L'Europa mette sotto embargo il petrolio russo, ma solo dal 2023
dal nostro corrispondente Claudio Tito , dal nostro corrispondente Claudio TitoBRUXELLES - I militari coinvolti nell’eccidio di Bucha, la Sberbank, i prodotti utilizzati per la costruzione di armi chimiche e soprattutto l’embargo del petrolio. Ecco il sesto pacchetto delle sanzioni Ue contro la Russia. Ieri, la presidenza della Commissione europea ha illustrato le misure agli ambasciatori dei 27 Paesi. Che hanno dato un sostanziale via libera. Sebbene sul provvedimento più importante, ossia il bando dell’”oro nero”, non siano mancati distinguo. Perché la proposta di Ursula von der Leyen ricalca in maniera piuttosto fedele le richieste della Germania, circostanza non gradita a tutti. Il bando così scatterà a tutti gli effetti solo il prossimo anno. E proprio per evitare che il fronte occidentale si mostrasse diviso, ieri la presidente ha preferito evitare una riunione formale optando per una serie di “faccia a faccia”.
BRUXELLES - I militari coinvolti nell’eccidio di Bucha, la Sberbank, i prodotti utilizzati per la costruzione di armi chimiche e soprattutto l’embargo del petrolio. Ecco il sesto pacchetto delle sanzioni Ue contro la Russia. Ieri, la presidenza della Commissione europea ha illustrato le misure agli ambasciatori dei 27 Paesi. Che hanno dato un sostanziale via libera. Sebbene sul provvedimento più importante, ossia il bando dell’”oro nero”, non siano mancati distinguo. Perché la proposta di Ursula von der Leyen ricalca in maniera piuttosto fedele le richieste della Germania, circostanza non gradita a tutti. Il bando così scatterà a tutti gli effetti solo il prossimo anno. E proprio per evitare che il fronte occidentale si mostrasse diviso, ieri la presidente ha preferito evitare una riunione formale optando per una serie di “faccia a faccia”.
In effetti, in particolare sui tempi di attuazione del “blocco”, l’armonia non è stata piena. Il cosiddetto “phasing out”, la fase di transizione prima dello stop totale, è piuttosto lungo: 7 mesi. L’embargo pieno scatterà dal prossimo primo gennaio, come indidato da Berlino. E anche nelle ultime ore il rappresentante tedesco non ha nascosto le difficoltà del suo Paese a eliminare in tempi più brevi il petrolio russo. La sua posizione è stata appoggiata soprattutto dagli Stati che dipendono al 100 per cento o quasi dalla “benzina” di Putin: Ungheria, Slovacchia e Romania hanno bisogno di tempo per individuare le alternative. E non a caso gli uffici della Presidente della Commissione hanno motivato un periodo così lungo di “phasing out” con la necessità per molti dei membri dell’Unione di studiare le vie della diversificazione. Si tenga presente che il Vecchio Continente compra dalla Russia oltre il 25 per cento di tutto il greggio. Ogni giorno si versano nelle casse del Cremlino 261 milioni di euro. Nello specifico la Germania paga 23 miliardi l’anno e l’Italia 4.
Questa lunga transizione è stata e sarà criticata ulteriormente nei prossimi giorni dalle capitali più “anti-Cremlino”. «Non è abbastanza», è il concetto ripetuto costantemente, ad esempio, dalla Polonia e dai tre governi baltici. Alla fine, però, il pacchetto sta ricevendo il disco verde. Martedì la Commissione lo formalizzerà, mercoledì il Coreper (il comitato dei Rappresentanti permanenti dei 27 governi) lo approverà e sarà pubblicato sulla Gazzetta ufficiale Ue entro il prossimo week end.
Non c’è, però, solo il petrolio nelle nuove sanzioni europee. Ricadono nell’esclusione dal circuito bancario Swift altre tre banche russe ed una Bielorussa. Si tratta della imponente Sberbank, la Russian Agricultural Bank, la Banca di Mosca e della Belinvest di Minsk. Manca ancora una volta la Gazprom Bank. E il motivo è chiaro: attraverso di essa si paga il gas. Il secondo aspetto è direttamente collegato al conflitto bellico. Anzi, la guerra sembra entrare direttamente nelle sanzioni. In primo luogo l’Europa non venderà più a Mosca prodotti necessari per la costruzione di armi chimiche. Ma c’è un aspetto ulteriore. Tutti i militari russi che via via verranno sottoposti a inchieste internazionali per i crimini commessi in Ucraina, a partire dalle atrocità compiute a Bucha, saranno inseriti nella “black list” dell’Ue. Infine, altre tre testate giornalistiche accusate di collusione con il Cremlino e di propalare fake news saranno bandite.