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Olio di palma, l'Indonesia blocca l'export e i prezzi schizzano ai massimi. Allarme anche in Italia

Vacondio (Federalimentare): "Ci colpisce perché è l'ennesimo sovranismo, dopo Ungheria e Serbia, che si unisce allo stop da Russia e Ucraina". Scordamaglia (Filiera Italia): "Esploderanno ancora di più i prezzi di tutti gli oli vegetali". Fontana (Unione Italiana per l’Olio di Palma Sostenibile): "Forse non si tratta di un divieto totale, ma ci danneggia comunque in un momento in cui il consumo dell'industria italiana è in recupero"
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ROMA - Nuovo allarme per l'industria agroalimentare mondiale: l'Indonesia annuncia il blocco dell'export dell'olio di palma, e i prezzi schizzano ai massimi storici nei mercati mondiali. L'Indonesia è il primo produttore globale dell'olio di palma, ed è responsabile del 50 per cento delle forniture sul mercato: anche i Paesi come l'Italia, che ne acquistano quantitativi limitati, sono comunque colpiti dal blocco, soprattutto in un momento come questo, con l'inflazione che corre e la guerra in Ucraina che ha avuto un forte impatto sulle forniture di tutti gli oli vegetali.

"Il divieto di export di olio di palma da parte dell'Indonesia ci colpisce innanzitutto perché per noi è un mercato strategico per questo prodotto - conferma il presidente di Federalimentare Ivano Vacondio - e poi perché è l'ennesimo sovranismo e blocco di esportazioni verso Paesi, come è il nostro, che hanno bisogno di imp…

ROMA - Nuovo allarme per l'industria agroalimentare mondiale: l'Indonesia annuncia il blocco dell'export dell'olio di palma, e i prezzi schizzano ai massimi storici nei mercati mondiali. L'Indonesia è il primo produttore globale dell'olio di palma, ed è responsabile del 50 per cento delle forniture sul mercato: anche i Paesi come l'Italia, che ne acquistano quantitativi limitati, sono comunque colpiti dal blocco, soprattutto in un momento come questo, con l'inflazione che corre e la guerra in Ucraina che ha avuto un forte impatto sulle forniture di tutti gli oli vegetali.

"Il divieto di export di olio di palma da parte dell'Indonesia ci colpisce innanzitutto perché per noi è un mercato strategico per questo prodotto - conferma il presidente di Federalimentare Ivano Vacondio - e poi perché è l'ennesimo sovranismo e blocco di esportazioni verso Paesi, come è il nostro, che hanno bisogno di importare determinate materie prime. Prima l'Ungheria che blocca l'export di cereali, poi la Serbia che blocca cereali e proteici e infine la Russia che minaccia il blocco di esportazione ai paesi cosiddetti "non amici". Sono tutte azioni che ci danneggiano perché, sia nel caso che l'Italia sia importatrice diretta sia che non lo sia, azioni come queste ridisegnano le catene di approvvigionamento con conseguenti aumenti di prezzo e quindi sono segnali che non possono non preoccuparci".

A maggior ragione lo stop dell'Indonesia è pericoloso perché impatta sugli oli vegetali, e l'Italia, come molti altri Paesi, soffre per i blocchi dell'export di tutti gli altri oli, a cominciare da quello di semi di girasole, che importava in grandi quantità da Ucraina e Russia: "Gli oli vegetali sono tra i prodotti più colpiti dalle conseguenze della guerra tra Russia e Ucraina - sottolinea Luigi Scordamaglia, consigliere delegato Filiera Italia - in quanto l'aria è responsabile del  65% (10 milioni di tonnellate), della produzione globale di olio di semi di girasole che è l'olio che ha sostituito l'olio di palma a seguito dell'impatto ambientale associato a tale prodotto. I prezzi degli oli sono in generali aumentati drasticamente, e se adesso l'Indonesia principale produttore blocca completamente l'esportazione di olio di palma, che continua in molte parti del mondo diverse dall'Italia ad essere uno degli oli più usati sia in termini alimentari che di biocarburanti, gli effetti faranno esplodere ancora di più i prezzi degli oli diversi da quello di girasole agli altri. Ancora una volta la soluzione è rilanciare la produzione di questi essenziali prodotti alimentari all'interno dell'Unione Europea ma con metodi molto più sostenibili del resto del mondo".

Il blocco indonesiano, spiega però Mauro Fontana, presidente dell'Unione Italiana per l'Olio di Palma Sostenibile, che dal 2015 unisce associazioni di categoria aderenti a Confindustria e aziende nazionali e internazionali attive nei settori merceologici che utilizzano olio di palma, ha un impatto grave, ma limitato sui nostri produtturi dell'agroalimentare perché "noi acquistiamo olio di palma soprattutto dalla Malesia e dai Paesi del Sudamerica". Inoltre, aggiunge Fontana, "il blocco sta creando una grossa agitazione, ma è ancora in discussione e potrebbe variare nei dettagli e nei tempi. Da quello che è trapelato, non sarebbe totale sull'olio di palma, ma riguarderebbe solo l'oleina, cioè la parte più liquida, che viene anche definita "cooking oil" e viene usata per condire e friggere in particolare nei Paesi asiatici". Il blocco nasce proprio da questo: gli aumenti di prezzo delle ultime settimane hanno suscitato forti proteste nella popolazione, "per loro è una materia prima molto importante e quindi il governo ha cercato di correre ai ripari con questo blocco, per calmierare il prezzo". Ottenendo però l'effetto contrario nei mercati mondiali.

Fontana conferma che non potrebbe esserci un momento più sbagliato, con la scarsità di oli vegetali sul mercato. Inoltre, dopo la campagna che alcuni anni fa portò a limitare l'uso del prodotto, considerato responsabile della deforestazione, sono cambiati i metodi di coltivazione, "quello certificato che usiamo oggi è responsabile di meno del 5% della deforestazione mondiale", precisa. Tanto che "stimiamo che quel 30% di uso che si è perso sia già stato recuperato per due terzi", assicura Fontana. E' tanto più vero negli ultimi mesi, l'olio di palma, come quello di colza e altri oli vegetali, è stato utilizzato anche in sostituzione di quello di girasole. L'Italia del resto già lo scorso anno ha importato ben 1,46 miliardi di chili di olio di palma dei quali circa la metà per un quantitativo di 721 milioni di chili proprio dall'Indonesia, secondo l'analisi della Coldiretti su dati Istat.