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Giulia Iuticone, la cacciatrice di Cfo: "Ancora poche donne tra i direttori finanziari"

Donne impresa. Laurea all'Università Bocconi di Milano, è executive search and leadership advisory della multinazionale Usa Heidrick & Struggles, grande società di selezione del personale quotata al Nasdaq, dopo una carriera in grandi aziende, da Intesa a General Electric. Sempre con un focus: individuare possibili nuovi talenti
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Il capitale umano è la materia prima del suo lavoro. Ne valuta il valore, le potenzialità, la capacità di assumere oneri e di occupare posizioni di vertice. Da maggio 2019 Giulia Iuticone, ‘cacciatrice di teste’, seleziona talenti per il top management dei dipartimenti finanziari di aziende e organizzazioni italiane, con sede a Milano, nel ruolo di executive search and leadership advisory della multinazionale Usa Heidrick & Struggles, head hunter quotati al Nasdaq, con un fatturato netto consolidato 2021 di 285,5 milioni di dollari. In General Electric, dove ha lavorato per undici anni in un ruolo più finanziario, Giulia Iuticone ha imparato ad apprezzare la cultura della leadership e delle soft skill associata alla competenza tecnica. “Questi due elementi, poiché sono sempre stata coinvolta nel processo di selezione, mi hanno portato a capire che la mia attitudine era quella di executive search”. E fin dal 2006 quando ha …

Il capitale umano è la materia prima del suo lavoro. Ne valuta il valore, le potenzialità, la capacità di assumere oneri e di occupare posizioni di vertice. Da maggio 2019 Giulia Iuticone, ‘cacciatrice di teste’, seleziona talenti per il top management dei dipartimenti finanziari di aziende e organizzazioni italiane, con sede a Milano, nel ruolo di executive search and leadership advisory della multinazionale Usa Heidrick & Struggles, head hunter quotati al Nasdaq, con un fatturato netto consolidato 2021 di 285,5 milioni di dollari. In General Electric, dove ha lavorato per undici anni in un ruolo più finanziario, Giulia Iuticone ha imparato ad apprezzare la cultura della leadership e delle soft skill associata alla competenza tecnica. “Questi due elementi, poiché sono sempre stata coinvolta nel processo di selezione, mi hanno portato a capire che la mia attitudine era quella di executive search”. E fin dal 2006 quando ha iniziato la sua attività nella compagnia di servizi statunitense, si è allenata allo smart working. “Soprattutto durante il financial management program, una sorta di master, viaggiavo molto per fare esami ad Amsterdam, Londra e a Parigi. Mi sono abituata a lavorare ovunque fossi. Quando è scoppiata la pandemia ero preparata a operare dalla mia postazione di casa, vivendo certi momenti un po’ complessi per la presenza dei miei tre figli ragazzini che comunque hanno imparato a chiedermi le cose parlando sottovoce”.

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Dopo il liceo classico Scipione Maffei a Verona, dov’è nata nel novembre del 1981, nell’ultimo anno di università alla Bocconi, corso di laurea in Economia di mercati e intermediari finanziari, la manager è partita per Londra per un’intership sul mondo degli hedge fund. Sei mesi alla Queen Mary university con l’Erasmus sono stati l’esordio di un percorso di studi sulle banche d’affari e gli investimenti. “Salvo poi ricredermi e volere qualcosa di più legato all’economia reale”. Lo start vero e proprio della carriera è avvenuto nella società di gestione del risparmio di Banca Intesa, dove riportava al responsabile investor relations della divisione hedge funds. Prima di entrare in Heidrick & Struggles, ha lavorato per grandi corporate tra cui, per venti mesi, la Schneider Electric, come responsabile della pianificazione e controllo in Italia. “Avevo la prospettiva di crescere fino a diventare cfo, chief financial officer. C’era da fare tanto. Un chance management importante, una politica di smart working, ho gestito una ristrutturazione di 70 persone, avevo un team con undici componenti. Interessante, però ho capito che nelle multinazionali bisogna essere al centro, quindi avrei dovuto andare a Parigi e questo non si conciliava con la mia vita personale. Ho ripensato a un ambito soddisfacente e più flessibile”.

In General Electric dal 2006 al 2017 Giulia Iuticone ha costruito il suo background aziendale. In diversi ruol, prima nel settore Oil&Gas a Firenze, e Energy e Security principalmente in Europa, per tre anni a Londra da dove è rientrata nel 2015. Ha attraversato da posizioni di vertice la trasformazione del finance, nel miglioramento continuo del business, i settori vendite, marketing, risorse umane, e in ambito digitale ha avuto il controllo della supply chain e dell’e-commerce. Nel 2007 l’incontro con l’uomo che ha sposato, ingegnere in Eni business. La prima figlia, Bianca, è nata a Verona nel 2011, poi Carlo nel 2013 e infine Anna l’anno dopo. “È stato un cambiamento importante, nessuno lo dice mai, ma diventare genitore in poco tempo di una famiglia così complessa ti fa sviluppare doti di leadership e project management. Sono diventata molto più efficiente. Era anche il momento opportuno per fare la famiglia, in azienda mi conoscevano, non avevo bisogno di dimostrare nulla ed ero tranquilla. Non mi sono messa in condizione difficile. Nel rientro sono diventata molto operativa, la gestione per assurdo è diventata più semplice”.

