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Generali, un altro strappo, Caltagirone esce dal consiglio

(reuters)

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Sconfitto in assemblea, lascia il posto nel board, “ma la partecipazione resta strategica”. Costamagna o Cirinà possibili sostituti
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MILANO - Nuovo colpo di scena a Trieste. Francesco Gaetano Caltagirone, secondo azionista di Generali con il 9,95% e promotore di una lista alternativa a quella del cda, si dimette per la seconda volta dal consiglio del Leone.
Dato il clima che si è creato con il nuovo corso presieduto da Andrea Sironi, e dopo che i tre esponenti della lista Caltagirone - oltre a lui, Marina Brogi e Flavio Cattaneo - hanno deciso di non partecipare ai comitati endoconsiliari, l’imprenditore ha preferito fare un passo indietro dal cda, per ritagliarsi un ruolo di azionista. Caltagirone, che sul Leone ha investito 3 miliardi di euro, ha fatto sapere che non cambia la sua visione strategica. L’imprenditore prende però le distanze da una governance che non condivide, e che a suo giudizio sarebbe partita con il piede sbagliato.

L’antefatto risale al 13 maggio quando il cda di Generali nel nominare i comitati endoconsiliari ha deciso di non riproporre - come nella passata ge…

MILANO - Nuovo colpo di scena a Trieste. Francesco Gaetano Caltagirone, secondo azionista di Generali con il 9,95% e promotore di una lista alternativa a quella del cda, si dimette per la seconda volta dal consiglio del Leone.
Dato il clima che si è creato con il nuovo corso presieduto da Andrea Sironi, e dopo che i tre esponenti della lista Caltagirone - oltre a lui, Marina Brogi e Flavio Cattaneo - hanno deciso di non partecipare ai comitati endoconsiliari, l’imprenditore ha preferito fare un passo indietro dal cda, per ritagliarsi un ruolo di azionista. Caltagirone, che sul Leone ha investito 3 miliardi di euro, ha fatto sapere che non cambia la sua visione strategica. L’imprenditore prende però le distanze da una governance che non condivide, e che a suo giudizio sarebbe partita con il piede sbagliato.

L’antefatto risale al 13 maggio quando il cda di Generali nel nominare i comitati endoconsiliari ha deciso di non riproporre - come nella passata gestione - il comitato strategico, ovvero quello che in via preventiva esamina gli investimenti da sottoporre poi al consiglio per l’approvazione. Questo comitato, a detta di Caltagirone, in passato era stato utile per sventare diverse operazioni azzardate, e avendo funzioni solo consultive, comunque non avrebbe inficiato l’operato del nuovo consiglio. Di diverso avviso l’ad Philippe Donnet e gli altri esponenti della sua lista, che hanno ricevuto un ampio sostegno in assemblea (con il voto favorevole del 39,2% del capitale). Donnet ritiene che per accompagnare una nuova governance siano necessarie anche nuove regole.

Le best practice internazionali adottano varie soluzioni, c’è chi demanda le funzioni su fusioni e acquisizioni ad altri comitati, c’è chi come Axa dà direttamente più potere all’ad sulle operazioni fino a mezzo miliardo. Caltagirone, che da tempo critica la gestione Donnet, aveva proposto con la sua lista di dare più poteri al consiglio e meno all’ad, ed è convinto che il management debba essere supportato ma anche vigilato. E così, dato che una sintesi tra l’idea dell’imprenditore e quella del management non è possibile, Caltagirone ha fatto un passo indietro.

L’articolo 28 dello statuto del Leone prevede che venga sostituito con un altro esponente della stessa lista e dello stesso genere. La scelta dovrebbe quindi ricadere su Claudio Costamagna o in mancanza su Luciano Cirinà, rispettivamente numero cinque e sei della lista Caltagirone. Morale se il cda ha appena perso un azionista di peso, che ha sempre esercitato un ruolo critico, ora rischia di trovarsi a discutere con un ex banchiere - che però potrebbe non essere disponibile - o con un ex dirigente di Generali, fino a marzo capo della divisione Est Europa.

Essere fuori dal cda permette a Caltagirone di comprare o vendere azioni senza passare dalla lista dell’internal dealing, e gli dà più poteri di manovra nel caso in cui decida di adire le vie legali; ipotesi estreme, ma che data la situazione non possono essere escluse. Le nuove tensioni sulla governance hanno fatto perdere al titolo l’1,97% a 17 euro, mentre Piazza Affari saliva dello 0,37% con gli altri finanziari in chiaroscuro. Intanto lunedì si riunirà un comitato nomine del Leone, che dovrà trovare un compromesso sui comitati che - secondo lo statuto Generali - devono fare spazio anche alle liste di minoranze, che dato il clima di tensione hanno deciso di non partecipare.