Catalfo: "Salario minimo e detassazione degli aumenti per difendere i redditi dei lavoratori"
di Rosaria Amato , di Rosaria AmatoROMA - Il salario minimo per frenare la fortissima erosione dei redditi e l'impoverimento dei lavoratori. E' la risposta di Nunzia Catalfo, senatrice del Movimento Cinque Stelle, già ministro del Lavoro nel secondo governo Conte, al forte allarme lanciato dal leader della Cgil Maurizio Landini dalle pagine di Repubblica. Una proposta che, assicura, non è in contrasto con la posizione dei sindacati, che difendono la contrattazione collettiva contro eventuali imposizioni di legge: "Il minimo per legge entrerebbe in vigore solo se il contratto collettivo che viene individuato come quello di riferimento del settore non è in grado di garantire al lavoratore un reddito sufficiente e dignitoso". E che poi verrebbe completata da una fiscalità di vantaggio per le aziende che rinnovano i contratti: "Gli aumenti verrebbero tassati solo al 10%, per un tetto fino a 3 mila euro".
La legge sul salario minimo è in Parlamento da molto tem…
ROMA - Il salario minimo per frenare la fortissima erosione dei redditi e l'impoverimento dei lavoratori. E' la risposta di Nunzia Catalfo, senatrice del Movimento Cinque Stelle, già ministro del Lavoro nel secondo governo Conte, al forte allarme lanciato dal leader della Cgil Maurizio Landini dalle pagine di Repubblica. Una proposta che, assicura, non è in contrasto con la posizione dei sindacati, che difendono la contrattazione collettiva contro eventuali imposizioni di legge: "Il minimo per legge entrerebbe in vigore solo se il contratto collettivo che viene individuato come quello di riferimento del settore non è in grado di garantire al lavoratore un reddito sufficiente e dignitoso". E che poi verrebbe completata da una fiscalità di vantaggio per le aziende che rinnovano i contratti: "Gli aumenti verrebbero tassati solo al 10%, per un tetto fino a 3 mila euro".
La legge sul salario minimo è in Parlamento da molto tempo, ma finora non si è trovato un accordo, anche perché i sindacati sono contrari, ritengono che renderebbe meno efficace la contrattazione collettiva.
"La legge è stata incardinata dalla commissione Lavoro, ma da tutti i partiti continuano a presentare emendamenti che cancellerebbero del tutto o in parte le norme da noi proposte, e quindi rimane ferma. Eppure è più che mai il momento di affrontare il tema del salario minimo: Inapp e Inps hanno certificato che la retribuzione media dei lavoratori precari è di 8500 euro lordi annui, e quella degli stagionali di 5600. L'Ocse ha certificato che negli ultimi 30 anni in Italia i salari sono diminuiti del 2,9% contro un aumento del 33% della Germania, che ha appena portato il salario minimo orario a 12 euro".
E quindi cosa propone? Un salario minimo per tutte le categorie?
"Noi diciamo di definire insieme i criteri, con una commissione della quale farebbero parte anche le organizzazioni sindacali, e che dovrebbe individuare i contratti di riferimento tra i contratti collettivi di lavoro già sottoscritti dalle organizzazioni. E solo nel caso in cui il salario minimo individuato attraverso il contratto più rappresentativo della categoria è troppo basso varrebbe il minimo di 9 euro stabilito per legge. C'è un caso emblematico, il contratto sui servizi fiduciari, scaduto nel 2015, che indica in 4,60 lordi il minimo salariale".
Cosa risponde ai sindacati che obiettano che i contratti collettivi non sono riducibili al solo salario minimo, e che la legge appiattirebbe i diritti?
"Ci sono sindacati con i quali stiamo discutendo e che sono d'accordo con noi, come la Uil. E poi invece la legge darebbe più forza alla contrattazione collettiva: per paura del dumping contrattuale adesso i sindacati frenano sugli aumenti, perché poi se le imprese ritengono che sono eccessivi trovano il sindacato compiacente che firma un contratto al ribasso, è per questo che abbiamo 900 contratti collettivi registrati al Cnel".
Ma in un momento come questo, con l'inflazione che si dirige verso il 7%, il salario minimo è sufficiente a salvaguardare il potere d'acquisto dei lavoratori?
"Oltre al salario minimo si può prevedere anche altro. Ad esempio al cosiddetto decreto "Taglia-prezzi" abbiamo proposto un allargamento dei contributi pubblici per il pagamento delle bollette e la detassazione degli aumenti contrattuali".
Che tipo di detassazione?
"Visto che in Italia c'è un problema di rinnovi contrattuali, che rimangono bloccati, noi proponiamo di tassare per due anni al 10% gli aumenti, fino a un tetto di 3.000 euro. L'altro nostro emendamento per sostenere il potere di acquisto delle famiglie prevede che gli aiuti al pagamento delle bollette vengano estesi dal tetto Isee attuale di 12 mila euro a 20 mila".
Una norma onerosa. Come pensate di finanziarla? Una patrimoniale, un nuovo scostamento di bilancio?
"Intanto usciamo dalla logica della coperta corta, tanto più in un momento come questo. L’M5S, come fatto più volte nel 2020, chiede oggi a gran voce uno scostamento di bilancio, per sostenere tutte quelle agevolazioni e quegli investimenti necessari a reggere l’urto del momento. Dopodiché nessuna patrimoniale, ci mancherebbe, ma dobbiamo recuperare altre risorse aumentando il contributo sugli extraprofitti delle socità energetiche, previsto dallo stesso decreto, che potrebbe essere portato dal 10 al 25%. E poi la lotta all’evasione, che per noi resta centrale e che ci auguriamo possa anche essere rafforzata dalla nostra nuova proposta del cashback fiscale, una grande semplificazione della vita dei contribuenti che allo stesso tempo incentiverà i pagamenti tracciabili".