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Stellantis spegne la fabbrica russa di Kaluga

Il ceo di Stellantis Carlos Tavares (reuters)
Si producevano veicoli commerciali.  Ai 2.700 dipendenti sarà comunque pagato lo stipendio
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TORINO – Stop alla produzione nello stabilimento Stellantis di Kaluga, duecento chilometri a Sud–Est da Mosca. Il gruppo automobilistico, che aveva fermato importazioni ed esportazioni non appena sono scattate le sanzioni nei confronti della Russia dopo l’invasione dell’Ucraina, ora ferma temporaneamente le linee e lascia a casa i 2.700 addetti che lavorano nella fabbrica costruita nel 2008 ed entrata in attività nel 2010.

Una decisione presa per «garantire il pieno rispetto di tutte le molteplici sanzioni e di tutelare i propri dipendenti», sottolinea la società guidata da Carlos Tavares che a Torino a fine marzo aveva annunciato «a breve» la sospensione delle attività nella fabbrica che era ormai ridotta al solo mercato locale russo. La scelta è stata presa «in seguito al quotidiano rafforzamento delle molteplici sanzioni e alle difficoltà logistiche riscontrate», aggiunge Stellantis che …

TORINO – Stop alla produzione nello stabilimento Stellantis di Kaluga, duecento chilometri a Sud–Est da Mosca. Il gruppo automobilistico, che aveva fermato importazioni ed esportazioni non appena sono scattate le sanzioni nei confronti della Russia dopo l’invasione dell’Ucraina, ora ferma temporaneamente le linee e lascia a casa i 2.700 addetti che lavorano nella fabbrica costruita nel 2008 ed entrata in attività nel 2010.

Una decisione presa per «garantire il pieno rispetto di tutte le molteplici sanzioni e di tutelare i propri dipendenti», sottolinea la società guidata da Carlos Tavares che a Torino a fine marzo aveva annunciato «a breve» la sospensione delle attività nella fabbrica che era ormai ridotta al solo mercato locale russo. La scelta è stata presa «in seguito al quotidiano rafforzamento delle molteplici sanzioni e alle difficoltà logistiche riscontrate», aggiunge Stellantis che «condanna la violenza e sostiene qualsiasi azione che possa riportare la pace».

A Kaluga si producono solo veicoli commerciali a marchio Peugeot, Opel e Citroën, ma dopo la fusione tra Psa e Fca si era deciso di destinare all’impianto russo anche una quota di furgoni a marchio Fiat. Operazione che però non ha fatto in tempo a realizzarsi. In Russia, dove Stellantis detiene solo l’1% del mercato automobilistico, il gruppo produceva circa 11 mila veicoli commerciali.
La sospensione dell’attività nella fabbrica, che è in comproprietà con Mitsubishi, è a tempo indeterminato. Al momento non c’è una data di riapertura e la casa giapponese aveva già interrotto la produzione a inizio aprile.

Ai 2.700 dipendenti di Stellantis verrà comunque pagato lo stipendio in una forma particolare: una sorta di cassa integrazione a carico del privato. La situazione delle società straniere muta a seconda dei giorni. La maggior parte hanno annunciato la chiusura di fabbriche e attività in Russia. Iveco, subito dopo lo scoppio del conflitto in Ucraina, ha bloccato l’invio dei pezzi in Russia, dove ha una joint venture con Amt per l’assemblaggio dei camion in uno stabilimento a Miass, nel cuore dei monti Urali. Se il conflitto non si dovesse risolvere Iveco non esclude uno scioglimento della società. La tedesca Continental, quarto produttore al mondo di pneumatici, sta riaprendo la produzione per il mercato locale nella fabbrica di Kaluga. Non è una scelta di business, ma una decisione presa per «proteggere i nostri dipendenti e dirigenti in Russia - spiega la società - dall’azione penale per l’astensione dal servire la domanda locale».