Energia, l'allarme della Bundesbank: "Lo stop alle forniture russe costerebbe 180 miliardi alla Germania"
dalla nostra corrispondente Tonia Mastrobuoni , dalla nostra corrispondente Tonia MastrobuoniNon è solo una questione di condizionatori: in Germania, la più grande economia manifatturiera d’Europa, un eventuale bando energetico russo avrebbe conseguenze pesanti su Pil e inflazione. Il 55% del gas arriva dai gasdotti russi, un terzo del petrolio idem. E ben un terzo del metano viene assorbito dall’energivora industria tedesca. Oggi è stata la Bundesbank a tracciare un quadro particolarmente fosco degli effetti di un blocco di gas, petrolio e carbone. Rischierebbe di polverizzare circa 180 miliardi di euro, l’equivalente di cinque punti di Pil.
La Germania scivolerebbe in recessione: la sua economia si contrarrebbe del 2%. E l’inflazione,…
Non è solo una questione di condizionatori: in Germania, la più grande economia manifatturiera d’Europa, un eventuale bando energetico russo avrebbe conseguenze pesanti su Pil e inflazione. Il 55% del gas arriva dai gasdotti russi, un terzo del petrolio idem. E ben un terzo del metano viene assorbito dall’energivora industria tedesca. Oggi è stata la Bundesbank a tracciare un quadro particolarmente fosco degli effetti di un blocco di gas, petrolio e carbone. Rischierebbe di polverizzare circa 180 miliardi di euro, l’equivalente di cinque punti di Pil.
La Germania scivolerebbe in recessione: la sua economia si contrarrebbe del 2%. E l’inflazione, che attualmente è già al 7,3%, ai massimi dalla Riunificazione, schizzerebbe di un altro punto e mezzo quest’anno e di due punti nel 2023. Per Berlino si sta materializzando lo spettro di una stagflazione, il micidiale combinato disposto di crescita debole e inflazione alta. Per l’eurozona, la Buba pronostica un 1,75% di crescita spazzato via da un eventuale blocco totale dell’energia russa.
Se Berlino accettasse di tagliare l’energia che arriva da Mosca dovrebbe rinunciare al 40% del suo fabbisogno, calcola la Bundesbank, e riuscirebbe nel breve termine a sostituirlo solo in parte, soprattutto il gas. Qualche giorno fa Martin Brudermüller, amministratore delegato del colosso chimico BASF, ha detto al Financial Times che la Germania rischierebbe “la peggiore crisi dalla fine della Seconda guerra mondiale”. Le due recessioni più pesanti sono state registrate durante la crisi finanziaria e nel primo anno del letargo del Pil. Nel 2009 e nel 2020 il Pil tedesco è crollato di oltre cinque punti.
L’Unione europea ha già deciso il blocco del carbone, e la settimana prossima Bruxelles dovrebbe cominciare la discussione su un eventuale bando del petrolio. Ma alcuni Paesi europei, meno dipendenti della Germania dalle forniture da Mosca, stanno chiedendo dall’inizio dell’invasione dell’Ucraina che si arrivi anche a un taglio del gas russo.
Non tutti gli economisti tedeschi condividono il pessimismo della banca centrale tedesca. Nelle stime emerse in queste ultime settimane la forbice varia da mezzo punto a sei punti di Pil che rischierebbero di essere bruciati da un eventuale embargo delle fonti energetiche russe.