✕

Generali, nuovo scontro sulle nomine in cda, Caltagirone vuole Cirinà

(ansa)
L’imprenditore romano, secondo azionista, ha lasciato il board. Domani al Comitato nomine si parlerà della sua sostituzione
1 minuti di lettura

MILANO - Le dimissioni di Francesco Gaetano Caltagirone, con effetto immediato e senza motivazioni ufficiali, faranno irruzione domani nella riunione del Comitato nomine. Sul tavolo, rispetto al programma dei lavori già stabilito (le prime riflessioni sulla possibile riformulazione del Comitato operazioni strategiche) si parlerà infatti anche della sostituzione del consigliere dimissionario e secondo socio di Generali. Un nodo che, come era già avvenuto per il “Comitato della discordia”, rischia di vedere una nuova spaccatura tra i consiglieri della compagnia.

E per Andrea Sironi, presidente di Generali e del Comitato nomine, sarà un nuovo terreno su cui misurarsi: secondo l’ordine di presentazione della lista Caltagirone, i nomi a seguire sono Roberta Neri, il banchiere Claudio Costamagna – la cui disponibilità parrebbe incerta – e poi ancora Luciano Cirinà, il candidato amministratore delegato se avesse vinto l…

MILANO - Le dimissioni di Francesco Gaetano Caltagirone, con effetto immediato e senza motivazioni ufficiali, faranno irruzione domani nella riunione del Comitato nomine. Sul tavolo, rispetto al programma dei lavori già stabilito (le prime riflessioni sulla possibile riformulazione del Comitato operazioni strategiche) si parlerà infatti anche della sostituzione del consigliere dimissionario e secondo socio di Generali. Un nodo che, come era già avvenuto per il “Comitato della discordia”, rischia di vedere una nuova spaccatura tra i consiglieri della compagnia.

E per Andrea Sironi, presidente di Generali e del Comitato nomine, sarà un nuovo terreno su cui misurarsi: secondo l’ordine di presentazione della lista Caltagirone, i nomi a seguire sono Roberta Neri, il banchiere Claudio Costamagna – la cui disponibilità parrebbe incerta – e poi ancora Luciano Cirinà, il candidato amministratore delegato se avesse vinto la lista Caltagirone. Ma anche ex top manager della compagnia e attualmente in causa con il Leone di Trieste. Secondo alcuni, l’uomo su cui ora punterebbe Caltagirone, per sostituirlo nel board di Generali, anche perché l’unico della sua lista con competenze specifiche del comparto assicurativo.

Una scelta divisiva, probabilmente, e secondo alcune interpretazioni non in linea con i criteri di Fit and Proper (i requisiti per sedere in un consiglio di amministrazione) proprio alla luce del duro scontro con la società. Rischia di diventare materia per gli avvocati, se si arriverà davvero a questa soluzione. E che già prima potrebbe vedere un voto contrario del cda – in cui la maggioranza ha nominato dieci consiglieri su dodici attualmente in carica – in grado di scatenare un nuovo braccio di ferro all’interno della compagnia.

Fonti vicine a Trieste ritengono che non ci sia nessun automatismo nei nomi da interpellare per trovare il nuovo consigliere, venuto meno il caso previsto esplicitamente dallo Statuto: “il primo dei candidati non eletti della lista alla quale apparteneva l’amministratore cessato, purché sia ancora eleggibile e disponibile ad accettare la carica ed appartenente al medesimo genere” del dimissionario. Di diverso avviso i legali vicini all’imprenditore romano, secondo cui si dovrebbe procedere per l’ordine della lista, finché non si trovi un candidato disponibile.

Fatto sta che se sia il neo eletto presidente Sironi, sia l’ad Philippe Donnet si erano detti disponibili a ricomporre lo scontro consumato in assemblea lo scorso 29 aprile, in un cda della pace, pare abbastanza evidente che il consiglio resterà comunque spaccato, irrimediabilmente. Ancora di più se passasse la candidatura di Cirinà al posto di Caltagirone, un consigliere che non pare disposto a fare sconti alla gestione Donnet, creando nuove tensioni in consiglio.