Gas, la Russia chiude i rubinetti alla Finlandia. Una nave rigassificatrice per affrontare l'inverno
dalla nostra corrispondente Tonia Mastrobuoni , dalla nostra corrispondente Tonia MastrobuoniBERLINO - La Finlandia ha adottato, contrariamente a Italia e Germania, la linea del rigore. Non pagherà il gas russo in rubli. E Mosca ha reagito tagliando tutte le forniture di metano a Helsinki. "Le importazioni di gas attraverso il terminale di Imatra sono state interrotte" ha fatto sapere Gasgrid, l'azienda che gestisce i gasdotti finlandesi. E l'impresa statale Gasum, che compra l'energia per soddisfare il fabbisogno della Finlandia, ha comunicato che da oggi il metano sarà garantito dalla pipeline che collega il Paese scandinavo all'Estonia, Balticconnector.
Ma è chiaro che la decisione drastica del Cremlino di congelare il gas a Helsinki è legata anche alla storica decisione della Finlandia di aderire alla Nato: la richiesta ufficiale è arrivata questa settimana insieme a quella della Svezia.
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In totale, Helsinki importa il 34% delle sue fonti energetiche da Mosca, secondo dati dell'Istituto di st…
BERLINO - La Finlandia ha adottato, contrariamente a Italia e Germania, la linea del rigore. Non pagherà il gas russo in rubli. E Mosca ha reagito tagliando tutte le forniture di metano a Helsinki. "Le importazioni di gas attraverso il terminale di Imatra sono state interrotte" ha fatto sapere Gasgrid, l'azienda che gestisce i gasdotti finlandesi. E l'impresa statale Gasum, che compra l'energia per soddisfare il fabbisogno della Finlandia, ha comunicato che da oggi il metano sarà garantito dalla pipeline che collega il Paese scandinavo all'Estonia, Balticconnector.
Ma è chiaro che la decisione drastica del Cremlino di congelare il gas a Helsinki è legata anche alla storica decisione della Finlandia di aderire alla Nato: la richiesta ufficiale è arrivata questa settimana insieme a quella della Svezia.
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In totale, Helsinki importa il 34% delle sue fonti energetiche da Mosca, secondo dati dell'Istituto di statistica. E consuma appena il 5% di gas, che proviene però quasi tutto dalla Russia. Soprattutto: le forniture di metano sono importantissime per l'industria finlandese. Tanto che il ministro dell'Economia, Mika Lintila ha avvertito già una settimana fa che il taglio delle forniture "sarebbe un colpo molto duro per l'industria finlandese che rischierebbe di spazzare via centinaia di posti di lavoro". E Helsinki mette in conto anche un'impennata dei prezzi del metano che verrà importato d'ora in poi dall'Estonia.
La premier Sanna Marin aveva già espresso ad aprile il desiderio di "liberarsi delle fonti fossili russe". E un sondaggio di Greenpeace ha rivelato che una travolgente maggioranza di finlandesi - il 78% - vuole che Helsinki smetta di comprare energia da Putin, anche se significa pagare bollette più alte.
All'inizio di aprile la Finlandia e l'Estonia hanno già annunciato la costruzione di rigassificatore sulla costa finlandese: un modo per far arrivare il metano via nave ed emanciparsi dai gasdotti russi. Anche il progetto per una centrale nucleare russo-finlandese nato da una partnership tra Rosatom e Fortum è stato cancellato.
E le importazioni di petrolio sono state tagliate del 70% già a marzo, nel primo mese dell'invasione dell'Ucraina, e sostituite con metano norvegese. Helsinki ha agito rapidamente per tagliare il cordone ombelicale con la Russia, sul piano energetico. Ma per privarsene del tutto ci vorrà ancora del tempo.
Una prima ritorsione russa - ufficialmente una reazione alle sanzioni occidentali ma difficile non interpretarlo come un avvertimento a non aderire alla Nato - aveva colpito la Finlandia già la scorsa settimana: L'azienda Rao Nordic controllata da Mosca aveva tagliato del tutto le importazioni di energia elettrica alla Finlandia.
Ma come ha spiegato allora il sottosegretario agli Esteri finlandese Kai Sauer, quel 10% di fabbisogno è stato facilmente sostituito da fonti alternative. Per il gas sarà più complicato, ma non impossibile. Per aziende come Neste, Metsa e altre attive nei settori cruciali del legno, della chimica e dell'alimentare dovranno essere trovate rapidamente delle alternative. Il governo di Sanna Marin ci sta lavorando.