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Argentina, l'inflazione morde e quasi la metà della popolazione soffre la fame

(ansa)
La crisi dei prezzi e del peso spacca ancora di più l'esecutivo: cresce la tensione tra Alberto Fernández e la sua vice Cristina de Kirchner
2 minuti di lettura

Brutte notizie sul fronte economico in Argentina. L'inflazione galoppa, è arrivata alle stelle. I prezzi sono aumentati del 6,7 per cento a marzo, rileva El Pais, e raggiunto la media annua del 55,1 per cento. Non accadeva dal 2002. Torna ad aleggiare lo spettro del "corralito", la grande crisi valutaria ed economica che scosse il paese sudamericano e i risparmi chi aveva investito nei bond ridotti a carta straccia. L'incremento colpisce il settore alimentare, con un 7,2 per cento e questo si riflette sui beni al consumo di base. I dati ufficiali dicono che quasi metà degli argentini soffre la fame e un altro quarto fatica ad arrivare a fine mese. Il peso poi perde il suo valore. Crescono le proteste, i sindacati dell'opposizione sono scesi di nuovo in piazza occupando per ore la 9 de Julio a Buenos Aires, la grande arteria che porta verso la Casa Rosada.

Brutte notizie sul fronte economico in Argentina. L'inflazione galoppa, è arrivata alle stelle. I prezzi sono aumentati del 6,7 per cento a marzo, rileva El Pais, e raggiunto la media annua del 55,1 per cento. Non accadeva dal 2002. Torna ad aleggiare lo spettro del "corralito", la grande crisi valutaria ed economica che scosse il paese sudamericano e i risparmi chi aveva investito nei bond ridotti a carta straccia. L'incremento colpisce il settore alimentare, con un 7,2 per cento e questo si riflette sui beni al consumo di base. I dati ufficiali dicono che quasi metà degli argentini soffre la fame e un altro quarto fatica ad arrivare a fine mese. Il peso poi perde il suo valore. Crescono le proteste, i sindacati dell'opposizione sono scesi di nuovo in piazza occupando per ore la 9 de Julio a Buenos Aires, la grande arteria che porta verso la Casa Rosada.

Oltre che afflitta da una crisi economica ormai endemica, l'Argentina deve fare i conti con una crisi politica. L'Esecutivo è diviso; segue le dinamiche della presidenza che dal novembre scorso, quando ci sono stati i disastrosi risultati per il centro sinistra alle elezioni regionali, ha visto aumentare la tensione tra Alberto Fernández e la sua vice Cristina de Kirchner. I due non si parlano da mesi. L'ex presidentessa non spreca occasione per far notare il suo disappunto nei confronti dell'alleato. Soffre l'idea di avergli ceduto lo scettro del potere. Ritiene che se guida il paese è solo per merito suo. Soffia sul malcontento della base peronista e la sprona con discorsi infuocati.

All'inizio della settimana Cristina ha aperto i lavori dell'Assemblea parlamentare europea-latinoamericana. Era il primo incontro pubblico dopo la pandemia. Un'occasione per vedersi di persona, senza il freddo distacco delle conferenze via internet. La Kirchner ci teneva perché l'assise si svolgeva nel moderno palazzo monumentale che ha trasformato la sede centrale delle Poste pubbliche nel polo congressuale intitolato al cognome del marito, il Kirchner Cultural Center da lei inaugurato nel 2015. Da brava padrona di casa ha accolto gli invitati con un discorso improntato all'ottimismo ma anche pragmatico. Non aveva intenzione di nascondere i problemi che affliggono il paese. Ma le responsabilità le ha affibbiate a chi guida il governo. Non ha risparmiato frecce avvelenate al suo avversario. "Parliamo di potere", ha ricordato, "quando qualcuno prende una decisione e quella decisione può essere applicata ed è rispettata dalla società nel suo insieme. Questo è il potere. Indipendentemente se ti mettono una fascia addosso e ti lascino per un po' di tempo il bastone del comando. Non starò qui a dirti - ha aggiunto riferendosi sempre a Fernández senza mai nominarlo - se le cose che devono essere fatte non vengono fatte. Lasciamo perdere".

Tra i due si è aperto ormai un fossato che l'inflazione rende solo più profondo. Il presidente non si considera burattino di nessuno, rivendica la sua azione, chiede soprattutto all'ala rivale dei peronisti di non intralciarla. Ma è proprio questa linea di comportamento che divide i due rivali alla guida dell'Argentina. Gli economisti legati al kichnerismo, spiega il quotidiano spagnolo, "sono convinti di essere di fronte a un'offerta distributiva. Un'offerta che aumenta quando l'inflazione scende. Gli interessi diventano diversi. Scatta una corsa al rialzo tra prezzi e stipendi. Cristina vuole controllare i primi, si accorda con le imprese, le incoraggia a sconfiggere l'inflazione. Fernández spiega invece che questa spirale è legata alla guerra in Ucraina e può essere battuta solo con riforme macroeconomiche. Questo significa meno deficit fiscale, meno sussidi energetici, meno oscillazione valutaria.

Il presidente segue la linea del Fondo Monetario Internazionale con cui ha da poco concordato il nuovo rimborso dei famosi 44 miliardi concessi a suo tempo a Mauricio Macri. La "bestia nera" di tutti gli argentini continua così spaccare il paese. Cristina de Kircnher ne approfitta. Da vicepresidente è stata contraria da subito alla nuova intesa, sa che lo è anche la maggioranza degli argentini. I risultati elettorali che hanno penalizzato la coalizione lo dimostrano. Ma non ci sono alternative. La scelta à stata obbligata. I mercati sono allarmati; restano convinti che il ministro dell'Economia Martín Guzmán manterrà gli impegni. Il paese sarà sottoposto a verifiche trimestrali. La prima il prossimo mese. Deve superarla tirando fuori 4,1 miliardi di dollari della seconda rata concordata. Se farà la stessa cosa nei prossimi 30 mesi allora avrà estinto finalmente l'enorme prestito e potrà finalmente voltare pagina e ricominciare a respirare.