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Aperture agevolate di startup e Srl, lo sconto resta una chimera: mancano (dopo tre mesi) i modelli del Mise

(reuters)
A febbraio sarebbero dovuti arrivare gli statuti standard per poter aprire le società attraverso la procedura online, sfruttando una riduzione dei corrispettivi ai notai
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MILANO - La data prevista (12 febbraio) è passata da ormai tre mesi, ma ancora non c'è traccia dei modelli di statuto standard che consentirebbero agli aspiranti imprenditori di avviare una società attraverso la procedura online dei notai a prezzo ridotto, risparmiando scartoffie e qualche centinaia di euro che, soprattutto quando si tratta di muovere i primi passi, non guastano certo. La mancanza è l'ennesimo strascico della querelle sulle modalità di registrazione delle startup innovative e delle società in genere.

Breve cronistoria dei fatti. Dal 2016, con l'Investment compact, è stato possibile costituire startup innovative con una procedura digitale e quasi gratuita, senza bisogno di un atto notarile ma andando direttamente alle Camere di commercio. Un regime valido fino al marzo 2021, quando il Consiglio di Stato - interpellato dopo un ricorso del Consiglio nazionale del notariato al Tar del Lazio - ha disposto che fo…

MILANO - La data prevista (12 febbraio) è passata da ormai tre mesi, ma ancora non c'è traccia dei modelli di statuto standard che consentirebbero agli aspiranti imprenditori di avviare una società attraverso la procedura online dei notai a prezzo ridotto, risparmiando scartoffie e qualche centinaia di euro che, soprattutto quando si tratta di muovere i primi passi, non guastano certo. La mancanza è l'ennesimo strascico della querelle sulle modalità di registrazione delle startup innovative e delle società in genere.

Breve cronistoria dei fatti. Dal 2016, con l'Investment compact, è stato possibile costituire startup innovative con una procedura digitale e quasi gratuita, senza bisogno di un atto notarile ma andando direttamente alle Camere di commercio. Un regime valido fino al marzo 2021, quando il Consiglio di Stato - interpellato dopo un ricorso del Consiglio nazionale del notariato al Tar del Lazio - ha disposto che fosse necessario passare dai professionisti. Dopo ampie polemiche, e dubbi sul destino delle circa 3.500 startup (su 11mila) che avevano sfruttato quella finestra, nel dicembre scorso è arrivato il decreto che ha recepito la direttiva europea sugli strumenti digitali nel diritto societario, fissando le nuove regole. In sostanza, ha stabilito che sia le startup innovative che le Srl comuni hanno bisogno del notaio per nascere. Ma il loro battesimo può arrivare anche via webcam, attraverso la piattaforma realizzata da Notartel, la società Ict dei notai. Una scelta criticata da Confindustria. "Un passo indietro a discapito della semplificazione, in un momento storico nel quale si pone giustamente l'accento sui temi della transizione digitale e della concorrenza, stimolati dal Pnrr", ricorda Riccardo Di Stefano, presidente dei Giovani imprenditori. Dal notariato, il consigliere con delega all'informatica, Vincenzo Gunnella, rimarca invece che "la procedura è perfettamente funzionante" e "tutte le richieste di costituzione online pervenute sino ad ora sono state soddisfatte", anche con soci "in continenti diversi, annullando i costi di trasferta tipici della vecchia modalità". E rimarca che l'atto pubblico "garantisce tutti i controlli previsti dalle norme Ue e italiane, anche sotto il profilo antiriciclaggio" oltre a ridurre "i tempi di costituzione (1 giorno) rispetto ai tempi risultanti dalla vecchia procedura con le camere di commercio (dai 20 ai 60 giorni)".

Assodata la soluzione scelta, resta un problema irrisolto che amareggia industriali e mondo dell'innovazione. Il decreto di dicembre prevedeva (articolo 2, comma 3) limiti massimi di onorario ai notai, da applicare in caso di utilizzo di modelli di statuto standard. A definirli doveva essere il Mise, entro 60 giorni dalla pubblicazione del decreto: data sforata. Al Ministero fanno presente che la pratica è rimasta incagliata nell'esigenza di concerto con altri dicasteri, e che appena sarà sbloccata i modelli verranno pubblicati. Giorgio Ciron, direttore di InnovUp, racconta che "più volte abbiamo sollecitato la questione al Mise, senza ottenere risposte". E commenta amaro: "Comprendo che il Mise abbia anche altre priorità, ma è evidente che in un momento così delicato agevolare la nascita di nuove aziende è importante per tutta l'economia". Gunnella fa sapere che i professionisti sono "in attesa della definizione del modello che deve essere elaborato dal Ministero dello sviluppo economico su parere del Ministero di giustizia, alla cui richiesta di osservazioni abbiamo dato il nostro contributo".

Un quadro che, dice Di Stefano, "aumenta il grado d'incertezza". E le società vedono sfumare l'occasione di uno sconto. "Secondo il rapporto Doing Business della Banca Mondiale l’Italia è il peggior paese in Europa per costi e lunghezza delle procedure per costituire una società", spiega Giovanni Toffoletto, co-fondatore e ceo di LexDo.it, il servizio legale 100% online che aiuta gli imprenditori ad aprire e gestire nuove attività in Italia. "Da noi in media costa circa 3mila euro e 10 giorni di lavoro, mentre nel Regno Unito bastano 12 pound e qualche ora, in Francia 100 euro e 24 ore", aggiunge. Secondo i calcoli di Ciron, con la procedura in vigore fino alla sentenza del Consiglio di Stato, a una startup bastavano 200 euro per registrarsi. Ora, "a una Srl ordinaria servono circa 1.500 euro di notaio e 600 di imposte, per una startup innovativa circa 2.000 di notaio e 200 di imposte. E la procedura online non ha abbattuto questi costi, mentre i modelli standard come quelli già approvati dal 2016 consentirebbero un risparmio di un migliaio di euro. Se si considera che nove startup su dieci partono con meno di 10mila euro di capitale, è una zavorra nel momento dello scatto iniziale". Concorda Francesco Cerruti, direttore generale di Italian Tech Alliance, per il quale "stupisce il ritardo nella pubblicazione degli statuti standard", e "preoccupa" perché "crea una situazione che disallinea l'Italia rispetto agli standard degli altri Paesi europei provocando un paradosso tale per cui oggi costituire online una startup costa 10 volte più rispetto a quando era in vigore la vecchia procedura".