Anna Del Sorbo, con Idal Group la cantieristica italiana si spinge fino in Canada e Romania
di Patrizia Capua , di Patrizia CapuaSi alza alle sei ogni mattina e prepara da mangiare per i suoi tre figli. Le piace dire che è una mamma vecchio stampo con l’hobby della cucina. Due volte alla settimana fa pilates. Poi esce dalla casa ‘fattoria’ nella campagna stabiese dove vive in comunità con la sua grande famiglia e va in azienda.
Anna Del Sorbo, 44 anni, è direttore generale di Idal Group, impresa manifatturiera della cantieristica navale sia per new building che per manutenzioni e riparazioni. Due società in cui lavorano 300 persone tra le sedi di Casola di Napoli, lo stabilimento storico nato 37 anni fa, la base nel porto di Napoli, e il nuovo sito produttivo inaugurato un anno fa sulle banchine dello scalo marittimo di Salerno. Il gruppo industriale è attivo anche nei cantieri navali di Liguria, Veneto e Friuli, e all’estero dal 2017 con una società in Romania che opera nel Mar Nero e un ufficio commerciale in Canada, strategico per portare il…
Si alza alle sei ogni mattina e prepara da mangiare per i suoi tre figli. Le piace dire che è una mamma vecchio stampo con l’hobby della cucina. Due volte alla settimana fa pilates. Poi esce dalla casa ‘fattoria’ nella campagna stabiese dove vive in comunità con la sua grande famiglia e va in azienda.
Anna Del Sorbo, 44 anni, è direttore generale di Idal Group, impresa manifatturiera della cantieristica navale sia per new building che per manutenzioni e riparazioni. Due società in cui lavorano 300 persone tra le sedi di Casola di Napoli, lo stabilimento storico nato 37 anni fa, la base nel porto di Napoli, e il nuovo sito produttivo inaugurato un anno fa sulle banchine dello scalo marittimo di Salerno. Il gruppo industriale è attivo anche nei cantieri navali di Liguria, Veneto e Friuli, e all’estero dal 2017 con una società in Romania che opera nel Mar Nero e un ufficio commerciale in Canada, strategico per portare il made in Italy nel mercato della cantieristica nordamericana. Il fatturato 2021 di 22 milioni di euro ha segnato un 26 per cento in meno dell’anno precedente a causa del Covid, per cui l’azienda, non essendo attività essenziale, è stata in lockdown per tre mesi.
Anna Del Sorbo è la prima di cinque figli. Antonio, suo padre, 73 anni, fondatore e presidente dell’impresa, le ha passato le consegne e il controllo dell’azienda. Al suo fianco lavorano i fratelli Domenico e Gabriele, addetti rispettivamente alle nuove costruzioni e alle manutenzioni. L’imprenditrice è entrata in fabbrica nell’agosto del 2003, appena laureata in Economia e Commercio alla università salernitana di Fisciano. Veniva da un istituto tecnico per ragionieri scelto perché in partenza aveva pensato di fare la commercialista. All’epoca l’azienda occupava una quarantina di persone. “Mio padre non mi ha permesso di cominciare prima di aver concluso gli studi universitari, voleva che fossi convinta fino in fondo della scelta. In estate comunque facevo pratica in uno studio contabile. Dopo la laurea sono andata in crisi profonda, piangevo spesso, ero disorientata. Business plan, finanza erano qualcosa che mi sembrava impraticabile, non credevo di riuscire ad applicare ciò per cui avevo studiato. Sono partita dalle fotocopie. Non erano ancora i tempi della fatturazione elettronica. Un consulente esterno ci dava una mano e poi avevamo due risorse in amministrazione che ci sono tutt’ora”.
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Un master in gestione d’impresa, amministrazione, finanza e controllo è stato la prima svolta. Era a Roma, il Midform. “Durata sei mesi, con una formula week end, andavo nei fine settimana. Mi ha dato la visione su quelli che potevano essere gli strumenti dell’organizzazione e di controllo gestionale di cui mi sono occupata nel corso del tempo come direttore generale. L’anno scorso siamo diventati una spa con un consiglio di amministrazione”.
