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Nuove sanzioni: rischio stop per l'industria del legno, conseguenze limitate per il carbone

La presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen (afp)
Delle 7 centrali che ancora usano il combustibile in Italia, non tutte lavorano a pieno ritmo, e l'import dalla Russia copre circa il 25%. Impatto sulle acciaierie, dove viene invece utilizzato come materia prima: rischio ulteriori aumenti dei costi di produzioni. Preoccupazioni di Federlegno Arredo. Impatto sui trasporti via mare soprattutto per Trieste e Monfalcone. Rischio aumenti benzina e forti rallentamenti nell'autotrasporto, anche per carenza di autisti
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ROMA - Impatto limitato dalle sanzioni sul carbone, più preoccupazioni per la logistica e soprattutto per l'import di legno. E molta preoccupazione per l'export, perché i consumatori russi sono sempre meno propensi ad acquistare prodotti italiani, sanzioni o non sanzioni, e ormai soltanto una minoranza di ricchi è disposta a fare eccezioni per l'alto di gamma. E' il quadro degli effetti sull'economia italiana del nuovo pacchetto di sanzioni contro la Russia.

La scelta di bloccare gli acquisti di carbone, e non di gas, è stata motivata proprio dal minore impatto del combustibile sulla produzione di energia in Europa. Anche se non per tutti i Paesi l'impatto sarà così lieve: la Germania ha ancora un 20% di produzione dal carbone, quella italiana è scesa intorno al 4%, e si concentra soprattutto intorno alle quattro centrali gestite dall'Enel (ce n'è anche una quinta chiusa, a La Spezia) e che si tro…

ROMA - Impatto limitato dalle sanzioni sul carbone, più preoccupazioni per la logistica e soprattutto per l'import di legno. E molta preoccupazione per l'export, perché i consumatori russi sono sempre meno propensi ad acquistare prodotti italiani, sanzioni o non sanzioni, e ormai soltanto una minoranza di ricchi è disposta a fare eccezioni per l'alto di gamma. E' il quadro degli effetti sull'economia italiana del nuovo pacchetto di sanzioni contro la Russia.

La scelta di bloccare gli acquisti di carbone, e non di gas, è stata motivata proprio dal minore impatto del combustibile sulla produzione di energia in Europa. Anche se non per tutti i Paesi l'impatto sarà così lieve: la Germania ha ancora un 20% di produzione dal carbone, quella italiana è scesa intorno al 4%, e si concentra soprattutto intorno alle quattro centrali gestite dall'Enel (ce n'è anche una quinta chiusa, a La Spezia) e che si trovano a Brindisi, Civitavecchia, Fucina (Venezia) e Portovesme, in Sardegna. Rispetto alla produzione di queste quattro centrali, l'export di carbone russo ha una quota del 25%, certo non trascurabile, ma che potrebbe essere facilmente essere sostituita con importazioni da Paesi che non ricadono nel blocco dei trasporti dalla Russia (altro elemento delle sanzioni) a cominciare dal Sudafrica.

Ancora più lieve l'impatto che il blocco di import di carbone ha sulla centrale gestita da A2a, a Monfalcone. Si tratta infatti di una centrale ferma, ripartita per qualche giorno ultimamente su richiesta del gestore del servizio energetico (Terna) per via dell'emergenza energia di questi giorni. Utilizzabile al bisogno, ma proprio per questo difficilmente potrebbe risentire di un taglio del carbone dalla Russia. E c'è poi infine un'ultima centrale operativa in Sardegna, nell'area industriale di Sassari-Porto Torres, gestita da Ep, e che dovrebbe lentamente avviarsi alla riconversione a tecnologie che utilizzino fonti di minore impatto ambientale (come le altre ancora in uso, entro il 2025). Si tratta di un sito al momento è importante per la produzione in Sardegna, ma non al punto che il carbone dalla Russia possa essere considerato essenziale. Certo, l'import da Paesi molto lontani potrebbe avere un ulteriore impatto al rialzo sui prezzi.

Tuttavia il carbone non viene utilizzato solo come combustibile, ma anche come materia prima delle acciaierie. E il blocco dell'import di carbone dalla Russia avrà quindi sicuramente un impatto negativo, sarà più difficile reperirlo, e i prezzi si alzeranno. A risentirne in particolare Acciaierie d'Italia, che produce acciaio nuovo, dalla ghisa che arriva dagli altiforni: in questo momento "per Acciaierie d'Italia sono un problema sia il gas che il carbone, il primo come fonte di energia e il secondo come materia prima", spiegano fonti vicine al gruppo.

