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Gas, sanzioni e danni di guerra: i mille nodi da sciogliere a conflitto finito

Anche se Ucraina e Russia dovessero trovare un'intesa per fermare le ostilità, questi due mesi di scontro aperto di Mosca con l'Occidente lasciano in eredità per il futuro molte questioni cruciali. Dagli approvvigionamenti energetici alla riserve in valuta estera confiscate al Cremlino. E le aziende straniere dovranno scegliere se e come tornare
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Fra cadaveri giustiziati, stanze delle torture, fosse comuni, saccheggi e stupri, mentre si continua a bombardare e a sparare, diventa quasi emotivamente difficile prefigurarsi il “dopo” della guerra ucraina. Sappiamo già, però, che massacri, distruzioni e altri orrori avranno un ruolo e un peso in qualsiasi negoziato si possa immaginare. Non solo  nell'ipotetico faccia a faccia decisivo fra Zelensky e Putin. Ma anche nel negoziato più ampio che dovrà inevitabilmente aprirsi, accanto a quello fra Kiev e Mosca, e che è ancora tutto da abbozzare.


Sulla possibile uscita dalla crisi ucraina, ci siamo, infatti, esercitati un po' tutti. Si accontenterà Putin di una Ucraina neutrale, ma armata? Anche se Kiev proseguisse nel cammino per entrare nella Ue? E la Crimea? Zelensky accetterà il fatto compiuto? Poi, il Donbass: autonomo? Indipendente? Inglobato nella Russia? Molto dipenderà dal rapporto di forza che s…

Fra cadaveri giustiziati, stanze delle torture, fosse comuni, saccheggi e stupri, mentre si continua a bombardare e a sparare, diventa quasi emotivamente difficile prefigurarsi il “dopo” della guerra ucraina. Sappiamo già, però, che massacri, distruzioni e altri orrori avranno un ruolo e un peso in qualsiasi negoziato si possa immaginare. Non solo  nell'ipotetico faccia a faccia decisivo fra Zelensky e Putin. Ma anche nel negoziato più ampio che dovrà inevitabilmente aprirsi, accanto a quello fra Kiev e Mosca, e che è ancora tutto da abbozzare.


Sulla possibile uscita dalla crisi ucraina, ci siamo, infatti, esercitati un po' tutti. Si accontenterà Putin di una Ucraina neutrale, ma armata? Anche se Kiev proseguisse nel cammino per entrare nella Ue? E la Crimea? Zelensky accetterà il fatto compiuto? Poi, il Donbass: autonomo? Indipendente? Inglobato nella Russia? Molto dipenderà dal rapporto di forza che si creerà sul campo di battaglia e dalle conclusioni  che ne trarrà Putin. L'eventuale accordo finale fra i due contendenti è, tuttavia, solo un pezzo del puzzle creato dall'invasione russa e, probabilmente, non quello destinato ad influenzare di più il futuro globale. Accanto alla partita Mosca-Kiev, c'è, infatti, quella fra Mosca e il Resto del Mondo. O, più propriamente, Europa e America.


Deposte le armi, la Russia riprenderà a vendere il suo gas all'Europa? E' molto improbabile, anzi impossibile, che si torni alla situazione pre-guerra. Per l'Europa si tratta di affrontare un paio d'anni di aggiustamento faticoso, penoso, a costo di qualche punto di Pil in meno, ma rimettersi al collo il cappio della dipendenza dalla Russia, foss'anche una Russia senza Putin, pare improponibile. Il modello Nordstream 2, tutto il metano all'Europa via gasdotto dall'Est, è stato sepolto dalla guerra. Per Mosca, comunque, l'aggiustamento sarà molto più doloroso. Per dirottare su altri clienti (Cina, India) il metano che oggi manda in Europa, dovrebbe costruire migliaia di chilometri di gasdotti. Dunque, i gasdotti già esistenti che portano metano in Europa resteranno vuoti? In Germania circola una ipotesi accomodante: con la pace potremmo ricominciare a comprare gas da Mosca, ma solo se abbiamo disponibili alternative, in modo che sia la Russia a dipendere da noi e non viceversa. Complice la transizione alle rinnovabili, si tratterebbe comunque di un rivolo. Ma dopo tanti sacrifici per liberarsi di Gazprom, chi vuole ricominciare?


Anche perché, per come stanno adesso le cose, crimini di guerra compresi, chi dice che una pace Mosca-Kiev comporti automaticamente la fine delle sanzioni? Una vittoria di Putin le prolungherebbe, probabilmente, ma anche una pace appena accetabile per Kiev potrebbe non spegnere il desiderio di punire Mosca.  Dopo aver spinto, sull'onda anche dell'indignazione dell'opinione pubblica, la Russia all'isolamento e al ruolo di paria, ricominciare a trattare, commerciare, investire o no? Torneranno McDonald, Levi's, Volkswagen e tutti gli altri? E Google e Facebook? E riammettere il rublo, la banca centrale, le altre banche russe nel consesso internazionale o continuare a tenerli fuori? Una scelta cruciale, perché queste sanzioni non solo sono le più dure che si ricordino, ma fanno anche sempre più male quanto più a lungo restano in piedi.


Non si tratta solo di far pesare per quanto possibile alla Russia l'azzardo di aver invaso un altro paese sovrano. Tornano qui in primo piano gli orrori, i massacri, ma anche le città sventrate, le infrastrutture distrutte. Per quanto riguarda il giudizio morale, un'altra Norimberga, Putin davanti al tribunale dell'Aja non ci saranno. Ma sul secondo capitolo – il paese distrutto - è tutto aperto. Chi paga i danni? Gli americani hanno sostanzialmente confiscato, solo pochi mesi fa, il magro patrimonio che l'Afghanistan aveva all'estero. Ora, hanno – in condominio con gli europei – le mani su almeno 300 miliardi di dollari di riserve che la banca centrale russa deteneva all'estero. Sono soldi da requisire,  come fatto con Kabul, e da destinare alla ricostruzione dell'Ucraina? O sono soldi da restituire a chi li aveva versati? Il secondo negoziato rischia di essere complicato almeno quanto il primo.