Racconta il tragitto della Idal Group. “Mio padre nasceva come autotrasportatore, aveva un camion e lavorava conto terzi: materiale dalle cave ai cantieri edili, angurie a Terracina. Poi è stato postino, impiegato all’Aranciata Faito, per un poco anche disoccupato. La sua è la storia della valigia di cartone, tanti sogni e tanto coraggio”. Con pochi operai, il fondatore comincia con una piccola attività di carpenteria metallica nell’edilizia privata e poi si affaccia a opere di cantieristica navale. “Il settore dava segnali di crescita e lui si è inventato un mestiere che non gli aveva insegnato nessuno”. La specializzazione. “Intanto eravamo dentro anche io e i miei fratelli. Oltre al segmento della carpenteria metallica e navale, ci siamo specializzati in allestimento a bordo nave di aree pubbliche con la formula del chiavi in mano: interno cucine, bar, armadiature, lavanderia e celle frigorifere, impianti per refrigerazione e condizionamento. Ci siamo dotati di un ufficio di progettazione di ingegneria per seguire i progetti dalla a alla zeta”.
Vivendo l’azienda tutti i giorni, con orari, impegno, costanza e determinazione, Anna Del Sorbo ha iniziato a capire il contesto lavorativo e le tante sfaccettature “non soltanto della mia area, ma dalla produzione all’ufficio tecnico, al settore acquisti e alla produzione esterna”. A Salerno è l’head quarter, la sede di Casola oggi serve la logistica, gli uffici di Napoli sono necessari per le relazioni con gli armatori.
Idal Group lavorava sui traghetti, ma quando il dumping asiatico e le aziende del Far East hanno sbaragliato la concorrenza, l’impresa ha cambiato rotta e puntato sulle navi da crociera, mercantili, militari, mega yacht e piattaforme off shore. “Operiamo con gli armatori in tutto il mondo da Carnival a Costa, da Msc a Grimaldi. Il mercato è in mano a Italia, Francia e Germania, i tre paesi produttori più importanti nel mondo. Nell’ambito delle nuove costruzioni noi di Idal Group abbiamo come cliente anche Fincantieri. E, incrociando le dita, il settore delle riparazioni e manutenzioni è in forte crescita”.
Pochi i produttori in Italia. “Noi andiamo su prodotto custom, ossia su misura del cliente. Attualmente produciamo i paiolati di macchina, cioè il pavimento metallico che copre i motori, e le scale che collegano i ponti, sempre in acciaio. In questo momento siamo impegnati per realizzare le cucine, celle frigo, zona lavanderia per un pacchetto di sei navi made in Italy per la marina del Qatar, costruite nei cantieri militari in Liguria”.
Tecnologia, progettazione, digitalizzazione dei dati, qualità: le coordinate di Idal Grop secondo i dettami di industria 4.0. “Il nostro settore richiede la capacità di preventivare bene, le commesse sono molto dettagliate, gli standard alti. Ci vogliono indicatori e certificazioni di eccellenza. Il capo del nostro ufficio tecnico è un ingegnere meccanico entrato in azienda con me”. Da un progetto di ricerca e sviluppo è nata dopo cinque anni di studi, una linea industriale dedicata, pannelli sandwich rivestiti in acciaio inox, da assemblare, utilizzati per commesse chiavi mano di celle frigorifere. “E stiamo per chiudere un altro ordine molto prestigioso, di rifacimento delle celle frigorifere della nave militare Palinuro, con la Vespucci la più antica della Marina militare italiana”.
