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Extraprofitti, avanti piano: Enel ed Edison pagheranno 100 milioni a testa

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Il governo, che ha alzato l'aliquota dal 10 al 25%, ha previsto un gettito attorno a 11 miliardi di euro
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ROMA - Le aziende energetiche cominciano a fare i conti su quanto pesarà sui bilanci la tassa sugli extraprofitti. Ma a un primo esame, emerge come il governo potrebbe aver peccato di eccessivo ottimismo annunciando un gettito previsto attorno agli 11 miliardi di euro. Lo si può dedurre da quanto hanno dichiarato ieri due società di primo piano nella produzione e vendita di energia e gas naturale, che hanno presentato i conti del primo trimestre dell’anno.

Stiamo parlando di Enel ed Edison, che assieme a Eni, coprono oltre la metà delle quote di mercato. Sia l’ex monopolista controllato dal Tesoro, sia il gruppo milanese che ha nel colosso feancese Edf il suo primo azionista, …

ROMA - Le aziende energetiche cominciano a fare i conti su quanto pesarà sui bilanci la tassa sugli extraprofitti. Ma a un primo esame, emerge come il governo potrebbe aver peccato di eccessivo ottimismo annunciando un gettito previsto attorno agli 11 miliardi di euro. Lo si può dedurre da quanto hanno dichiarato ieri due società di primo piano nella produzione e vendita di energia e gas naturale, che hanno presentato i conti del primo trimestre dell’anno.

Stiamo parlando di Enel ed Edison, che assieme a Eni, coprono oltre la metà delle quote di mercato. Sia l’ex monopolista controllato dal Tesoro, sia il gruppo milanese che ha nel colosso feancese Edf il suo primo azionista, hanno dichiarato che la tassa sugli extraprofitti peserà per entrambi per circa 100 milioni sui conti.

Nelle prossime settimane arriveranno le previsioni della tassa anche per le utility locali quotate in Borsa, da A2a a Hera, nonché per gli operatori delle rinnovabili, da Falck a Erg. E si capirà meglio se la mossa del governo Draghi possa effettivamente coprire la maggior parte dell’ultima manovra in favore di cittadini e imprese colpite dalle conseguenze del conflitto russo-ucraino: il decreto Aiuti ha impegnato oltre 14 miliardi di risorse, di cui 6,5 dall’aumento dell’aliquota della tassa degli extraprofitti passata dal 10 al 25% (arrivando così agli 11 miliardi complessivi).

È vero che soltanto le imprese che si occupano di vendere energia e gas in Italia sono circa 700, ma non hanno di certo il fatturato dei laeder di settore. Al ministero dell’Economia si dicono fiduciosi sulle possibili entrate e confermano le previsioni. Se ne capirà di più in giornata, quando il testo definitivo del decreto Aiuti tornerà per l’approvazione in Consiglio dei ministri: le aziende aspettano di capire se ci sarà qualche modifica del perimetro di applicazione della tassa, che al momento si calcola sulla differenza tra le operazioni in entrata e uscita ai fini dell’Iva di un periodo (1° ottobre 2021-31 marzo 2022) contro il “saldo” di un altro periodo (1° ottobre 2020- 31 marzo 2021).

Il gruppo Eni, quando l’aliquota era ancora al 10%, aveva annunciato che la tassa avrebbe pesato per «alcune centinaia di milioni» e ora sta subendo le pressioni degli investitori per capire quanti diventeranno con l’innalzamento al 25%. Enel ed Edison, invece, si sono già sbilanciati. Anche se alla fine pesano diversamente in bilancio. Enel, ieri, ha dichiarato un utile netto nel primo trimestre pari a 1,23 miliardi (in aumento del 21,6%), mentre gli interventi del governo hanno fatto scendere i profitti di Edison a 27 milioni, contro i 98 dello stesso periodo di un anno fa.

Non l’ha presa benissino, l’amministratore delegato di Edison Nicola Monti, che critica le scelte del governo: «Questa non è una tassa sugli extraprofitti, su cui noi saremmo pronti a fare la nostra parte, ma sui margini. Un provvedimento con intenti giusti, condivisibile, ma formulato male. Così si mette in difficoltà una società come la nostra, su cui ha avuto un effetto sproporzionato».