difesa e la costruzione di un’economia più solida.
Panetta ricorda i costi ingenti di queste sfide: già prima dell’invasione dell’Ucraina, Bruxelles aveva stimato che gli obiettivi della transizione ecologica richiederanno 402 miliardi di euro all’anno di investimenti, ossia 220 miliardi di euro in più rispetto a quanto previsto finora. A questo si aggiungeranno gli inevitabili, altissimi costi dell’affrancamento dalle fonti combustibili entro il 2030 (a breve la Commissione presenterà in merito il REPowerEu).
In secondo luogo la guerra in Ucraina ha spinto molti governi a promettere che esaudiranno l’impegno del vertice Nato nel Galles di aumentare la spesa militare al 2% del Pil. Se lo facessero tutti i Paesi Ue, ricorda il banchiere centrale, la spesa aumenterebbe in media dello 0,7% del Pil, equivalente a 80 miliardi di euro all’anno.
La conclusione, per Panetta, è chiara: “se le responsabilità e i costi dei maggiori investimenti dovessero ricadere soltanto sulle spalle dei singoli Stati membri potremmo ritrovarci, a seconda dei paesi, con un volume di investimenti insufficiente o con un assottigliamento dello spazio fiscale. E potremmo assistere a un aumento della frammentazione finanziaria e della divergenza tra paesi”. Di conseguenza, l’Ue dovrebbe “produrre i beni pubblici che non possono essere offerti più efficacemente o in un modo più efficiente a livello nazionale”. Serve un fondo comune per affrontare la titanica sfida degli investimenti e le conseguenze della guerra in Ucraina, in altre parole.
“Progressi in questa direzione rafforzerebbero la capacità di contrastare shock sistemici quando i tassi di interesse sono al loro limite inferiore e di rispondere a shock idiosincratici che possono emergere nell’incerto quadro economico creato dalla guerra”, per Panetta. Ma c’è anche un risvolto politico importante, ed è la grande lezione della pandemia, quando grazie al Next Generation Eu varato dai governi e finanziato dalla Commissione Ue con bond comuni, e le mosse straordinarie di acquisti di titoli decise dalla Bce, le politiche fiscali e monetarie si sono mosse in perfetta sintonia.
Ora che l’inflazione sta salendo pericolosamente, la Bce dovrà concentrarsi sull’obiettivo di mantenerla sotto controllo. E “perché l’UEM funzioni davvero, le politiche europee devono essere condotte a beneficio di tutti gli Stati membri. Il nuovo modello adottato dalle autorità europee durante la pandemia ha evitato le divisioni politiche che avevamo visto in passato. Grazie ad esso, siamo riemersi dalla pandemia con un’economia più forte e con una maggiore coesione sociale. Nessun paese ha ritenuto di poter stare meglio fuori dall’UEM. Questa era e rimarrà la condizione necessaria per proseguire lungo la strada dell’integrazione europea”, ha concluso l’ex direttore generale della Banca d’Italia.