Bes: con la pandemia record di morti nella Ue. In crescita povertà al Sud e disagio giovanile. Ma gli italiani sono ottimisti per il futuro
di Rosaria Amato , di Rosaria AmatoROMA - Il Paese con il numero più alto di morti per abitanti nel primo anno della pandemia, una forte perdita di di posti di lavoro che fa arrivare a 10 punti la distanza rispetto ai principali partner europei, due anni persi di scuola per il 17,1% degli alunni delle primarie che per un lungo periodo non ha fatto lezione nè in presenza nè online, aumento della povertà nel Mezzogiorno, solitudine e problemi psicologici degli adolescenti, che sembrano aver sofferto più di tutti l'isolamento e la precarietà dettati dal Covid-19. Dalla nona edizione del Rapporto sul Benessere Equo e Sostenibile viene fuori un Paese messo a dura prova dalla pandemia, anche se molti indicatori già nel passaggio dal 2020 al 2021 registrano significativi miglioramenti. Non abbastanza però da trattenere i giovani: soprattutto dal Sud continua la fuga dei laureati. Eppure tra i dati del Bes si profila un forte desiderio di venire fuori dalle preoccupazioni: nel 2021 si registra la più alta percentuale di ottimisti nei confronti del futuro e anche di soddisfazione per la propria vita, probabilmente perché già il confronto con il terribile lockdown del 2020 fa apparire tutto migliore, e le politiche di ricostruzione dell'economia e del Paese favoriscono le aspettative positive.
"Il quadro di insieme è composito, ed è ancora adombrato dalla pandemia. - afferma il presidente dell'Istat, Gian Carlo Blangiardo - Molti divari si sono mantenuti o addirittura allargati: dalla speranza di vita alla nascita, che recupera in buona parte al Nord nel 2021 ma diminuisce ancora nel Mezzogiorno, alla mortalità evitabile, che resta piu elevata in molte regioni del Sud; dalla spesa dei comuni per la cultura, per la quale il divario è nettamente a vantaggio del Centro-nord, all'impatto degli incendi boschivi e dell'abusivismo".
Appare particolarmente grave la situazione dei giovani, sottolinea la direttrice centrale Istat Linda Laura Sabbadini: "Il prolungarsi della pandemia ha creato una criticità prolunga nella formazione per i ragazzi., in particolare per i bambini della primaria. Peggiorano conseguentemente le competenze e troppi giovani hanno un livello insufficiente. Il peggioramento porta a un livello particolarmente alto di insufficienze in particolare tra gli stranieri di prima e seconda generazione, soprattutto tra i maschi per le competenze alfabetiche e le femmine per le competenze numeriche. Un problema talmente grave che pone una questione emergenziale. A questo si affianca l'interruzione della crescita dei trentenni con titolo terziario".
In questi due anni terribili, ci sono alcuni aspetti positivi. "Aumenta la partecipazione civica e politica - rileva Sabbadini - crescono la formazione continua e l'utilizzo di Internet da parte dei più giovani e dei più anziani". Inoltre, sotto il profilo degli indicatori non legati alle persone, migliora la qualità dell'aria, anche se non si fermano gli effetti negativi dei cambiamenti climatici.
Record di anziani morti nel 2020
Nel 2020 l'Italia è tra i Paesi con il maggior numero di morti per abitanti (1.236 decessi per 100mila abitanti rispetto alla media europea di 1.161 decessi), visto che è anche il Paese più vecchio d'Europa. E anche nel 2021 l'eccesso di mortalità segue un andamento analogo, con un picco tra marzo e maggio e uno da ottobre, solo che nel secondo anno di pandemia cresce anche la mortalità nei Paesi dell'Est Europa.
Lavoro: aumenta il gap con la Ue
Nel secondo trimestre del 2020 il tasso di occupazione 20-64 anni ha un brusco calo: in media europea -1,9 punti percentuali rispetto al trimestre precedente, ma in Italia si arriva a -3 punti percentuali, anche se va peggio in Spagna (-4,5 punti percentuali). La Ue27 torna ai livelli occupazionali pre-pandemia (ultimo trimestre 2019) nel secondo trimestre 2021, mentre in Italia avviene nel quarto trimestre. Lo svantaggio tra Italia e media Ue27, già massimo rispetto a tutti i Paesi prima della pandemia, si amplifica ulteriormente passando da 9 punti percentuali nel quarto trimestre 2019 a 11 punti nella prima metà del 2021.
Con la pandemia i giovani in Italia sono tra i più colpiti: -3,5 punti percentuali nel secondo trimestre 2020 rispetto al secondo trimestre 2019, superati solo in Spagna (-8,3 punti percentuali), contro -2,3 punti percentuali nella media europea.
Spazzato via il lavoro nei settori cultura e intrattenimento
A soffrire in particolare, tra tutti i settori, è l'occupazione culturale e creativa. Alla fine del secondo anno di crisi pandemica gli occupati del settore sono 55mila in meno, con una perdita relativa del -6,7% tra il 2019 e il 2021, più che doppia rispetto alla contrazione del complesso degli occupati (-2,4%).
Continua la fuga dei giovani dal Mezzogiorno
La pandemia non ferma la fuga all'estero dei giovani laureati italiani, che anzi, spiega Blangiardo, "si sono intensificate rispetto al 2019, in netta controtendenza rispetto ai trasferimenti di residenza della popolazione nel complesso". "Il bilancio delle migrazioni dei cittadini italiani 25-39 anni con un titolo di studio di livello universitario si chiude con un saldo dei trasferimenti di residenza da e per l'estero di -14.528 unità. - spiega il presidente dell'Istat - In particolare, il Mezzogiorno, soltanto nel corso del 2020, ha perso 21.782 giovani laureati".
Crescono i poveri, soprattutto tra i minori e al Sud
La pandemia fa crescere anche la povertà, soprattutto tra i bambini: i minorenni poveri nel 2021 sono 1 milione e 384mila, con un'incidenza maggiore di quasi tre punti percentuali rispetto al 2019, quando era pari all'11,4%. Crescono i divari: il Nord recupera parzialmente il forte incremento nella povertà assoluta osservato nel primo anno di pandemia, anche se non torna ai livelli osservati nel 2019 (6,8%, 9,3% e 8,2% rispettivamente nel 2019, 2020 e 2021), mentre nel 2021 nel Mezzogiorno le persone povere sono in crescita di quasi 196mila unità. Il Centro l'area del Paese con il valore più basso.
Giovani in crisi per la pandemia: peggiora la salute mentale
Con la pandemia si osserva un peggioramento nelle condizioni di benessere mentale tra i ragazzi di 14-19 anni. In questa fascia d'età nel 2021 il punteggio rilevato (misurato su una scala in centesimi) è sceso a 66,6 per le ragazze (-4,6 punti rispetto al 2020) e a 74,1 per i ragazzi (-2,4 punti rispetto al 2020). Aumenta la percentuale di adolescenti in cattive condizioni di salute mentale, che passa dal 13,8% nel 2019 al 20,9% nel 2021.