Difficoltà e ostacoli fanno parte del quotidiano dell’imprenditrice. “Ricordo ancora il terrore per la crisi finanziaria del 2010, in cui per un anno facemmo soltanto attività di cantiere, senza più produrre, con lo stabilimento chiuso. Le paure fanno parte della vita di un imprenditore, poi il coraggio prevale”. La pandemia un altro momento buio. “Durante il Covid ho temuto davvero di perdere il timone dell’azienda. Una grande incertezza nel momento dell’investimento più importante”. Ora poi, con la guerra Russia-Ucraina, è urgente il problema delle materie prime: prezzi raddoppiati e poca reperibilità. Con il blocco delle acciaierie di Mariupol i principali player da cui Idal si rifornisce, sono in difficoltà. “E c’è il tema dei costi dell’energia, con ripercussioni sul conto economico dell’azienda. I margini sono totalmente erosi, si combatte. Sembra una forzatura. Ma è la verità. Nei prossimi giorni attiveremo il fotovoltaico che speriamo ci dia un po’ di respiro. Non si vive un clima di imprenditorialità serena”. Nota positiva: in settembre Del Sorbo sarà presente per la prima volta con un proprio stand alla Fiera di Amburgo, Smm, la vetrina più importante per lo shipping mondiale. “Ci siamo sempre andati come visitatori, ora invece abbiamo preso uno stand nostro perché possiamo raccontare molte cose”.
Il primo successo per Anna Del Sorbo è l’aria che si respira in famiglia. “Sono stata sempre considerata al pari dei fratelli maschi. Ragiono e opero molto sul gender gap e sul welfare nella mia qualità di vice presidente della Confindustria napoletana. In fabbrica siamo molto fortunati, gli under 40 sono il 58 per cento della forza lavoro, con diverse donne anche in ruoli apicali. Sono partita da sola, oggi in azienda c’è una forte attenzione alla presenza femminile. Ho una responsabile procurement, gli approvvigionamenti, ingegnere gestionale; il mio futuro cfo è una giovane donna di 30 anni con una laurea in Economia; i cantieri in Friuli vedono impegnata tutti i giorni in tuta e elmetto una nostra ingegnera navale”.
Il nuovo stabilimento di Salerno è per l’imprenditrice un fiore all’occhiello sul territorio campano. “Nonostante il Covid abbiamo completato il sogno di una vita, realizzato un impianto intelligente che si distingue a livello nazionale. Abbiamo portato l’arte in fabbrica con cinque murales anche nell’area produttiva, due mense, bar aziendale, area bimbi, scuola di formazione, svilupperemo un giardino pensile e un sistema di energia rinnovabile, nell’ottica di un’economia circolare”.
Sul fronte della sostenibilità, da più di cinque anni Idal Group è impegnata nell’ambito delle green technology a bordo nave con l’installazione di sistemi di filtraggio delle acque, il ballast water management system per la gestione delle acque di zavorra e dei sedimenti delle navi.
Sposata dal 2007 con Salvatore, consulente fiscale, ha tre bambini, Mariateresa, 12 anni, e due gemelli Antonio e Michele di otto anni. “Conciliare è difficile. Ma non ho sensi di colpa perché sto progettando il futuro loro e di tante famiglie dei nostri lavoratori. Mi sveglio presto, l’organizzazione deve essere perfetta. I miei genitori, mia madre Rosalia, che ci vivono vicino sono un valore, specie nel Mezzogiorno dove non abbiamo asili nido. Viviamo in un contesto unifamiliare di case indipendenti ma tutti insieme, secondo la tradizione dei nonni agricoltori. Produciamo vino e olio per uso domestico, abbiamo un orto, galli, galline, un vitello. Mi sono appassionata al calcio, lo sport che fanno i miei bambini, io che non l’ho mai seguito. Nelle vacanze estive usciamo per mare con un piccolo gozzo, mi piace fare viaggi culturali, visitare le capitali europee due volte l’anno. Alla riscoperta del nostro territorio vorrei tornare alla Reggia di Caserta. Se non mi distraggo col telefono, mi dedico alla lettura. Ora sto leggendo Luca Trapanese, ‘Le nostre imperfezioni’. Ma ho anche un libro che racconta la storia di Idal Group, edito da Guida, dal titolo ‘Il coraggio di un uomo del Sud tra la terra e il mare’. Il ricavato andrà in beneficienza. Sono anche nel consiglio di amministrazione dell’università Parthenope per il ruolo legato all’Economia del mare e nella Federico II per l’orientamento degli studenti. Parlare qui a 400 ragazzi nel dipartimento Economia e management è stato molto emozionante. Dopo mi hanno scritto in tanti. In azienda abbiamo accolto finora una trentina di tesisti. È un’occasione straordinaria per conoscere le nuove generazioni”.