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Tim, l'allarme dei sindacati per la rete unica

(ansa)
Timori per i lavoratori. Labriola ai dipendenti: “Così più risorse”, il titolo sale in Borsa
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MILANO - Una rete unica condivisa tra chi controlla l’infrastruttura, Tim e Open Fiber, e i fondi che ci hanno investito Kkr e Macquarie, avallata dall’assemblea dei soci di Tim, piace al mercato ma senza scaldarsi troppo (+3,14% ieri a 0,289 euro). La lettera d’intenti firmata domenica sera da Cdp, Open Fiber, Tim, Kkr e Macquarie non è vincolante, e di fatto dà solo cinque mesi di esclusiva alle parti per trovare una soluzione condivisa.

L’ad Pietro Labriola ieri ha scritto ai dipendenti per precisare che «dalla separazione dell’infrastruttura di rete fissa» arriveranno «le risorse per investire nei servizi e nello sviluppo dei rapporti con i clienti e del mobile, competendo più agevolmente nel mercato dei servizi digitali».

Ceduta la rete e non dovendo più investire nel suo ammodernamento, Tim si troverà sollevata dal fardello dei debiti che si trascina dall’Opa del 1999, e con tutte le…

MILANO - Una rete unica condivisa tra chi controlla l’infrastruttura, Tim e Open Fiber, e i fondi che ci hanno investito Kkr e Macquarie, avallata dall’assemblea dei soci di Tim, piace al mercato ma senza scaldarsi troppo (+3,14% ieri a 0,289 euro). La lettera d’intenti firmata domenica sera da Cdp, Open Fiber, Tim, Kkr e Macquarie non è vincolante, e di fatto dà solo cinque mesi di esclusiva alle parti per trovare una soluzione condivisa.

L’ad Pietro Labriola ieri ha scritto ai dipendenti per precisare che «dalla separazione dell’infrastruttura di rete fissa» arriveranno «le risorse per investire nei servizi e nello sviluppo dei rapporti con i clienti e del mobile, competendo più agevolmente nel mercato dei servizi digitali».

Ceduta la rete e non dovendo più investire nel suo ammodernamento, Tim si troverà sollevata dal fardello dei debiti che si trascina dall’Opa del 1999, e con tutte le risorse da dedicare ai servizi al cliente. In sindacati però sono in allerta, perché aspettano di capire come - dividendo la società in due - verranno anche riallocati i 42.347 mila dipendenti del gruppo in Italia a fine 2021.

«Il problema degli esuberi non si pone per l’organico attuale - spiega Fabrizio Solari, segretario della Cgil - quelli, come sempre saranno gestiti con gli ammortizzatori sociali. Noi ci preoccupiamo per i giovani ingegneri e per il futuro di quello che fu uno dei polmoni tecnologici del Paese. L’Italia perderà una delle poche aziende rimaste, chiudendo con questo esito infausto la peggiore privatizzazione di tutti i tempi». Per questo il 21 giugno i lavoratori sono in allerta, e minacciano lo sciopero generale.

«C'è bisogno di un’infrastruttura potente e forte che arrivi dappertutto - ha ribadito il ministro dell’innovazione Vittorio Colao - non può essere nelle mani di un solo operatore, ma al servizio di tutti». La Cdp - che oggi ha il 9,9% di Tim e il 60% della rivale Open Fiber - sarà alla regia della rete unica, che non sarà verticalmente integrata e quindi garantirà la parità di accesso a tutti gli operatori- e lo fa come nel caso di Autostrade, con l’aiuto finanziario, ma non solo, di importanti fondi infrastrutturali esteri.

Il mercato viene poi tutelato dal fatto che l’operazione dovrà comunque essere votata da tutti gli azionisti di Tim. A cominciare da Vivendi che con il suo 24% ha ha di fatto un diritto di veto nelle assemblee straordinarie. Ma difficilmente lo show down si consumerà in assemblea, per questo nei prossimi mesi Cdp dovrà proporre un prezzo talmente favorevole, da mettere d’accordo tutti.