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Merli (Erg): "Tassa incostituzionale: sugli extraprofitti, sarà ricorso"

L’amministratore delegato della società leader dell’eolico: "È incostituzionale. Il governo colpisce un settore per dare una mancia elettorale. Servono interventi strutturali, invece sulle rinnovabili la semplificazione è minima"
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ROMA -  «La cosiddetta tassa sugli extraprofitti non solo è sbagliata, ma è incostituzionale. Penalizza il settore delle rinnovabili, fondamentale per la decarbonizzazione, solo per raccogliere fondi per mance elettorali volute dai partiti». Paolo Merli, amministratore delegato di Erg, la prima società dell’eolico in Italia è tra i firmatari del documento che ha attaccato il governo. A Repubblica ha spiegato nel dettaglio l’opposizione al provvedimento.

Le associazioni delle rinnovabili hanno parlato di prelievo iniquo, con ricadute irragionevoli e penalizzanti per il settore. Perché?
«Come gruppo Erg, principale operatore del settore eolico in Italia, siamo frustrati. A fine febbraio, assieme a tutti gli associati di Elettricità Futura, avevamo dato disponibilità al governo ad accelerare gli investimenti per installare 60 gigawatt di rinnovabili nei prossimi anni a fronte di una semplificaz…

ROMA -  «La cosiddetta tassa sugli extraprofitti non solo è sbagliata, ma è incostituzionale. Penalizza il settore delle rinnovabili, fondamentale per la decarbonizzazione, solo per raccogliere fondi per mance elettorali volute dai partiti». Paolo Merli, amministratore delegato di Erg, la prima società dell’eolico in Italia è tra i firmatari del documento che ha attaccato il governo. A Repubblica ha spiegato nel dettaglio l’opposizione al provvedimento.

Le associazioni delle rinnovabili hanno parlato di prelievo iniquo, con ricadute irragionevoli e penalizzanti per il settore. Perché?
«Come gruppo Erg, principale operatore del settore eolico in Italia, siamo frustrati. A fine febbraio, assieme a tutti gli associati di Elettricità Futura, avevamo dato disponibilità al governo ad accelerare gli investimenti per installare 60 gigawatt di rinnovabili nei prossimi anni a fronte di una semplificazione delle procedure autorizzative. Quest’accelerazione equivarrebbe ad oltre 80 miliardi di euro di investimenti, un contributo importante all’economia del Paese e all’indipendenza dal gas, nonché alla decarbonizzazione, portata avanti con capitali privati, almeno nel nostro caso. In risposta abbiamo avuto una nuova norma,  impropriamente chiamata “tassa sugli extra-profitti” perché in realtà per come congeniata, ovvero misurata sui saldi iva e non sull’utile di bilancio, unico strumento giuridico per rilevare il reddito, risulta iniqua e punitiva.».

Perché pensate che sia irragionevole e punitiva?
«Sono tra coloro che si sentono rassicurati dal fatto di avere una personalità come Mario Draghi come premier, tuttavia si ha la sensazione che il Governo in questa fase stia assecondando troppo le pressioni dei partiti in un anno preelettorale. Mi spiego meglio. La norma individua nella differenza tra attività e passività rilevanti ai fini Iva un modo veloce e certo da destinare alle coperture del decreto Aiuti. Tuttavia, risulta iniqua perché questi saldi non considerano varie poste di bilancio, né l’effetto dei derivati di copertura né l’andamento del certificato verde, entrambe passività in quanto inversamente proporzionali agli elevati prezzi dell’energia. Questi per l’azienda sono costi reali che però non vengono considerati dalla norma. Dirò di più, non si escludono operazioni straordinarie che nulla avrebbero a che vedere con i prezzi dell’energia e quindi con la ratio stessa della norma, pertanto facilmente impugnabili. Abbiamo evidenziato questi profili tecnici sbagliati nelle sedi opportune. Tuttavia, l’aliquota passerà dal 10% al 25% apparentemente senza modificare le storture tecniche. Non ci resta che confidare nell’iter parlamentare e poi valuteremo le misure di tutela.».

