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Embargo al petrolio russo, l'Europa trova l'intesa: mercoledì sarà ufficializzato, scatterà a settembre

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Dopo il blocco delle forniture russe di gas a Polonia e Bulgaria, la risposta dei 27: il sesto pacchetto di sanzioni conterrà anche "l'oro nero". Prevista una fase di transizione, anche per superare le resistenze della Germania
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BRUXELLES - L’Ue affila le armi per rispondere alle minacce “energetiche” della Russia. E così prepara per dopodomani l’embargo al petrolio. È la prima risposta comunitaria alla decisione di Mosca di chiudere i rubinetti del metano alla Polonia e alla Bulgaria. Sabato quindi si riunirà di nuovo il Coreper (il comitato degli ambasciatori dei 27 Paesi) per dare - salvo sorprese dell’ultima ora - il via libera al sesto pacchetto di sanzioni. Lunedì poi si terrà il Consiglio dei ministri Ue dell’Energia e quindi mercoledì la Commissione metterà nero su bianco l’intero dossier.


La guerra in Ucraina, dunque, passa adesso anche attraverso il blocco all’”oro nero”. Del resto, dopo la mossa del Cremlino di tappare il gasdotto Yamal, sarebbe stato impensabile non rispondere con un atto analogo. È vero che nelle prossime 48 ore dovranno essere limati alcuni aspetti dell&rsq…

BRUXELLES - L’Ue affila le armi per rispondere alle minacce “energetiche” della Russia. E così prepara per dopodomani l’embargo al petrolio. È la prima risposta comunitaria alla decisione di Mosca di chiudere i rubinetti del metano alla Polonia e alla Bulgaria. Sabato quindi si riunirà di nuovo il Coreper (il comitato degli ambasciatori dei 27 Paesi) per dare - salvo sorprese dell’ultima ora - il via libera al sesto pacchetto di sanzioni. Lunedì poi si terrà il Consiglio dei ministri Ue dell’Energia e quindi mercoledì la Commissione metterà nero su bianco l’intero dossier.


La guerra in Ucraina, dunque, passa adesso anche attraverso il blocco all’”oro nero”. Del resto, dopo la mossa del Cremlino di tappare il gasdotto Yamal, sarebbe stato impensabile non rispondere con un atto analogo. È vero che nelle prossime 48 ore dovranno essere limati alcuni aspetti dell’embargo. Ancora una volta la Germania sta chiedendo una fase di transizione molto lunga, di almeno sei mesi. Per archiviare i contratti in essere e adottare i rifornimenti alternativi. È probabile, però, che si arrivi ad una mediazione per sovrapporre l’effettiva efficacia del “ban” a quello del carbone: ossia agosto-settembre. Va considerato che il petrolio, rispetto al gas, offre la possibilità di individuare più facilmente dei fornitori alternativi. E la dipendenza europea dalla Russia su questo carburante è decisamente inferiore rispetto al metano. Fino all’inizio del 2022 il “Vecchio Continente” acquistava da Mosca il 40 per cento del gas e il 25 per cento di petrolio. Anche se queste percentuali si sono via via ridotte negli ultimi due mesi.


Ma il dado è ormai tratto. Nelle riunioni della Commissione e dello stesso Coreper semmai l’altro argomento centrale è stato come comportarsi nel caso in cui il Cremlino decidesse di interrompere i gasdotti anche per altri Paesi dell’Unione, o per tutti. La prima preoccupazione è stata quella di rassicurare tutti i partner. La paura che si è infatti manifestata ieri a Palazzo Berlaymont si concentrava sulla possibilità che alcune delle Capitali europee, quelle più esposte e fragili, potessero cedere al ricatto di Putin e accettare di procedere con i pagamenti in rubli. Le parole pronunciate ieri mattina dalla presidente della Commissione, Ursula von der Leyen, erano mirate proprio ad allontanare questo spettro. I sospetti si erano concentrati sull’Ungheria e sull’Austria. L’idea di partenza, dunque, è stata quella di garantire a tutti la solidarietà europea nel caso in cui ci fosse una sospensione generalizzata dei trasferimenti di gas.

Va tenuto presente che gli effetti della decisione moscovita sulla Polonia e sulla Bulgaria sono limitati. In primo luogo perché lo Yamal trasportava solo il 10 per cento di tutto il gas russo acquistato dagli europei e poi perché sopratutto Sofia ha una dipendenza molto limitata dalla Russia. Insomma il “blocco” è stato a costo “quasi-zero” per la Russia. Non a caso i due governi europei hanno fatto sapere ieri di non avere alcun problema in questo momento. Varsavia, peraltro, è il Paese dell’Unione con gli stoccaggi più alti: i suoi serbatoi sono pieni al 78 per cento. La media europea - e l’Italia è perfettamente in media - è del 35 per cento. Per capire la situazione: l’anno scorso nel medesimo periodo lo stoccaggio era al 43 per cento ma c’era il lockdown che aveva fermato gli impianti industriali e nel 2018 il livello non aveva superato il 18 per cento. In ogni caso Bruxelles si è fatta carico di ogni eventuale aiuto.


Ma il rischio di un blocco totale del gas da parte della Russia è ormai il vero incubo dell’Ue. La possibilità che prima di procedere con l’embargo sia Putin a tagliare i rifornimenti sta diventando il chiodo fisso dei vertici europei. E infatti sul tavolo della Commissione è stato piazzato ieri un dossier dal titolo evocativo “Piano di emergenza”. Ossia cosa fare e cosa si può fare nel caso in cui la guerra “energetica” non escluda più nessuna arma. Intanto bisogna partire da un presupposto: silenziosamente le contromisure sono già state adottate. L’Italia, ad esempio, in questo mese di aprile ha dimezzato il volume di acquisti di gas dalla Russia rispetto allo stesso mese del 2021, in una situazione di sostanziale pareggio dei consumi. E questa tendenza riguarda quasi tutti i membri dell’Unione europea.

Bruxelles vuole però predisporre delle vie d’uscita se tutto dovesse precipitare rapidamente. L’obiettivo, ovviamente, è di reperire il metano in altri mercati. Da pochi giorni è attivo il nuovo gasdotto dalla Lituania alla Polonia e la sua capacità potrebbe comunque essere subito incrementata. Stesso discorso per il terminal galleggiante di gas liquido sempre in Lituania, a Klaipeda. Un impianto che potrebbe essere utilizzato come uno degli hub europei per il gas liquefatto. Così come anche il Tap, la conduttura che dall’Azerbaijan arriva in Puglia è destinato a raddoppiare la portata. La guerra del gas è solo all’inizio