Balneari, 4 stabilimenti su 10 pagano meno di mille euro di concessione. Ecco i numeri dietro il braccio di ferro governo-maggioranza
di Serenella Mattera , di Serenella MatteraROMA - Trecentododici stabilimenti balneari pagano meno di 100 euro l'anno allo Stato per la concessione. I tre quarti dei gestori hanno un canone inferiore ai 5000 euro. In tutto il governo ha incassato tra il 2016 e il 2020 una media di 101,7 milioni l'anno, meno dei 111 milioni di euro che erano stati preventivati. A fronte di un giro di affari "stimato del settore" che, sottolinea il Consiglio di Stato, si aggira "intorno ai quindici miliardi di euro all'anno".
Ruota attorno a questi dati, il braccio di ferro in corso in queste ore tra il governo e la maggioranza sulle spiagge d'Italia. Si tratta di informazioni frammentate, dal momento che manca una mappatura completa e omogenea su tutto il territorio nazionale. Ma secondo l'ultimo rapporto della Corte dei Conti nel 2020 lo Stato ha incassato 92 milioni e 566mila euro per 12.166 concessioni "ad uso turistico". Con una sproporzione rispetto ai potenziali guadagni dei gestori "…
ROMA - Trecentododici stabilimenti balneari pagano meno di 100 euro l'anno allo Stato per la concessione. I tre quarti dei gestori hanno un canone inferiore ai 5000 euro. In tutto il governo ha incassato tra il 2016 e il 2020 una media di 101,7 milioni l'anno, meno dei 111 milioni di euro che erano stati preventivati. A fronte di un giro di affari "stimato del settore" che, sottolinea il Consiglio di Stato, si aggira "intorno ai quindici miliardi di euro all'anno".
Ruota attorno a questi dati, il braccio di ferro in corso in queste ore tra il governo e la maggioranza sulle spiagge d'Italia. Si tratta di informazioni frammentate, dal momento che manca una mappatura completa e omogenea su tutto il territorio nazionale. Ma secondo l'ultimo rapporto della Corte dei Conti nel 2020 lo Stato ha incassato 92 milioni e 566mila euro per 12.166 concessioni "ad uso turistico". Con una sproporzione rispetto ai potenziali guadagni dei gestori "evidente" e altissima, ha sottolineato il Consiglio di Stato nella sentenza in cui ha detto basta alle proroghe illimitate (il governo Conte aveva fissato la data ultima al 2033) e fissato al 31 dicembre 2023 il termine ultimo per indire le gare.
"I dati forniti dal sistema informativo del demanio marittimo del ministero delle Infrastrutture - annota la sentenza del Consiglio di Stato - rivelano che in Italia quasi il 50% delle coste sabbiose è occupato da stabilimenti balneari, con picchi che in alcune Regioni (come Liguria, Emilia-Romagna e Campania) arrivano quasi al 70%". Una percentuale di occupazione, quindi, "molto elevata, specie se si considera che i tratti di litorale soggetti ad erosione sono in costante aumento e che una parte significativa della costa libera risulta non fruibile per finalità turistico-ricreative, perché inquinata o comunque abbandonata". A ciò si aggiunge che in molte Regioni è previsto un limite massimo di costa che può essere oggetto di concessione, "che nella maggior parte dei casi coincide con la percentuale già assentita". Insomma, mettere a gara solo le porzioni di spiaggia oggi non affidate a concessionari, vorrebbe dire non mettere a gara quasi nulla. Secondo Legambiente, ad esempio, a Forte dei Marmi il 90% della superficie demaniale disponibile è già occupata da stabilimenti.
I canoni versati nei dati elaborati da lavoce.info
L'obiettivo della riforma, sostiene ora il ministro del Turismo Massimo Garavaglia, "è fare ordine, non fare cassa". Rimettere in sesto un sistema bloccato da decenni. E che presenta "troppe sperequazioni tra regioni e regioni, comuni e comuni". Di sicuro c'è l'aspetto dei canoni ad oggi pagati dai concessionari: i dati messi a disposizione dal ministero dei Trasporti e relativi al 2021 e aggregati da Lavoce.info, evidenziano non solo grandi lacune nelle informazioni a disposizione dello Stato, ma anche che le cifre in genere versate sono molto bassi. Delle 13mila concessioni balneari per uso turistico ricreativo di cui sono disponibili dati, solo 3.157 prevedono un canone annuo superiore ai 5mila euro. Paga meno di mille euro quasi il 40% del totale, ovvero 5.271 stabilimenti, e 312 di essi deve allo Stato meno di 100 euro. Il costo medio di locazione è 5.180 euro, ma più della metà delle concessioni prevede una cifra inferiore a 2.000 euro (la mediana è 1.720 euro).
Un decreto del 2020 ha alzato per il 2021 il canone minimo a 2.500 euro, dunque i dati dovrebbero variare al rialzo nei prossimi anni. Ma i costi appaiono comunque ridotti se si confrontano con i prezzi praticati per lettino e ombrellone. Il contrasto appare evidente, come ovvio, soprattutto se si guarda alle tariffe massime degli stabilimenti più lussuosi d'Italia.
Tra i criteri di gara individuati dal governo dovrà esserci in futuro un adeguato rapporto tra la collocazione dello stabilimento, i prezzi praticati ai clienti e i servizi forniti (negli anni, soprattutto su alcuni litorali, sono andati molto migliorando). Ma la battaglia adesso è sulla data da fissare per la partenza di quelle gare. L'esito del confronto, non è ancora scontato.