Al rientro in Italia la manager si è mossa con l’intento di mettersi di nuovo in gioco. “Heidrick era la multinazionale che più mi ricordava Ge, in un contesto italiano imprenditoriale da costruire. Eccomi qui approdare all’executive search. Un percorso. La prima difficoltà è stata l’adattamento da un contesto corporate a un campo più laterale, ossia la consulenza. Con regole meno scritte. Passare da un settore all’altro e la necessità di studiare e comprendere il quadro complessivo. A distanza di tre anni abbiamo costruito una practice solida e funzionale, sono riconosciuta dai clienti, vuol dire che da zero abbiamo creato credibilità. Il mio obiettivo è diventare partner accreditato, vorrei fare da advisor come general counsel per supportare le organizzazioni e l’evoluzione del finance”. Come ‘cacciatrice di teste’ il suo specifico è il cfo, il direttore finanziario. A questa ricerca Iuticone ha lavorato con quasi tutti i settori, dall’energy con Pirelli e Snam al Carrefour pet food, ‘un mercato molto interessante’, la nutraceutica, il chimico farmaceutico. Monitorare i talenti, individuare persone che non sono in posizione apicale ma la possono acquisire. “Bisogna essere molto veloci. C’è la ricerca esterna ma anche interventi di calibrazione o benchmarking: in questo consiste il lavoro di advisor: valutare e nel caso valorizzare all’interno persone molto valide, confrontandole con altri talenti che svolgono lo stesso ruolo, per una promozione”.

L’italianità è l’elemento chiave nel lavoro della manager. “Siamo attenti a fare liste bilanciate: azienda italiana oppure un’azienda che ricerca un italiano. Detto questo, abbiamo un forte spirito di collaborazione nella practice per cui a livello settimanale io parlo con i miei colleghi di Francia, Germania, Uk, c’è molta condivisione delle informazioni anche perché un direttore finanziario viene apprezzato nella dimensione internazionale. Anche per la mia storia in Ge, ho visto tutte le nazionalità, dall’America all’Asia”.

Tra i manager in posizioni apicali le donne sono soltanto il 13 per cento, secondo le statistiche. “Nei ruoli di cfo le donne sono indietro, e questa è una catena. Dipende molto dal settore. Nel fashion per esempio c’è più spazio. Nei ruoli prettamente tecnici, come gli ingegneri, le donne sono arrivate dopo, per ragioni storiche, erano percorsi universitari e di carriera che non si intraprendevano o che un tempo per noi non erano contemplati. Oggi c’è molta più apertura e education, ce ne sono tante a livello europeo”. Le retribuzioni. “Anche lì è un retaggio storico e direi che ci sono diversi elementi. Le donne hanno mediamente uno stipendio più basso perché hanno fatto iter di carriera più lenti e si sono affacciate a certi lavori tardi. Vedo un miglioramento ma il gap è ancora tra i 20 e i 30 mila euro lordi. Poi ci sono elementi di attitudine, di gestione delle relazioni. Una donna tendenzialmente non chiede, dimostra, fa parte della personalità. Questo ha riguardato anche me. Heidrick è stata molto attenta, ma io non ho mai chiesto. Per cultura parto dalle mie origini, i veneti sempre stati dei grandi lavoratori. Per quanto riguarda la dimensione personale di una donna con famiglia, laddove è in una comfort zone lavorativa, non si mette in difficoltà nel chiedere una posizione diversa. E questo a volte è sbagliato. Bisogna avere ambizioni e mettersi in gioco”.

Iuticone ha due consigli per le giovani donne. “Seguire le aspirazioni e non frenarle, sia sul versante del ruolo che dell’aspetto economico. L’altro è più conservativo: se capita l’opportunità di cfo bisogna bilanciarla con la condizione personale e i propri obiettivi, non mettersi in difficoltà da sole. Se è in un contesto lontano da casa per tre giorni alla settimana o di più, per quanto la qualifica possa essere allettante, fare passi al momento giusto, con onestà nei confronti propri e dell’azienda”.  L’importanza dei mentori. “Ne ho sempre avuti: ex capi, leader all’interno di Heidrick, persone con cui ho lavorato e stretto rapporti di amicizia, e anche miei pari grado. È fondamentale per le donne, che invece tendono ad arrangiarsi, a non confrontarsi, a pensare di poter fare tutto da sole”. Sul piano organizzativo privato “prima di tutto occorre avere un set up a casa che funzioni. Una tata affidabile perché noi non possiamo contare sui nonni. Pianificare il tempo da dedicare ai figli e quello per il lavoro. Loro sanno quando la mamma si devo isolare durante la giornata. Bisogna essere molto chiari nella comunicazione per non creare false aspettative, e poi avere momenti in cui garantire la presenza”.

Ex atleta di ginnastica ritmica, appena può torna all’antico amore, ma come deriva pratica lo yoga. Le piace il tennis, segue suo figlio che gioca in agonistica. Nelle vacanze invernali tutta la famiglia scia a Canazei e in estate c’è una casa al mare vicino Venezia e poi in giro ad agosto. “Sono due anni che mio marito vorrebbe andare in Canada. Per me è ancora presto, viaggiare sì ma in Italia, stiamo scoprendo il Lazio, Viterbo e la Puglia”. Romanzi e saggi. Sul comodino c’è ‘L’età dello tsunami. Come sopravvivere a un figlio preadolescente’ di Alberto Pellai. “Molto interessante, spero mi aiuti”. E ‘Cambiare l’acqua ai fiori’ di Valerie Perrin. Gli amici. “Ci tengo molto. Ho la fortuna di averne dall’asilo, in ogni posto del mondo ho qualcuno che sta lì. Appena posso organizzo cene, ci siamo fermati per tanto tempo, ma stiamo riprendendo e mi dà molta energia”.