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Incentivi auto 2022, il limite a 180 giorni mette a rischio i contributi. Giorgetti apre: "Possibili modifiche"

Nel provvedimento con i contributi è previsto un obbligo di consegna entro sei mesi del veicolo acquistato, pena il decadimento del beneficio. Ma la crisi delle consegne rende più complicato rispettare la scadenza. E il governo è pronto ad intervenire
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VERONA - Incentivi auto a rischio? Si, se l’auto non viene immatricolata nel giro di 180 giorni da quando si firma il contratto in concessionaria. Se si supera il limite il bonus assegnato decade. Ecco lo spettro che si allunga su chi vuole cambiare l’auto approfittando dei bonus che il governo Draghi ha varato e che sono stati pubblicati in Gazzetta Ufficiale lunedì.

Solitamente 180 giorni sono un tempo più che sufficiente per ricevere una vettura nuova di pacca, ma non in questo momento, dopo due anni di pandemia che hanno provocato gravi problemi sulla catena di fornitura e scarsità di microchip. Ora si è aggiunto il conflitto in Ucraina e i nuovi lockdown in Cina. Una delle questioni poste al ministro allo Sviluppo Economico Giancarlo Giorgetti, dal presidente di Unrae, l’associazione delle case automobilistiche estere, Michele Crisci, dal vicepresidente di Anfia, l’associazione che raggruppa le aziende della componentistica del…

VERONA - Incentivi auto a rischio? Si, se l’auto non viene immatricolata nel giro di 180 giorni da quando si firma il contratto in concessionaria. Se si supera il limite il bonus assegnato decade. Ecco lo spettro che si allunga su chi vuole cambiare l’auto approfittando dei bonus che il governo Draghi ha varato e che sono stati pubblicati in Gazzetta Ufficiale lunedì.

Solitamente 180 giorni sono un tempo più che sufficiente per ricevere una vettura nuova di pacca, ma non in questo momento, dopo due anni di pandemia che hanno provocato gravi problemi sulla catena di fornitura e scarsità di microchip. Ora si è aggiunto il conflitto in Ucraina e i nuovi lockdown in Cina. Una delle questioni poste al ministro allo Sviluppo Economico Giancarlo Giorgetti, dal presidente di Unrae, l’associazione delle case automobilistiche estere, Michele Crisci, dal vicepresidente di Anfia, l’associazione che raggruppa le aziende della componentistica del settore, Marco Stella, e dal vicepresidente di Federauto, la sigla cha raggruppa le concessionarie, Plinio Vannini, durante il dibattito di apertura della ventesima edizione di Automotive Dealer Day.

A poche ore dal varo dei bonus, da 2 mila a 5 mila euro a seconda del modello, se a bassa emissione oppure elettrico puro, sono arrivati i complimenti da parte di tutto il comparto per lo sforzo, ma non mancano i problemi. Il primo, a cui il governo dovrà mettere mano in qualche modo e correggere velocemente: i tempi di immatricolazione delle vetture legate all’incentivo appena varato. Deve essere di 180 giorni. La scadenza è richiamata nel decreto perché vengono riprese le modalità previste dal decreto del 30 marzo del 2019. Testo in cui erano fissati i 180 giorni. In una situazione normale sei mesi sarebbero stati una finestra accettabile. Ora no. Solo per alcune case automobilistiche, molto poche e correndo, si riuscirà a rispettare il limite. Federauto ha molti dubbi: “Non è possibile rispettare i 180 giorni, va modificato il termine”, dice il presidente Adolfo De Stefani Cosentino.

Molte case hanno spostato il termine di consegna oltre i sei mesi, arrivando a un anno, se non a un anno e mezzo. Giorgetti ha presente il problema ed è pronto ad intervenire in qualche modo per non rendere vani gli incentivi. Ad oggi, se entro sei mesi non corrisponde un’immatricolazione ad un contratto registrato sulla piattaforma, che si riaccende il 25 maggio, l’incentivo decade. È possibile fare delle proroghe, supereremo questo problema”, ha risposto Giorgetti da Verona. E il ministro guarda già oltre. Pensa già a un nuovo decreto, a quello che dovrebbe definire gli interventi sul fronte dell’offerta. Misure di politica industriale che il settore auto aspetta da tempo. “Arriverà a breve, nelle prossime settimane, dopo anche un confronto con il comparto per mettere a punto delle misure flessibili, studiate quasi a livello sartoriale”, sottolinea il ministro.

E poi tornando sul decreto incentivi Giorgetti ha replicato alle questioni aperte, in particolare le flotte aziendali, i commerciali e le partite Iva escluse: “Sappiamo che il decreto non è perfetto - ha risposto Giorgetti - abbiamo escluso imprese e persone giuridiche. Ci siamo però trovati di fonte alla difficoltà e alla necessità di contemperare diversi aspetti. Dovevamo decidere cosa privilegiare. E abbiamo deciso di supportare il ricambio di quel 26% di fetta di parco auto rappresentato dagli Euro 4 che appartengono a famiglie non benestanti. Questo era l’obiettivo. Se avessimo inserito le flotte aziendali la cifra sarebbe stata assorbita quasi completamente. Potremmo sempre modificarlo a seconda delle esigenze del mercato”. Per ora sono destinati ai bonus 650 milioni all’anno per tre anni. Soldi che vengono presi dal fondo automotive: 8,7 miliardi fino al 2030. Stesso bacino da cui si prenderanno i fondi per il decreto sulle politiche industriali.