Sarebbe completamente diverso, e devastante, l'impatto sull'economia italiana dello stop all'import di gas russo. A calcolarlo è il nuovo Documento di Economia e Finanza: se avranno successo gli sforzi del governo per diversificare l'approvvigionamento di energia, l'effetto dell'eventuale blocco alla Russia si limiterà a ridurre il Pil 2022 di 0,8 punti, se invece qualcosa dovesse andare storto, la carenza di gas costringerà a razionare le scorte e l'impatto su imprese e famiglie affonderà la crescita di 2,3 punti, portando il Pil reale a crescere di appena lo 0,6%.

Maggiori preoccupazioni per gli effetti delle sanzioni sul blocco dei trasporti, per mare e per terra, e dell'acquisto di legname. Secondo una ricerca di SRM, centro studi collegato al gruppo Intesa Sanpaolo, l'interscambio via mare tra Italia e Russia vale 7,3 miliardi su un totale di oltre 220 miliardi. Però questo peso non si distribuisce in maniera equivalente su tutti i porti italiani, spiega Luigi Merlo, presidente Federlogistica-Conftrasporto: "I porti italiani che ricevono le merci dalla Russia sono in particolare quelli sull'Adriatico, Trieste e Monfalcone, per i quali gli scambi con la Russia valgono il 25% del traffico totale, e in parte anche Ravenna e Venezia. E quindi su questi porti le sanzioni precedenti avevano avuto un impatto violento, che diventerà ancora più rilevante". Un impatto importante ci sarà soprattutto sui trasporti su strada, anche perché "in Italia c'è già una carenza pesante di autrasportatori, rispetto al fabbisogno ne mancano circa 20 mila - spiega Merlo - e quindi questo potrà provocare un allentamento delle forniture alle filiere". E sarà anche difficile, ricorda, sostituire quel 10% di equipaggio sulle navi di tutto il mondo, che è di nazionalità russa.

Lo stop ai trasporti avrà sicuramente conseguenze negative sul prezzo della benzina, che potrebbe aumentare ulteriormente, ritiene il presidente di Figisc Confcommercio Bruno Bearzi: "Aumenteranno i costi e le difficoltà dei trasporti, e questo non potrà non avere un impatto sui distributori e sui prezzi finali".

Quanto ai prodotti, lo stop all'import di cemento potrebbe impattare sulla filiera delle costruzioni, che già si confronta con aumenti insostenibili delle materie prime. E potrebbe addirittura fermare il settore del legname, denuncia il presidente di FederlegnoArredo, Claudio Feltrin: "Le decisioni prese a Bruxelles per mettere in ginocchio l’economia russa sono sacrosante e totalmente condivisibili, ma questo non ci esime dal porci il problema di come affrontare e gestire le conseguenze che inevitabilmente ci saranno anche sulla nostra filiera. Pavimenti di legno, imballaggi industriali, pallet, sono settori che rischiano di trovarsi senza più materia prima disponibile, con ordini inevasi e blocco delle produzioni".

E c'è anche un altro lato della medaglia: il settore legno-arredo importa legno dalla Russia e vende mobili, per le cucine Mosca è al sesto posto nella classifica del nostro export. "Esportiamo in Russia mobili per il valore di 500 milioni di euro. Ci stanno già facendo sapere che c'è un raffreddamento nei nostri confronti, i nostri prodotti non sono graditi, con la sola eccezione dell'alto di gamma. Ci sostituiranno con altri fornitori, magari dalla Cina, e sarà difficile recuperare terreno", dice il ceo di Aran Renzo Rastelli. Una questione che riguarda naturalmente tutto il nostro export: da un'analisi di Confartigianato, che tiene conto anche dell'impatto delle nuove sanzioni sulle imprese italiane esportatrici, le misure hanno un effett negativo su un milione di imprese (946mila unità), con 5 milioni 353 mila addetti, più della metà di questi (57,3%) occupati in micro e piccole imprese. Alimentari, moda, mobili, legno, metalli e altre manifatture, quali soprattutto gioielleria ed occhialeria, sono comparti per i quali le vendite in Russia e Ucraina ammontano a 3.288 milioni di euro, pari al 16,5% dell’export in questi settori dei 27 paesi dell’Unione europea, più che doppia rispetto alla quota dell’8,7% detenuta dell'Italia in termini dell'intero export manifatturiero.

Non particolarmente significativo però l'impatto di queste nuove sanzioni sull'importazione di prodotti agricoli: tenendo conto del problema dei trasporti di materie prime essenziali per i nostri agricoltori come il mais, problema che già si era posto con l'inizio della guerra, i nuovi prodotti colpiti da sanzioni, e cioè frutti di mare (che l'Italia non importa direttamente dalla Russia, ricorda Coldiretti) e alcolici (che l'anno scorso sono stati importati per il valore di appena 118mila euro, rileva Coldiretti), pesano veramente poco nella nostra economia e nei nostri consumi. Certo non quanto il legno e derivati dalla Russia che ha raggiunto il valore di 9,5 milioni, secondo l'organizzazione agricola.