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Salta il pagamento su un bond, le Ferrovie russe in default. Anche Unicredit tra i creditori

(reuters)
La società pubblica Russian Railways, a metà di marzo, non è riuscita a pagare le cedole sull'obbligazione da 250 milioni di franchi svizzeri con scadenza nel 2026. Il gruppo italiano aveva erogato a settembre un finanziamento a sette anni da oltre mezzo miliardo legato alle tematiche della sostenibilità
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Russian Railways, gruppo russo omologo delle nostre Ferrovie dello Stato, è in "default", nella condizione cioè di non riuscire a onorare almeno parte del proprio debito. Lo ha stabilito il Credit Derivatives Determinations Committee (Cddc), organismo britannico che regola i termini internazionali di gestione dei crediti sui derivati, dopo che la società pubblica dei trasporti, nel quadro delle sanzioni occidentali contro Mosca, non è riuscita a fare fronte ai pagamenti degli interessi su un'obbligazione, dovuti il 14 marzo scorso.


In particolare, Join stock company (Jsc) Russian Railways ha tentato senza successo di liquidare le cedole riferite a titoli da 250 milioni di franchi svizzeri, pari a circa 246 milioni di euro ai cambi odierni, con scadenza nel marzo del 2026 ed emessi tramite il veicolo Rzd Capital. È stato prioprio quest'ultimo, tecnicamente emittente delle obbligazioni, che ha fatto sape…

Russian Railways, gruppo russo omologo delle nostre Ferrovie dello Stato, è in "default", nella condizione cioè di non riuscire a onorare almeno parte del proprio debito. Lo ha stabilito il Credit Derivatives Determinations Committee (Cddc), organismo britannico che regola i termini internazionali di gestione dei crediti sui derivati, dopo che la società pubblica dei trasporti, nel quadro delle sanzioni occidentali contro Mosca, non è riuscita a fare fronte ai pagamenti degli interessi su un'obbligazione, dovuti il 14 marzo scorso.


In particolare, Join stock company (Jsc) Russian Railways ha tentato senza successo di liquidare le cedole riferite a titoli da 250 milioni di franchi svizzeri, pari a circa 246 milioni di euro ai cambi odierni, con scadenza nel marzo del 2026 ed emessi tramite il veicolo Rzd Capital. È stato prioprio quest'ultimo, tecnicamente emittente delle obbligazioni, che ha fatto sapere di avere capito che il mancato pagamento di interessi va ricondotto a "questioni legali e di regolamentazione all'interno della rete della banca corrispondente", cioè l'intermediario a cui il soggetto debitore si appoggia per il trasferimento del denaro.

Dopodiché l'agenzia britannica Cddc ha interpellato le banche di investimento, che hanno decretato sulle obbligazioni uno stato di default. A esprimersi a favore, in particolare, sono stati 14 istituti membri del Cddc: Bank of America, Barclays Bank, Bnp Paribas, Citibank, Credit Suisse International, Deutsche Bank, Goldman Sachs International, Jp Morgan Chase Bank, Mizuho Securities Co., Alliance Bernstein, Citadel Americas, Cyrus Capital Partners, Elliott Management Corporation, Pacific Investment Management Co.

Il 4 aprile scorso la stessa Russia ha tentato di onorare i pagamenti su due obbligazioni in dollari, attingendo ai conti sulla banca americana Jp Morgan, ma non è stata in grado di farlo, a causa dell'ultimo giro di vite arrivato dagli Usa, che hanno appunto impedito i pagamenti da istituti di credito statunitensi. Da qui la decisione di Mosca di ottemperare in rubli, cosa che secondo l'agenzia di rating S&P ha fatto scattare il "default selettivo" per il Paese di Vladimir Putin. In altri termini, lo spettro dell'insolvenza, che si è già allungato su Mosca, comincia a coinvolgere con un "effetto Domino" anche le grandi aziende russe.

Russian Railways, in particolare, appena la scorsa estate, si era aggiudicata un finanziamento legato a tematiche Esg (ambiente, sociale e governance) da 585 milioni di franchi svizzeri, ossia circa 575 milioni di euro ai cambi odierni, da parte dell'italiana Unicredit. Si era trattato, nel dettaglio, di una linea a sette anni, con interessi correlati al raggiungimento degli obiettivi annuali di sviluppo sostenibile dell’azienda, in base alla strategia ecologica che prevede la riduzione delle emissioni, del consumo di acqua e della percentuale di residui da smaltire. Tale prestito rientra nell'esposizione "cross border" di Unicredit nei confronti di clientela russa, attualmente pari a circa 4,5 miliardi di euro, come precisato dalla banca (sono invece pari a 14 miliardi i prestiti complessivi a clienti russi, ossia il 3% degli impieghi del gruppo).

L'istituto di credito guidato da Andrea Orcel, rispondendo alle domande dei soci prima dell'assemblea di venerdì scorso, aveva spiegato che prosegue la valutazione su un'eventuale uscita dal Paese ma che la stessa non può avvenire dall'oggi al domani. Motivo per cui, di fatto, Unicredit, sta continuando a operare in Russia con gli oltre 70 sportelli della sua controllata.

Al contrario, Société Générale, tra gli istituti più esposti verso Mosca, ha appena annunciato che "cesserà le sue attività" nel Paese e venderà la sua intera partecipazione in Rosbank, un peso massimo bancario russo, così come le sue filiali assicurative nel paese. Le attività andranno a Interros Capital, un fondo di investimento fondato da Vladimir Potanin, oligarca vicino al presidente Putin e colpito dalle sanzioni Ue. Questa transazione dovrebbe portare a un impatto negativo sui suoi conti di 3,1 miliardi di euro.