Balneari, arriva la mediazione: gare a partire dal 2023 con deroghe di un anno
di Serenella Mattera , di Serenella MatteraROMA - Avvio delle gare per assegnare le concessioni balneari entro il 31 dicembre 2023, ma con possibilità per i Comuni di rinviare le procedure al massimo al 31 dicembre 2024 per "difficoltà oggettive" o "la presenza di un contenzioso". Ecco la proposta di mediazione sulla liberalizzazione delle spiagge. È firmata dal viceministro di Forza Italia, Gilberto Pichetto Fratin, a nome del governo, in uno spirito - fanno osservare a Palazzo Chigi - di collaborazione tra governo e Parlamento. Un emendamento che avvicina l'accordo e sembra sbloccare l'impasse sulla delega sulla concorrenza. Interviene sulle gare ma anche sugli indennizzi, stabilendo criteri "uniformi" per ripagare ai concessionari uscenti "la perdita dell'avviamento" o il valore residuo degli investimenti fatti, ma senza rimborsi per i beni abusivi.
ROMA - Avvio delle gare per assegnare le concessioni balneari entro il 31 dicembre 2023, ma con possibilità per i Comuni di rinviare le procedure al massimo al 31 dicembre 2024 per "difficoltà oggettive" o "la presenza di un contenzioso". Ecco la proposta di mediazione sulla liberalizzazione delle spiagge. È firmata dal viceministro di Forza Italia, Gilberto Pichetto Fratin, a nome del governo, in uno spirito - fanno osservare a Palazzo Chigi - di collaborazione tra governo e Parlamento. Un emendamento che avvicina l'accordo e sembra sbloccare l'impasse sulla delega sulla concorrenza. Interviene sulle gare ma anche sugli indennizzi, stabilendo criteri "uniformi" per ripagare ai concessionari uscenti "la perdita dell'avviamento" o il valore residuo degli investimenti fatti, ma senza rimborsi per i beni abusivi.
La proposta del governo riapre il dialogo con il centrodestra e porta a calendarizzare il 30 maggio il voto in Aula al Senato della riforma cruciale per il Pnrr. Non tutto è risolto, per rispettare i tempi bisogna trovare un’intesa entro 48 ore, nella Lega e in Forza Italia si avvertono resistenze. Ma l’ultimatum di Mario Draghi per il via libera alla riforma entro maggio sembra aver sortito un effetto: si sblocca l’impasse, si allontana il voto di fiducia sulla riforma, nel testo originario del governo, che avrebbe messo in gioco la vita stessa dell’esecutivo. L'emendamento di Pichetto Fratin, vagliato da Palazzo Chigi, rispecchia nelle linee generali un'ipotesi di mediazione emersa la scorsa settimana, ma rafforza le tutele per i concessionari. Tiene ferma la partenza delle gare entro il 31 dicembre 2023, come da sentenza del Consiglio di Stato, ma apre il varco a non poche deroghe: può essere prevista una proroga, “non oltre il 31 dicembre 2024”, se ci sono “ragioni che impediscano la conclusione della procedura selettiva” in tempo, “comprese, a titolo esemplificativo, la presenza di un contenzioso o difficoltà oggettive legate all’espletamento” della gara. Maglie un po’ troppo larghe, secondo M5s e Iv, che con Donatella Conzatti ha espresso un dubbio sulla formula “a titolo esemplificativo”, che può aprire ad altre eccezioni. Inoltre, obiettano più d’uno, si rischia un’esplosione dei contenziosi a scopo dilatorio. Ma il punto più spinoso del testo è quello che riguarda gli indennizzi: saranno “a carico del concessionario subentrante” per “la perdita dell’avviamento” (l’utile meno il costo figurativo) e per il “valore residuo dei beni immobili e degli ulteriori beni” su cui i gestori uscenti abbiano fatto investimenti, purché non siano abusivi. Il valore residuo verrà “calcolato sulla base delle scritture contabili ovvero di una perizia giurata redatta da un professionista abilitato”. Ma su questo punto il centrodestra ha forti dubbi e mira a cambiare i criteri di calcolo. Gli spazi di manovra sono ristretti, è il messaggio giunto ai partiti da Palazzo Chigi, ma ci si prova.
La mediazione, avviata ieri mattina, proseguirà stamane in una riunione di maggioranza. «Bisogna lavorarci, ma sono fiducioso», assicura il leghista Matteo Salvini. «Ci siamo quasi», concorda da FI Antonio Tajani. «Siano tutti responsabili», avverte dal Pd Simona Malpezzi. Ma nei gruppi di centrodestra serpeggia il malcontento di chi già accarezza l’idea di approvare per ora il testo ma poi finito il governo Draghi il prossimo anno varare una nuova proroga delle gare: «Se il centrodestra vincerà, cambieremo tutto», dice Massimo Mallegni (FI). In commissione sono intanto iniziate le votazioni sugli altri articoli del ddl concorrenza, dall’idroelettrico ai servizi locali: ieri si sono solo bocciati emendamenti, si punta a finire entro giovedì. In Aula la riforma è attesa il 30 maggio, «ove l’esame sia concluso in commissione»: se salterà l’intesa il governo ha sempre pronta l’arma della fiducia. Oltre ai balneari manca l’accordo anche sui criteri di nomina delle authority. Ma il via libera del Senato è solo il primo step. Dodici articoli, in base allo schema di lavoro concordato tra deputati e senatori, saranno esaminati — e modificati — alla Camera. Tra questi c’è anche quello che riguarda taxi e Ncc: la Lega già rilancia lo stralcio.