Ma siano di fronte a una crisi economica e il governo vede che ci sono imprese che guadagnano lo stesso: non è giusto che ognuno faccia la sua parte?
«Mi ripeto, noi ci siamo. Perché il governo non mette un prelievo una tantum tramite un’addizionale Ires sull’anno 2022, sperando poi che questa sciagurata guerra finisca e i prezzi dell’energia si stabilizzino. D’altronde un euro di utile è uguale per tutti a prescindere dal settore. Sarebbe condivisibile. Invece, la modalità scelta è priva di senso. Prendiamo il caso di una azienda energetica che abbia fatto operazioni straordinarie, magari vendendo degli impianti: viene penalizzata per quanto ha incassato ora senza tenere conto di quanto aveva speso magari 2 o 3 anni prima? Da un governo di tecnici mi aspetterei interventi tecnicamente inattaccabili mentre questa norma si presta a svariati profili di incostituzionalità, tra cui, a parte essere discriminatoria verso un solo settore, per come pensata non tiene conto della reale capacità contributiva dei soggetti colpiti. Aggiunga poi che queste risorse sono tolte alle società che più di tutte sono chiamate ad investire nei prossimi anni nella transizione energetica creando posti di lavoro. Mi spiace dirlo e so che è impopolare ma fa rabbia vedere che queste risorse vengono distribuite a pioggia invece di essere reinvestite per creare un ciclo economico più robusto e beneficiare le generazioni future a cui rischiamo di lasciare le macerie climatiche di una mancata transizione energetica».

Ma la crisi è ora e il governo deve guardare a tutti.
«Ripeto c’è bisogno di una tantum, noi ci siamo se è equa. Servono però interventi strutturali: i prezzi dell’energia resteranno elevati 4 o 5 anni, perché le quotazioni sconteranno il rischio geopolitico. Non sarebbe meglio accelerare i progetti delle rinnovabili, per stabilizzare i prezzi e al contempo lasciare un mondo migliore ai nostri figli?».

Anche all’estero sono intervenuti: in Spagna e in Francia hanno messo tetti al prezzo dell’energia o del gas.

«In Francia Macron ha avuto il coraggio di nazionalizzare Edf, la principale utility del paese già controllata dallo Stato, senza toccare minimamente le altre società e tantomeno il settore rinnovabile. Mentre in Spagna stanno lavorando su un meccanismo virtuoso, con l’introduzione di un cap al prezzo del gas, che avrà l’effetto di calmierare i prezzi dell’energia. Noi siamo presenti in 8 paesi fuori dall’Italia, tra cui Francia, Germania, Regno Unito, Polonia e Spagna per citare i più grandi e in nessuno di questi abbiamo avuto alcuna misura punitiva, eppure anche questi paesi stanno vivendo la stessa nostra crisi. Più in generale come paese se vogliamo dare un impulso alla transizione energetica in Italia dovremmo ridurre invece che aumentare la percezione del rischio regolatorio e lavorare su sistemi di stabilizzazione dei prezzi per le rinnovabili che tengano conto delle enormi dinamiche inflattive. All’estero i prezzi in asta sono legati all’inflazione, in Italia no. Nel 2021 in Italia abbiamo installato meno di 1000MW tra eolico e solare, posizionandoci per entrambe le tecnologie ampiamente fuori dai primi dieci paesi in Europa.

La tassa sugli extraprofitti farà scappare gli operatori stranieri?
«Così come stanno le cose, anche a Erg, le assicuro, viene voglia di investire sempre più all’estero. È un peccato perché il paese avrebbe un enorme potenziale e noi abbiamo una pipeline importante di progetti per oltre 1 miliardo di euro di investimenti che ci piacerebbe fare alle giuste condizioni».