New York - Il libero stato di Disney World in Florida ha i mesi contati. Il governatore Ron DeSantis ha messo fine allo status speciale del gigante dell’intrattenimento, che dal 1967 amministra un’area in cui ci sono due città, parchi a tema e più di venti resort, nel cuore della Florida. Camera e Senato, a guida repubblicana, hanno approvato la legge che revoca il distretto speciale a partire dall’1 giugno 2023. La legge cancella sei distretti speciali nati prima del 1968 e tra questi il Reedy Creek Improvement District, in cui Disney si auto-governa, riscuote tasse, gode di esenzioni fiscali e investe.
La decisione è una rappresaglia per la posizione critica assunta da Disney verso la legge “Don&rsquo…
New York - Il libero stato di Disney World in Florida ha i mesi contati. Il governatore Ron DeSantis ha messo fine allo status speciale del gigante dell’intrattenimento, che dal 1967 amministra un’area in cui ci sono due città, parchi a tema e più di venti resort, nel cuore della Florida. Camera e Senato, a guida repubblicana, hanno approvato la legge che revoca il distretto speciale a partire dall’1 giugno 2023. La legge cancella sei distretti speciali nati prima del 1968 e tra questi il Reedy Creek Improvement District, in cui Disney si auto-governa, riscuote tasse, gode di esenzioni fiscali e investe.
La decisione è una rappresaglia per la posizione critica assunta da Disney verso la legge “Don’t say gay”, che vieta di affrontare nelle scuole pubbliche, fino alla terza elementare, il tema dell’identità sessuale, e ne limita il dibattito per gli studenti più grandi. Sotto pressione per le protesta dei dipendenti, indignati dal silenzio della compagnia, il ceo Bob Chapek non solo ha condannato la legge, ma congelato le donazioni politiche. La vendetta di DeSantis costerà molto ai contribuenti: Disney detiene bond statali a lungo termine per un miliardo di dollari, che - con la revoca dello status - in base a una legge della Florida dovranno essere liquidati con fondi locali.
Secondo i democratici, gli interessi su quei bond equivarranno a una sovrattassa di 580 dollari per ognuno degli 1,7 milioni abitanti delle due contee di Orange e Osceola, che includono Orlando. Non solo: la corporation versava ogni anno 164 milioni di dollari per finanziare servizi pubblici come vigili del fuoco, gestione dei parcheggi e manutenzione delle strade e 400 dipendenti municipali. Anche quei costi ricadranno sui contribuenti. Secondo gli analisti, la mossa di DeSantis ricorda la logica di uno che si lancia dall’aereo senza paracadute e poi si chiede cosa lo aspetti.
Ma il governatore non sembra spaventato: «Se volevano uno scontro, hanno scelto il tipo sbagliato», ha commentato. «Io - ha aggiunto - sono stato eletto per mettere il popolo della Florida al primo posto, e non permetterò che una “woke” corporation con sede in California gestisca il nostro Stato». Nell’America di oggi la cultura “woke” delle aziende, del risveglio sui diritti civili, porta allo scontro. La Georgia ha minacciato di boicottare la Delta Airlines per aver condannato la legge sulla restrizione dell’accesso al voto. Il governo anti-abortista del Texas non permetterà a Citigroup di sottoscrivere bond statali, se non smetterà di rimborsare le spese di viaggio alle dipendenti che vanno in Stati dove l’aborto è consentito.
Cancellando i benefici fiscali, la crociata di DeSantis può portare al lento dissovimento di un’industria che attira ogni anno più di venti milioni di turisti, molti dei quali arrivano da quell’America rurale che voterebbe DeSantis se si candiderà - come sembra - alle presidenziali del 2024. Tra un anno Disney potrà fare domanda per un nuovo distretto speciale contrattando nuove condizioni con il governatore che verrà eletto a novembre, e che potrebbe essere ancora DeSantis.
Però nel 2018 il repubblicano vinse con soli 35 mila voti di differenza, e a Disney World lavorano 75 mila persone. Probabile l’inizio di battaglie legali e ricorsi dal difficile esito: molti si chiedono chi, tra i due sfidanti, alla fine sarà il vero Topolino della storia. Il fatto che le due contee nel mirino abbiano scelto nel 2020 Joe Biden è dettaglio non casuale. Ma se DeSantis punta alla Casa Bianca, presentarsi come l’uomo che ha ridotto alla fame Cenerentola e il Pirata dei Caraibi non sarà un bel biglietto da visita, soprattutto in un Paese di bimboni eterni come l’America.