✕

Tabarelli: "Un tetto italiano al prezzo del gas? Impossibile senza l'Europa"

(ansa)
Il presidente di Nomisma Energia: "Fissare un tetto nazionale vorrebbe dire stravolgere l'impalcatura delle regole di mercato e vent'anni di integrazione europea. L'unica risposta possibile è livello comunitario, ma complessità e divisioni interna frenano questa strada". Sul ruolo della Norvegia: "Compriamo a 100 quello che a loro costa 10, Draghi continui a insistere con loro"
2 minuti di lettura

MILANO - Un tetto a livello italiano del prezzo del gas, come richiesto dal presidente di Confindustria Carlo Bonomi, è un giusto tentativo ma con scarse possibilità successo. Perché l'unica strada veramente percorribile è quella di un'intesa a livello europeo. È il giudizio di Davide Tabarelli, presidente di Nomisma Energia, che punta il dito anche fuori dall'Europa, al ruolo che in questa fase potrebbero giocare Norvegia e Algeria.

Tabarelli, è davvero percorribile la strada di un tetto italiano al prezzo del gas?

"Penso sia molto difficile, come è molto difficile tutto in questo momento di crisi. È un tentativo che testimonia la situazione di urgenza in cui siamo finiti. Da tempo abbiamo chiesto tutti un intervento, ma bisogna farlo a livello europeo, anche se è difficile, per quanto fosse impensabile una crisi di questo tipo. È giusto provarci, ma non è possibile senza l'Europa"…

MILANO - Un tetto a livello italiano del prezzo del gas, come richiesto dal presidente di Confindustria Carlo Bonomi, è un giusto tentativo ma con scarse possibilità successo. Perché l'unica strada veramente percorribile è quella di un'intesa a livello europeo. È il giudizio di Davide Tabarelli, presidente di Nomisma Energia, che punta il dito anche fuori dall'Europa, al ruolo che in questa fase potrebbero giocare Norvegia e Algeria.

Tabarelli, è davvero percorribile la strada di un tetto italiano al prezzo del gas?

"Penso sia molto difficile, come è molto difficile tutto in questo momento di crisi. È un tentativo che testimonia la situazione di urgenza in cui siamo finiti. Da tempo abbiamo chiesto tutti un intervento, ma bisogna farlo a livello europeo, anche se è difficile, per quanto fosse impensabile una crisi di questo tipo. È giusto provarci, ma non è possibile senza l'Europa".

Perché è impossibile a livello nazionale?

"A livello nazionale si può mettere un tetto alle tariffe delle bollette, al mercato regolato. Ma un tetto a livello nazionale vorrebbe dire stravolgere l'impalcatura delle regole del mercato degli ultimi 20 anni sia del gas che dell'elettricità, che valgono due terzi del nostro sistema energetico. Vuol dire buttare via, seppur momentaneamente, vent'anni di integrazione europea. Quello che hanno fatto in Francia è mettere un tetto alle bollette delle famiglie, ma è un'altra cosa. Il mercato delle imprese è un mercato libero, e le imprese si sono anzi da sempre battute per una maggiore liberalizzazione. Capisco il tentativo ma ribadisco: non si può fare senza il resto d'Europa. Mi sembra che la richiesta di Bonomi vada letta più come una richiesta al governo di fare di più".

E perché l'Europa continua ad opporsi?

"Per due ordini di problemi. Innanzitutto per una oggettiva complessità dell'operazione. Dopo trent'anni di politiche a favore dei mercati, adesso andare a mettere un tetto è un intervento drammatico, ma non impossibile. Tutti i mercati, in particolare quelli più competitivi, che vengono istituzionalizzati, hanno poi delle regole che stabiliscono che in certe condizioni bisogna intervenire. La situazione che stiamo vivendo ora, con il rischio di un ammanco del 40% di gas che arriva dalla Russia è una condizione sufficiente per dire 'proviamo a intervenire'".

E poi?

"Poi c'è il solito tema di divisioni all'interno dell'Europa. L'Olanda cerca di difendere il suo mercato dopo che per anni comunque ha ridotto la propria produzione interna di gas, la Germania ha una sua forma di integralismo sulle fonti verdi. Detto ciò io credo che qualcosa si farà, ed è giusto che l'Italia lo chieda".

Nei confronti di Spagna e Portogallo però Bruxelles sembra essere pronta a concedere un tetto ai prezzi

"Perché loro dipendono meno dal gas importato. Sono Paesi che hanno una grande capacità di Gnl (il gas naturale liquefatto ndr) e sono meno integrati con il resto d'Europa. Quello che trovo scandaloso e che nessuno dice è che dovremmo chiedere di più alla Norvegia, che è il nostro secondo fornitore dopo la Russia. Si tratta del Paese con il fondo sovrano più grande del mondo grazie alle vendite di gas. Ha costi di produzione da 10 euro magawattora quando ora noi lo compriamo a 100. Questo è un punto fondamentale e che va chiarito. Noi oggi paghiamo il gas dieci volte tanto di quanto costa".

E perché non si spinge su questa strada?

"Perché non fa parte dell'Unione europea, anche se Draghi ne aveva parlato nelle nelle scorse settimane e dovrebbe continuare a farlo. Perché se accettasse la Norvegia potrebbero poi farlo anche l'Algeria o altri Paesi"

L'accordo sulle forniture annunciato ieri ha valore solo politico o anche sostanziale?

"Entrambi. L'Italia già da anni doveva spostarsi verso il Nord Africa per sfruttare il suo baricentro nel Mediterraneo e in questo caso la crisi in corso apre anche una grande opportunità. Ma anche l'Algeria deve aiutarci, se accettasse ad esempio un tetto massimo ai prezzi sarebbe sicuramente un duro colpo all'Olanda o alla Norvegia che ora si oppongono".