✕

“Sequestrare le riserve russe”. Scontro Ue-Mosca

Viktor Orbán con Ursula von der Leyen  
Le sanzioni. Ci sono trecento miliardi in valuta e oro congelati all’estero. Borrell: “Usiamoli per ricostruire”. La replica: “È illegale”
2 minuti di lettura

MENTRE l’Unione europea tenta di trovare la quadra sul sesto pacchetto di sanzioni incentrato sullo stop al petrolio russo, l’Alto rappresentante per gli Affari esteri, Josep Borrell, avanza una proposta che fa ulteriormente salire la tensione con Mosca. Per Borrell, che lo dichiara in una intervista al Financial Times, gli Stati membri dell’Unione dovrebbero «prendere in considerazione di sequestrare le riserve valutarie russe congelate per sostenere il costo della ricostruzione dell’Ucraina dopo la guerra».

Non si fa attendere la reazione della Russia: come riporta la Tass, il viceministro degli Esteri, Alexander Grushko, tuona che si tratterebbe di un atto da «legge della giungla», che condurrebbe alla «distruzione delle fondamenta delle relazioni internazionali» e che «colpirebbe gli stessi europei e l’Occidente in generale, perché sarebbe totalmente illegale».

In ballo ci sono attività c…

MENTRE l’Unione europea tenta di trovare la quadra sul sesto pacchetto di sanzioni incentrato sullo stop al petrolio russo, l’Alto rappresentante per gli Affari esteri, Josep Borrell, avanza una proposta che fa ulteriormente salire la tensione con Mosca. Per Borrell, che lo dichiara in una intervista al Financial Times, gli Stati membri dell’Unione dovrebbero «prendere in considerazione di sequestrare le riserve valutarie russe congelate per sostenere il costo della ricostruzione dell’Ucraina dopo la guerra».

Non si fa attendere la reazione della Russia: come riporta la Tass, il viceministro degli Esteri, Alexander Grushko, tuona che si tratterebbe di un atto da «legge della giungla», che condurrebbe alla «distruzione delle fondamenta delle relazioni internazionali» e che «colpirebbe gli stessi europei e l’Occidente in generale, perché sarebbe totalmente illegale».

In ballo ci sono attività congelate dalle sanzioni per 300 miliardi di dollari, vale a dire circa la metà delle riserve internazionali valutarie e in oro detenute dalla Banca centrale russa guidata da Elvira Nabiullina, che alla fine di aprile ammontavano a 593,1 miliardi di dollari (629,4 miliardi al 25 febbraio).

Il capo della diplomazia europea Borrell invita a replicare con le attività russe lo schema già adottato dagli Stati Uniti con le riserve della Banca centrale dell’Afghanistan, dopo che dallo scorso agosto i talebani sono tornati al potere a Kabul. Ebbene, gli Usa hanno congelato oltre 7 miliardi di dollari sui 9 complessivi di riserve internazionali afghane e ora, non senza polemiche, una parte di quella cifra potrebbe finire come risarcimento alle vittime dell’11 settembre, impegnate in procedimenti giudiziari proprio contro i talebani.

«Voterei a favore, perché è molto logico», ha aggiunto Borrell, riferendosi all’utilizzo dei 300 miliardi russi per la ricostruzione dell’Ucraina, data la «incredibile quantità di denaro» che sarà necessaria.

Nel frattempo, nella speranza di riuscire ad approvare questa settimana il sesto pacchetto di sanzioni contro Mosca, ieri pomeriggio la presidente della Commissione Ue, Ursula von der Leyen, è volata a Budapest. Obiettivo del viaggio: incontrare il primo ministro ungherese, Viktor Orbán, il più in sintonia con Vladimir Putin dei leader europei, per affrontare il nodo dell’approvvigionamento energetico, essendo l’embargo graduale al petrolio russo il provvedimento cardine della nuova tornata di misure contro Mosca.

Ancora ieri mattina, però, il ministro degli Esteri, Peter Szijjarto, ha ribadito che Budapest non voterà a favore. Priva di sbocchi sul mare, l’Ungheria, con la Slovacchia e la Repubblica Ceca, è tra i Paesi che più stanno frenando l’Ue sul blocco al greggio, chiedendo più tempo per adeguarsi oltre che compensazioni finanziarie per riadattare le infrastrutture alla nuova situazione. L’Ue sarebbe disposta a concedere garanzie, ma secondo alcune versioni Budapest chiederebbe addirittura un’esenzione totale dall’embargo.

A remare contro le misure, sono anche gli altri membri dell’Ue, Grecia, Cipro e Malta, che pure nei giorni scorsi hanno domandato una moratoria per il divieto, previsto appunto nel sesto pacchetto di sanzioni, di condurre petrolio russo verso Stati terzi.

Il motivo è semplice: gli armatori dei tre Paesi, e quelli di Atene soprattutto, stanno facendo affari d’oro trasportando il greggio di Mosca verso Cina e India. Grecia, Cipro e Malta potrebbero già avere vinto la loro partita: ieri l’agenzia Bloomberg riferiva che il divieto di trasporto del petrolio russo verso Paesi terzi sarebbe già uscito dal pacchetto di misure.