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Rete unica, Cdp, Tim e Open Fiber firmano la lettera di intenti

(ansa)
Dopo mesi di negoziati, i cda delle tre parti si sono impegnati, in esclusiva ma senza vincoli, a studiare come mettere insieme l'infrastruttura di rete fissa dell'ex monopolista e della sua rivale
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MILANO – Via libera dai cda di Open Fiber, Cdp e Tim alla lettera di intenti (Mou) che si popone di dare vita alla rete unica. Si tratta di un primo documento formale, ancorché non vincolante, che sancisce l’impegno in via esclusiva fino a prossimo 31 ottobre, da parte di Telecom Italia e della rivale Open Fiber, per intrecciare le proprie infrastrutture di telefonia fissa. Hano firmato anche i due fondi esteri, Macquarie e Kkr,  azionisti di minoranza delle due reti, che hanno condiviso l'inter dell'operazione

Secondo quanto si apprende da ambienti vicini alle parti, l'obiettivo dell'Mou è avviare un processo volto alla creazione di un solo operatore delle reti di telecomunicazioni, non verticalmente integrato, controllato da Cdp Equity e partecipato da Macquarie e Kkr, che consenta di accelerare la diffusione della fibra ottica e quindi la digitalizzazione del Paese. Anche il fondo australiano Macquarie (come socio di minoranza di Open…

MILANO – Via libera dai cda di Open Fiber, Cdp e Tim alla lettera di intenti (Mou) che si popone di dare vita alla rete unica. Si tratta di un primo documento formale, ancorché non vincolante, che sancisce l’impegno in via esclusiva fino a prossimo 31 ottobre, da parte di Telecom Italia e della rivale Open Fiber, per intrecciare le proprie infrastrutture di telefonia fissa. Hano firmato anche i due fondi esteri, Macquarie e Kkr,  azionisti di minoranza delle due reti, che hanno condiviso l'inter dell'operazione

Secondo quanto si apprende da ambienti vicini alle parti, l'obiettivo dell'Mou è avviare un processo volto alla creazione di un solo operatore delle reti di telecomunicazioni, non verticalmente integrato, controllato da Cdp Equity e partecipato da Macquarie e Kkr, che consenta di accelerare la diffusione della fibra ottica e quindi la digitalizzazione del Paese. Anche il fondo australiano Macquarie (come socio di minoranza di Open Fiber di cui ha il 40%) e il fondo Usa Kkr quale azionista al 37,5% di Fibercop (la rete Tim che dagli armadietti entra nelle case di tutti gli italiani) avrebbero infatti dato la loro disponibilità a sedersi al tavolo delle trattative.

Il consiglio di Telecom, che in mattinata è stato preceduto dal via libera del comitato parti correlate di Tim (Cdp è socia sia dell'ex monopolista con il 9,9%  sia di Open Fiber al 60%) si è protratto per un paio d'ore, la disamina era già stata affrontata nei dettagli nel consiglio che si è tenuto giovedì 26.

La società guidata da Pietro Labriola  ha chiuso il 2021 generando solo con l’affitto della sua rete fissa  (a Tim, e a tutti gli altri operatori)  2,2 miliardi di margine operativo lordo,  ovvero la metà della redditività del gruppo. Forte di questo risultato gli analisti stimano che la nuova società in cui verrà confluita la rete possa sopportare tranquillamente 10 miliardi di passività (erano 17 miliardi i debiti al netto dei leasing finanziari del gruppo a fine marzo). La società dei servizi di Tim si troverebbe così per la prima volta negli ultimi 20 anni ad avere un debito sotto i livelli di guardia (meno di 7 miliardi, con un mol atteso di 1,4-1,5 miliardi solo dai servizi) e di poter competere ad armi pari con gli altri operatori senza il macigno di circa un miliardo di oneri finanziari all’anno.

Qualche analista si azzarda poi già a ipotizzare che con i soldi della futura vendita della società della rete in gruppo possa anche tornare a remunerare gli azionisti con un dividendo straordinario. Quest’anno Labriola, dopo una profonda pulizia di bilancio che ha prosciugato le riserve, si è visto costretto per la prima volta nella storia del gruppo a sospendere il pagamento della cedola anche per le azioni risparmio.