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Mosca blocca il gas a Polonia e Bulgaria: “Se lo volete ancora, pagate in rubli”

(reuters)
Il colosso di Stato Gazprom interrompe le forniture attraverso il gasdotto Yamal e il prezzo del metano schizza del 10%. La Ue dà il via libera al tetto del prezzi in Spagna e Portogallo, ma è lontano l’accordo sul taglio al petrolio di Mosca
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BRUXELLES - La guerra del gas è ormai partita. Da oggi la Russia blocca uno dei gasdotti che portano il metano in Europa, lo Yamal Europe. E a farne le spese è in primo luogo la Polonia. Perchè il suo percorso attraversa la Siberia, poi la Bielorussia, quindi la Polonia per terminare in Germania. E la stessa misura è stata applicata alla Bulgaria.

È stato l’operatore polacco PGNiG e il ministero dell’Energia di Sofia a diffondere la comunicazione effettuata dal colosso russo Gazprom. La decisione sembra direttamente collegata allo scontro in corso sulla richiesta del Cremlino di procedere ai pagamenti del gas in rubli. Lo stop del gruppo moscovita ha provocato una tempesta facendo scattare i prezzi del gas.

La paura che questo sia solo il primo passo, infatti, ha fatto schizzare la quotazione del 10 per cento. Sfiorando di nuovo il tetto di 110 euro a megawattora. In effetti anche la tempistica non rassicura affatto: dopo il duello a di…

BRUXELLES - La guerra del gas è ormai partita. Da oggi la Russia blocca uno dei gasdotti che portano il metano in Europa, lo Yamal Europe. E a farne le spese è in primo luogo la Polonia. Perchè il suo percorso attraversa la Siberia, poi la Bielorussia, quindi la Polonia per terminare in Germania. E la stessa misura è stata applicata alla Bulgaria.

È stato l’operatore polacco PGNiG e il ministero dell’Energia di Sofia a diffondere la comunicazione effettuata dal colosso russo Gazprom. La decisione sembra direttamente collegata allo scontro in corso sulla richiesta del Cremlino di procedere ai pagamenti del gas in rubli. Lo stop del gruppo moscovita ha provocato una tempesta facendo scattare i prezzi del gas.

La paura che questo sia solo il primo passo, infatti, ha fatto schizzare la quotazione del 10 per cento. Sfiorando di nuovo il tetto di 110 euro a megawattora. In effetti anche la tempistica non rassicura affatto: dopo il duello a distanza sulle armi e sui bombardamenti tra Putin e il fronte occidentale, la lettera di Gazprom si presenta come una ritorsione.

Anche se a Bruxelles preferiscono prendere con le molle la vicenda. Per una serie di motivi. Il primo riguarda la funzionalità dello Yamal: da tempo – da prima dell’inizio del conflitto – la sua portata era stata ridotta anche per questioni tecniche tanto che nell’ultimo anno ha trasportato solo il 10 per cento di tutto il metano che la Russia vende al Vecchio Continente.

Il secondo motivo è soprattutto un dubbio: ossia che la Polonia stia utilizzando questa vicenda per ingigantire la difficoltà. Varsavia, infatti, è da tempo la Capitale più decisa nell’adottare provvedimenti e sanzioni contro Mosca. E da tempo ha chiesto di introdurre l’embargo sul petrolio e sul gas russo. L’Ue su queste due misure sta temporeggiando. Soprattutto la Germania e l’Olanda.

Oggi la Commissione europea avrebbe dovuto avanzare una proposta sul blocco del cosidetto “oro nero”, ma alla fine ha dovuto rinviare almeno alla prossima settimana proprio per i dubbi di Berlino, Amsterdam e Budapest. E considerato che oggi si riunirà il Coreper (il comitato di tutti gli ambasciatori dei 27) per discutere della situazione in Ucraina e delle nuove sanzioni, molti degli alleati comunitari hanno il sospetto che i polacchi (che hanno sottolineato di potere fare a meno del gas trasportato dallo Yamal) stiano strumentalizzando il caso per forzare la mano già oggi. Anche se la posizione polacca non giustifica il taglio al gas per la Bulgaria.

L’Italia si dichiara pronta ad ogni evenienza ma per il momento preferisce aspettare di verificare le implicazioni di questa “disattivazione”.
Certo, il rinvio di una scelta su uno stop ampio alle fonti energetiche russe sta diventando il vero ventre molle dell’Ue. La Germania ha fatto sapere ieri di poter presto rinunciare al petrolio russo e nello stesso tempo impone il veto di fatto sui provvedimenti. Il tutto poi accade mentre da ieri è diventata operativa la deroga europea al mercato energetico di Spagna e Portogallo.

All’ultimo Consiglio europeo era stata approvata una “eccezione iberica” per poter ridurre il costo delle bollette. Una possibilità motivata dal fatto che questi due paesi ricorrono in maniera minima al gas ma il sistema delle tariffe si riflette sui prezzi pagati dei cittadini in maniera esasperata. Risultato: da ieri bollette quasi dimezzate.

È evidente che la guerra in Ucraina si gioca anche sul fronte dell’economia e dell’energia. Tanto da far inseguire una serie di indiscrezioni sulle contromisure europee. Ad esempio ieri era stata ventilata l’ipotesi che il governo italiano potesse nazionalizzare uno stabilimento di raffineria a Priolo in Sicilia. Si tratta di un impianto di proprietà della russa Lukoil che raffina il 13 per cento del petrolio italiano ed è attivo anche nelle procedure di rigassificazione. Si tratta dell’ultima raffineria costruita nel nostro Paese.

La nazionalizzazione, sebbene a tempo, è stata però smentita dal ministro per lo Sviluppo economico, Giancarlo Giorgetti.
Ma il nodo gordiano che lega il Vecchio Continente all’energia del Cremlino è comunque destinato ad essere tagliato. Il piano inclinato delle sanzioni non può essere raddrizzato.