Petrolio: ecco perché la Cina aumenta l'import dalla Russia e mette nei guai l'Iran
di Gianluca Modolo , Luca Pagni , di Gianluca Modolo, Luca PagniROMA - Le sanzioni alla Russia stanno cambiando la geopolitica del petrolio. Mosca si sta preparando al momento in cui anche l'Unione europea - così come gli Stati Uniti e la Gran Bretagna - daranno il via libera all'embargo del greggio in arrivo dagli Urali, la regione dove si trovano i principali giacimenti controllati dalle aziende del Cremlino. Per il mercato non si tratta di numeri banali: nel 2021, il petrolio russo ha coperto il 22% del fabbisogno dei paesi della Ue (e il 13% in Italia). Ma a differenza del gas naturale, l'Europa può più facilmente sostituire una materia prima che si muove quasi esclusivamente via nave e con moltoi più Paesi come possibili fornitori.
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ROMA - Le sanzioni alla Russia stanno cambiando la geopolitica del petrolio. Mosca si sta preparando al momento in cui anche l'Unione europea - così come gli Stati Uniti e la Gran Bretagna - daranno il via libera all'embargo del greggio in arrivo dagli Urali, la regione dove si trovano i principali giacimenti controllati dalle aziende del Cremlino. Per il mercato non si tratta di numeri banali: nel 2021, il petrolio russo ha coperto il 22% del fabbisogno dei paesi della Ue (e il 13% in Italia). Ma a differenza del gas naturale, l'Europa può più facilmente sostituire una materia prima che si muove quasi esclusivamente via nave e con moltoi più Paesi come possibili fornitori.
Mosca lo sa e sta prendendo provvedimenti. Vladimir Putin e i suoi ministri si sono mossi per cercare a loro volta una alternativa alle esportazioni e - come era prevedibile - l'hanno trovata nella Cina. Lo ha segnalato l'agenzia Bloomberg, secondo cui proprio in questi giorni ci sarebbero trattative in corso tra i due governi. Pechino ha l'esigenza di ripristinare le riserve strategiche e Mosca è ben felice di inviare petrolio anche se a prezzo scontato.
Così come per il gas naturale, anche per il petrolio i costi di estrazione per il Cremlino sono molto bassi e con il greggio quotato sui mercati internazionali oltre i 100 dollari non è certo un problema praticare uno sconto. Non è soltanto una questione commerciale, come sottolineano tutti gli osservatori. Se l'accordo andrà in porto, verrebbero rinforzati i legami geopolitici tra i due paesi. Un passo che allontanerebbe ancora di più il Cremlino dalla sfera europea, considerando che la Russia ha venduto a prezzi "calmierati" il suo petrolio anche all'India.
Nella partita a domino sulle materie prime, a rimetterci potrebbe essere l'Iran (e in misura ridotta anche il Venezuela). Il governo di Teheran aveva sempre concesso volentieri le sue forniture di greggio alla Cina (coì come il paese sudamericano), riuscendo così a eludere per anni l'embargo decretato dai governi occidentali nei suoi confronti. Lo dimostrerrebe il dato pubblicato dalla società specializzata Kpler, citata da Reuters: ci sarebbero 37 milioni di barili di greggio iraniano "stoccati" presso i depositi galleggianti di Singapore, contro i 22 milioni dell'aprile scorso. Al contrario, secondo un analista di Kplr, citato sempre da Reuters, le spedizioni della Russia verso la Cina sono invece triplicate a partire dall'inizio dell'embargo. D'altra parte la Cina ha aumentato anche l'import di prodotti raffinati, in seguito alle restrizioni imposte dai lockdown - totali o parziali - che stanno colpendo molte grandi città, paralizzando le attività economiche.
C'è un'ultima considerazione da non sottovalutare: il greggio russo viene considerato di qualità superiore a quello iraniano, che ha un contenuto di zolfo maggiore, il che che lo rende più complesso da lavorare. Allo stesso modo, i prodotti raffinati di Mosca stanno viaggiando anche verso India ed Emirati Arabi Uniti. Sempre secondo Kplr, le esportazioni verso l'India entro giugno saranno più del doppio dell'intero 2021; mentre verso gli emirati sono aumentati del 125% tra aprile e maggio.
Infine, va ricordato che la Russia fa sempre parte dell'Opec+, il cartello dei principali produttori allargato a Mosca. Un legame che ha consentito di guidare i prezzi del petrolio negli ultimi anni, come dimostra il fatto che l'Opec+ si è rifiutato finora di aumentare la produzione di greggio oltre la quota dei 400mila barili al giorno, nonostante gli appelli delle cancellerie mondiali nel tentativo di limitare l'effetto infralttivo dei costi dell'energia.