Gas, ecco perché la Russia rinvia di un mese l'obbligo di pagamento in rubli
di Luca Pagni , di Luca PagniRoma - Gas, per il pagamento in rubli - al posto di euro o dollari - la Russia prende tempo. Dopo aver minacciato di chiudere i rubinetti ai Paesi "non amici" entro la fine di aprile, ora Mosca fa sapere che ci sarà ancora un mese di tempo. La conferma arriva dal portavoce del Cremlino Dmitry Peskov. Una comunicazione stringata, da cui si è capito che Gazprom, il colosso che garantisce oltre il 40% delle forniture di gas complessive all'interno dell'Unione europea, si aspetta di venir pagata in moneta locale entro il mese di maggio.
La comunicazione del Cremlino è quanto mai tempestiva: mercoledì prossimo sarebbero scattate le prime scadenze per il gas ricevuto a marzo secondo le nuovo modalità. In pratica, Gazprom ha fatto sapere che i pagamento in arrivo in euro o in dollari verranno convertiti in rubli e da qui trasferiti su nuovo conto. Una mossa che nella sostanza potrebbe cambiare poco, ma che mette ulteriore pressione …
Roma - Gas, per il pagamento in rubli - al posto di euro o dollari - la Russia prende tempo. Dopo aver minacciato di chiudere i rubinetti ai Paesi "non amici" entro la fine di aprile, ora Mosca fa sapere che ci sarà ancora un mese di tempo. La conferma arriva dal portavoce del Cremlino Dmitry Peskov. Una comunicazione stringata, da cui si è capito che Gazprom, il colosso che garantisce oltre il 40% delle forniture di gas complessive all'interno dell'Unione europea, si aspetta di venir pagata in moneta locale entro il mese di maggio.
La comunicazione del Cremlino è quanto mai tempestiva: mercoledì prossimo sarebbero scattate le prime scadenze per il gas ricevuto a marzo secondo le nuovo modalità. In pratica, Gazprom ha fatto sapere che i pagamento in arrivo in euro o in dollari verranno convertiti in rubli e da qui trasferiti su nuovo conto. Una mossa che nella sostanza potrebbe cambiare poco, ma che mette ulteriore pressione politica su Bruxelles: non a caso, il governo ungherese del riconfermato Viktor Orban - il più filo-putiniano dei leader europei - ha già fatto sapere che accetterà di pagare dirattamente in rubli, aprendo una prima spaccatura nell'Unione.
Le grandi aziende europee che importano gas - a cominciare dal gruppo italiano Eni - hanno già fatto sapere che continueranno a pagare in euro (quasi tutte) o in dollari, per non violare i contratti. Rimane aperta, invece, la questione politica: il fatto che Gazprom converta la cifra in rubli è un modo per aggirare le sanzioni? E' chiaro che una risposta affermativa potrebbe portare a una interruzione delle forniture da parte russa.
Ma è quello che vuole il Cremlino? E l'Europa arriverà fino a questo punto? Secondo la maggioranza degli osservatori, nessuna delle due parti - per il momento - vuole arrivare a questo punto. L'Europa ha bisogno ancora del gas russo, almeno fino a quando non troverà il modo di sostituire i 155 miliardi di metri cubi che nell'ultimo anno sono stati garantiti da Gazprom. Ma anche il regime di Vladimir Putin ha bisogno della moneta pregiata dell'Occidente, non solo per finanziare l'aggressione all'Ucraina ma anche per coprire il bilancio dello stato. Mosca, a sua volta, sta cercando clienti alternativi all'Europa (Cina, soprattutto, e India) ma ha bisogno di tempo per dotari dei gasdotti necessari, non potendo inviare tutto il gas via nave.
Ecco, perché il rinvio di questo primo mese, era in qualche modo prevedibile. Per quanto le cancellerie europee stiano cercando una soluzione per sostituire un buona parte delle forniture russe già entro l'invrno, approfittando della stagione calda. Come dimostrano i recenti accordi del governo italiano con Algeria, Egitto, Azerbajian e i prossimi attesi con Congo, Angola e Mozambico per aumentare le forniture, sia via gasdotto che via nave.