Coop, sfida all'inflazione. Entro il 2024 la metà dei prodotti a marchio proprio
di Raffaele Ricciardi , di Raffaele RicciardiMILANO - Non è una "guerra ai discount" e "tantomeno alle marche", assicura il presidente Marco Pedroni. Ma la rivoluzione in casa Coop ha tutte le caratteristiche per sparigliare le carte nel settore della Grande distribuzione. Un piano, presentato oggi a Milano, per lanciare 5mila nuovi prodotti a proprio marchio, che in queste settimane riguarda il segmento della prima colazione e si completerà sugli scaffali entro il 2024. A regime, i prodotti a marchio Coop saranno in media il 50% del totale sugli scaffali, con possibili scostamenti a seconda delle dimensioni dei punti vendita e dei luoghi geografici. Oggi questi prodotti fatturano 3 miliardi, sui 14,4 miliardi del sistema cooperativo, e alla fine del periodo l'obiettivo è portarli a 6 miliardi. "E' la dimostrazione di quanto crediamo che questa sia la strada giusta che va nella direzione dell'interesse delle famiglie italiane", ha sottolineato Maura Latini, amministr…
MILANO - Non è una "guerra ai discount" e "tantomeno alle marche", assicura il presidente Marco Pedroni. Ma la rivoluzione in casa Coop ha tutte le caratteristiche per sparigliare le carte nel settore della Grande distribuzione. Un piano, presentato oggi a Milano, per lanciare 5mila nuovi prodotti a proprio marchio, che in queste settimane riguarda il segmento della prima colazione e si completerà sugli scaffali entro il 2024. A regime, i prodotti a marchio Coop saranno in media il 50% del totale sugli scaffali, con possibili scostamenti a seconda delle dimensioni dei punti vendita e dei luoghi geografici. Oggi questi prodotti fatturano 3 miliardi, sui 14,4 miliardi del sistema cooperativo, e alla fine del periodo l'obiettivo è portarli a 6 miliardi. "E' la dimostrazione di quanto crediamo che questa sia la strada giusta che va nella direzione dell'interesse delle famiglie italiane", ha sottolineato Maura Latini, amministratrice delegata Coop Italia, che ha spiegato come il gruppo investirà 10 milioni in formazione e altrettanti in comunicazione a supporto dell'iniziativa.
Se il progetto guarda a innovare il modello della Coop, casca in un momento assai critico per i produttori e i consumatori. Prima la pandemia, poi la corsa delle materie prime energetiche e quindi la guerra in Ucraina hanno mandato sottosopra le catene di fornitura globali e fatto impennare i prezzi. Chi più, chi meno, ogni filiera lamenta la difficoltà a reperire qualche anello della sua catena. "E i consumatori si sono accorti solo in parte di quello che sta succedendo", spiega il direttore commerciale Food di Coop Italia, Domenico Brisigotti. "Stimiamo che l'inflazione all'acquisto dei beni alimentari sarà tra il 10 e il 12% nell'anno in corso. Al momento, noi ne stiamo scaricando solo il 2% sugli scaffali ma chiaramente non è sostenibile questo meccanismo", aggiunge.
Nell'ottica del distributore, la marca propria consente di presidiare al meglio la filiera. E quindi anche gestire "in casa" i rincari. Nel caso di Coop, i fornitori diretti passeranno da 500 a 750, di cui otto su dieci sono aziende di piccole dimensioni. L'effetto diretto sarà quello di evitare di ritrovarsi nelle situazioni descrite da Brisigotti: "Solitamente i grandi fornitori multinazionali e anche i big italiani ci presentano un listino che vale per l'intero anno. Quest'anno molti l'hanno aggiornato in corsa, in alcuni casi anche presentando una terza versione. Non era mai capitato in 25 anni". E' il sintomo della pressione sui prezzi che i fornitori cercano di scaricare sulla distribuzione e che ora pesa sempre più anche sul carrello della spesa (che è salito del 6% ad aprile, ultimo dato Istat, ma per Brisigotti "solo in queste settimane sta accelerando per davvero").
Visti dall'ottica del consumatore, invece, i prodotti a marchio del distributore finiscono sempre più frequentemente nella busta (dal 2003 ad oggi, ha stimato The European House-Ambrosetti, la loro quota ha guadagnato 9 punti percentuali salendo al 20%, mentre le marche leader ne hanno persi dieci punti) principalmente per una questione di convenienza. La stima di Coop è che il loro prezzo sia del 25-30% inferiore a quello di un prodotto comparabile di marca, e l'allargamento della gamma va nella direzione di presidiare sempre più tutte le fasce: dai prodotti premium, alle varie sfumature bio per arrivare a quelli più aggressivi sul prezzo. Quanto alla marginalità, Coop assicura che è superiore ("si può andare dai cinque punti alla doppia cifra, a seconda delle categorie", spiega Latini) e questo vantaggio può essere "ridistribuito in termini di convenienza per il consumatore, o di rivitalizzazione dei bilanci delle nostre imprese", aggiunge Pedroni.
Dietro la scelta per la convenienza c'è l'altro fenomeno degli utlimi tempi, la marcia inarrestabile dei discount. Alla domanda se questa mossa di Coop sia un inseguimento a quel trend, Pedroni rispode: "Non saremo un discount perché se questo paese pensa di avere solo discount va nel fosso. E' un modello che ovviamente guardiamo, perché sta registrando un successo incredibile. Ma in un Paese con la nostra varietà di prodotti non saremo un distributore da 2.500 referenze, come per i discount, ma 10mila. Con un prodotto a marchio molto più importante, siamo convinti che i conti economici ci daranno ragione. Noi non facciamo guerra né ai grandi marchi né ai discount".