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L’Europa converte il Pnrr per l’autarchia energetica

La presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen (ansa)
Strategia da 300 miliardi contro la dipendenza dalla Russia. Parte dei fondi del piano dirottati su rinnovabili ma anche rigassificatori
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BRUXELLES - Quasi 300 miliardi per abbandonare in pochi anni la dipendenza dal gas russo. Per convertirsi alle rinnovabili, ma anche per individuare altre riserve di energia fossile. Per investire nel solare e per individuare nuove risorse tra i carburanti tradizionali. Per rendere l’Europa indipendente e autonoma. In una sorta di “autarchia” energetica del XXI secolo. Ecco il Piano europeo “RepowerEu” che sarà presentato domani dalla Commissione Ue e che per raggiungere l’obiettivo stanzia una cifra di tutto rispetto.

Al suo interno anche una piccola rivoluzione che riguarda il “NextGenerationEu”. Il famoso Recovery Fund escogitato per affrontare la crisi Covid, ora viene in parte dirottato sulla crisi-Russa. Circa 200 miliardi dei quasi trecento, infatti, vengono dal Pnrr. Ma non c’è un nuovo fondo. Non esiste una nuova comunitarizzazione del debito. Si inserisce solo un capitolo nella disciplina del NextGene…

BRUXELLES - Quasi 300 miliardi per abbandonare in pochi anni la dipendenza dal gas russo. Per convertirsi alle rinnovabili, ma anche per individuare altre riserve di energia fossile. Per investire nel solare e per individuare nuove risorse tra i carburanti tradizionali. Per rendere l’Europa indipendente e autonoma. In una sorta di “autarchia” energetica del XXI secolo. Ecco il Piano europeo “RepowerEu” che sarà presentato domani dalla Commissione Ue e che per raggiungere l’obiettivo stanzia una cifra di tutto rispetto.

Al suo interno anche una piccola rivoluzione che riguarda il “NextGenerationEu”. Il famoso Recovery Fund escogitato per affrontare la crisi Covid, ora viene in parte dirottato sulla crisi-Russa. Circa 200 miliardi dei quasi trecento, infatti, vengono dal Pnrr. Ma non c’è un nuovo fondo. Non esiste una nuova comunitarizzazione del debito. Si inserisce solo un capitolo nella disciplina del NextGenerationEu per dire che si possono usare quei soldi per effettuare investimenti in questo settore entro il 2030. Si tratta in particolare dei prestiti - i loans - non utilizzati e non richiesti dagli Stati. Solo l’Italia, del resto, ha deciso di fare ricorso a tutta la quota a sua disposizione.

Ma il pacchetto non si ferma qui. Buona parte dei finanziamenti vengano recuperati da strumenti già messi a disposizione degli Stati membri. Ad esempio, ogni Paese può distogliere oltre il 10 per cento dei fondi agricoli per raggiungere l’autonomia energetica. Si tratta di circa 60 miliardi, in questo caso, spendibili a titolo gratuito senza dover restituire l’importo all’Unione. Stesso discorso per le aste sugli Ets (il sistema con sui si pagano le emissioni inquinanti): l’Ue accelererà su queste procedure e metterà a disposizione altri 20 miliardi di euro a fondo perduto.

Naturalmente ogni investimento da qui ai prossimi sette anni deve puntare tutto sulla neutralizzazione dei prodotti russi. Non a caso nel pacchetto c’è una misura che in parte contraddice il “Piano dei piani” per l’ambiente, il “Fit for 55”, varato dall’Ue lo scorsa estate. Dieci miliardi vengono infatti resi disponibili per la ricerca e la trasformazione dei combustibili fossili. Molti di questi soldi, ad esempio, potranno essere impiegati dall’Italia per due obiettivi: il raddoppio del gasdotto Tap che arriva in Puglia dall’Azerbaijan e per la costruzione di nuovi rigassificatori che consentano la trasformazione del gas liquefatto in buona parte acquistato dagli Usa.

In questo ambito, due miliardi sono sostanzialmente messi a disposizione dell’Ungheria per riammodernare le loro raffinerie di petrolio (in particolare quelle che trasformano il greggio in diesel) e per la costruzione di un nuovo oleodotto che liberi Budapest dalle condotte russe. Sebbene, questa proposta sia stata già bocciata dal governo ungherese definendola ampiamente insufficiente.
Per non contraddire eccessivamente il “Green Deal” europeo, poi, vengono introdotti obiettivi nuovi rispetto al piano verde della scorsa estate: le fonti rinnovabili, ad esempio, dovranno coprire il 45 per cento - e non più il 40 per cento - del fabbisogno entro il 2030.

Infine, domani insieme a questo Piano la Commissione presenterà una comunicazione che mette in relazione gli investimenti e la guerra in Ucraina. Per aiutare il governo di Kiev è pronto un pacchetto di prestiti per i prossimi cinque anni che per l’Ue dovrebbe ammontare a oltre 10 miliardi l’anno per i prossimi cinque.