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Pir tradizionali, dove investono a Piazza Affari e quanto pesano

Questi strumenti hanno segnato una raccolta in rallentamento nel primo trimestre 2022, ma comunque positiva per 160 milioni. E alla fine dell'anno scorso pesavano per il 9% del flottante di Borsa dell'ex Aim e per il 10% di Small e Mid cap
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MILANO - Nel primo trimestre del 2022 raccolta netta positiva per 244 milioni di euro per i fondi Pir - i prodotti con gli sgravi fiscali se mantenuti almeno cinque anni e con vincoli di investimento su società con base in Italia e non solo del Ftse MIb - ma in decisa frenata rispetto agli 1,04 miliardi del quarto trimestre 2021. La Mappa, diffusa da Assogestioni, evidenzia anche molti segni meno (deflussi netti) sullo strumento: un fenomeno che quest'anno potrebbe vedere un'accelerazione perché scadono i cinque anni dalla nascita dei Pir, il periodo minimo di detenzione per avere i benefici fiscali.

L'effetto-guerra sulla raccolta evidentemente ha mostrato qualche segnale, ma la frenata più forte è stata quella dei Pir Alternative (con meno vincoli di investimenti, anche verso strumenti illiquidi, e rivolti a un pubblico più consapevole dei rischi e in grado di sopportare maggiori incertezze), che sono passati da una raccolta di 665,4 m…

MILANO - Nel primo trimestre del 2022 raccolta netta positiva per 244 milioni di euro per i fondi Pir - i prodotti con gli sgravi fiscali se mantenuti almeno cinque anni e con vincoli di investimento su società con base in Italia e non solo del Ftse MIb - ma in decisa frenata rispetto agli 1,04 miliardi del quarto trimestre 2021. La Mappa, diffusa da Assogestioni, evidenzia anche molti segni meno (deflussi netti) sullo strumento: un fenomeno che quest'anno potrebbe vedere un'accelerazione perché scadono i cinque anni dalla nascita dei Pir, il periodo minimo di detenzione per avere i benefici fiscali.

L'effetto-guerra sulla raccolta evidentemente ha mostrato qualche segnale, ma la frenata più forte è stata quella dei Pir Alternative (con meno vincoli di investimenti, anche verso strumenti illiquidi, e rivolti a un pubblico più consapevole dei rischi e in grado di sopportare maggiori incertezze), che sono passati da una raccolta di 665,4 milioni nell'ultimo trimestre 2021 agli attuali 83,4 milioni. Un risultato, peraltro, realizzato quasi esclusivamente da Eurizon (Gruppo Intesa) che ha registrato afflussi netti pari a 82,3 miliardi negli Alternative.

I Pir ordinari invece sono scesi dai 379,6 milioni di settembre-dicembre 2021, agli attuali 160,2 milioni, una raccolta realizzata soprattutto grazie ai prodotti bilanciati. A livello di gestori, invece, sui Pir ordinari vince la sfida Amundi (quasi 70 milioni) seguita da Arca (che sfiora i 40 milioni) e da Mediolanum (quasi 27 milioni) che però a livello di patrimonio gestito nel comparto Pir è al secondo posto come quota di mercato, dietro Intesa, che ha quasi un quinto della torta.

Con il loro patrimonio complessivo, 21 miliardi a fine 2021, i Pir tradizionali hanno svolto comunque relativamene bene il loro lavoro - far arrivare risorse all'economia reale - e hanno svolto invece piuttosto bene quello di far arrivare flussi alle piccole e medie imprese presenti a Piazza Affari. Per ovviare al primo aspetto, sono nati i Pir alternativi (da proporre con cautela ai risparmiatori, per le loro caratteristiche di illiquidità e alto profilo di rischio). Bene invece la diversificazione rispetto alle big di Piazza Affari.

Nella ricognizione effettuata da Assogestioni, i Pir hanno investito il 78% del patrimonio in strumenti di emittenti con solida base in Italia, rispetto al limite minimo di legge del 70%; buona anche la diversificazione: devono investire almeno il 25% degli asset complessivi in emittenti non compresi nel Ftse Mib e invece hanno raggiunto il 55%. Dunque, più risorse sono affluite su società di dimensioni più ridotte e il particolare il 17% è stato investito in aziende non Ftse Mib e nemmeno Mid cap, quindi in larghissima misura sull'ex Aim, il mercato alternativo dei capitali (quello più vivace in termini di quotazioni, ormai da anni).

Più nel dettaglio, il patrimonio in azioni dei Pir tradizionali (10,5 miliardi) è confluito per 865 milioni sulle small cap e per 355 sull'ex Aim (oggi Egm) mentre è andato quasi in egual misura su Mid cap e Ftse Mib (poco più di 4,6 miliardi). Una parte significativa del portafoglio complessivo di 21 miliardi tuttavia è andata anche alle obbligazioni corporate: poco più di 6 miliardi (in questo caso, in misura largamente preponderante titoli del Ftse Mib).

Rispetto al flottante complessivo dei vari segmenti di Borsa, la presenza dei Pir rappresenta appena l'1,4% del flottante dei titoli "big", quelli del Ftse Mib, percentuale che sale al 10% per le Mid cap e altrettanto per le small cap, e al 9% all'Egm.