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Draghi accelera sulle liberalizzazioni dopo il monito Ue: “Credibilità in gioco”

Elisabetta Casellati con Mario Draghi 

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Ultimatum ai partiti. Per il premier approvare il pacchetto con dentro i balneari è decisivo per chiedere più risorse all’Europa. Casellati infastidita dalla sua lettera
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ROMA - La Lega evoca lo stralcio dei balneari dal ddl Concorrenza, il M5S chiede correttivi (e vede di malocchio l’ipotesi fiducia), la presidente del Senato, Elisabetta Casellati, è infastidita dalla lettera con cui Palazzo Chigi ha chiesto alla Camera alta di accelerare sulla riforma.

In tutto questo, Mario Draghi tiene il punto. Convinto che passi anche dalla messa a gara delle concessioni delle spiagge la possibilità di contenere i già duri contraccolpi della crisi ucraina. Sia perché le riforme servono a creare le condizioni strutturali per la crescita, sia perché fallire gli obiettivi del Pnrr darebbe un duro colpo alla credibilità dell’Italia verso l’Europa e sui mercati.

Ecco perché il premier ha deciso di non concedere più tempo alla melina dei partiti, in particolare del centrodestra. Può contare sulla sponda di Bruxelles. E non avallerà alcuno stralcio, assicura chi gli ha parlato. Ins…

ROMA - La Lega evoca lo stralcio dei balneari dal ddl Concorrenza, il M5S chiede correttivi (e vede di malocchio l’ipotesi fiducia), la presidente del Senato, Elisabetta Casellati, è infastidita dalla lettera con cui Palazzo Chigi ha chiesto alla Camera alta di accelerare sulla riforma.

In tutto questo, Mario Draghi tiene il punto. Convinto che passi anche dalla messa a gara delle concessioni delle spiagge la possibilità di contenere i già duri contraccolpi della crisi ucraina. Sia perché le riforme servono a creare le condizioni strutturali per la crescita, sia perché fallire gli obiettivi del Pnrr darebbe un duro colpo alla credibilità dell’Italia verso l’Europa e sui mercati.

Ecco perché il premier ha deciso di non concedere più tempo alla melina dei partiti, in particolare del centrodestra. Può contare sulla sponda di Bruxelles. E non avallerà alcuno stralcio, assicura chi gli ha parlato. Insomma, non allenterà la spinta a realizzare quelle riforme che sono la ragion d’essere del governo perché in ballo ci sono non solo i miliardi del Pnrr ma anche la sostenibilità del nostro debito.

Nel 2022 poi dovrà essere approvata una seconda legge sulla concorrenza, con «norme per la tempestiva attuazione dei piani di sviluppo della rete per l’energia elettrica». Il dossier va affrontato entro fine estate. Ma se non si riescono a chiudere i grandi capitoli aperti nel 2021 rischia di saltare tutto. Non è l’unica spina.

La delega per l’ammodernamento del sistema fiscale che tanto preme all’Europa è ferma alla Camera, dopo un’intesa politica di massima sul catasto. La riforma del Csm si approverà sì, ma dopo i referendum leghisti sulla giustizia. Sono obiettivi su cui Draghi non intende transigere.

Su queste due leggi, però, non c’è quel problema pressante di attuazione entro l’anno, come invece per la riforma della concorrenza, che Draghi vuole licenziata entro maggio. Anzi, sul catasto Palazzo Chigi ha fermato le lancette proprio per dare precedenza alle liberalizzazioni. Per l’altro fronte invece il tempo è quasi scaduto: accordo in settimana sulla concorrenza o voto di fiducia.

È il momento per i ministri – questo il sottotesto del Cdm lampo di giovedì – di mostrare di aver presa sui rispettivi gruppi parlamentari. È il momento per i leader, ragionano a Palazzo Chigi, di rendersi conto che non possono continuare a chiedere battaglie in Europa per avere più fondi contro il caro energia, se demoliscono la credibilità in Italia chiedendo di cambiare il Pnrr o stralciare i balneari.

Figurarsi parlare dello scostamento di bilancio, che Draghi con il ministro dell’Economia Daniele Franco vuole evitare. Anche se ieri il ministro dello Sviluppo, il leghista Giancarlo Giorgetti, si è augurato un «debito europeo per i danni di guerra».

Sulla concorrenza ieri Matteo Salvini si è mostrato ottimista: «Come abbiamo trovato l’accordo sul catasto, lo troveremo anche sui balneari». Ma i tempi sono stretti: martedì si riunisce la commissione Industria di Palazzo Madama. In contemporanea c’è la capigruppo che dovrebbe dettare i tempi dell’approdo della riforma in Aula.

Chi ha parlato con Casellati in queste ore racconta che sia rimasta infastidita per la lettera con cui Draghi ha chiesto al Senato di sbrigarsi. Il ragionamento della forzista viene riassunto così: «L’ordine dei lavori non lo decide la presidente, ma la conferenza dei capigruppo». Cioè i partiti di maggioranza con cui il governo dovrebbe confrontarsi.

Nel Carroccio c’è chi continua a pensare che l’intesa sulla concorrenza già ci sarebbe, se la questione balneare venisse accantonata. «Si potrebbe andare in Aula già giovedì...». Ne è convinto Paolo Ripamonti, relatore del ddl Concorrenza in Senato in quota Lega: «C’è accordo su tutto, tranne che sui balneari, che non sono una condizione per il Pnrr».

Nel M5S sono più concentrati a battagliare contro l’inceneritore di Roma, con tanto di emendamento al dl Aiuti. Ma anche sui balneari qualche «correttivo» viene chiesto: «Bisogna garantire indennizzi equi, calcolati sui valori di mercato, a chi perderà la concessione», dice Mario Turco, vice di Conte.

«La fiducia? Speriamo di no, sarebbe un passo indietro del Parlamento». Nel Pd, Enrico Letta è preoccupato. Sui balneari, è convinto, «ci sono forze politiche che hanno deciso di far saltare il tavolo». Spinge per «negoziare». Ma nella maggioranza i toni restano aspri. Da Forza Italia il senatore Massimo Mallegni, famiglia di balneari, attacca Draghi così: «Si concentrasse più sulla spiaggia di Odessa che su quella di Riccione».