Risparmi, come proteggersi dalla bufera puntando sulle obbligazioni
di Giovanni Pons , di Giovanni PonsJamie Dimon, il numero uno della banca più grande del mondo, JP Morgan, ha messo in guardia i mercati sostenendo che è in arrivo un uragano, non si sa quanto forte, ma di uragano si tratta. "Qui c'è ancora il sole ma l'uragano è là in fondo alla strada e si dirige verso di noi - ha detto il banchiere a una conferenza mercoledì scorso - meglio allacciarsi le cinture di sicurezza". Avrà ragione o è stato troppo pessimista? Come tutte le previsioni bisognerà attendere qualche tempo per capirlo, certo è che JP Morgan ha recentemente rivisto molto al ribasso le sue previsioni sull'andamento dell'economia americana. Per il secondo semestre del 2022 il tasso di crescita del Pil Usa scende a più 2,4% dal 3%, per il primo trimestre 2023 ora la previsione è di un più 1,5% contro il più 2,1% precedente e per la seconda parte del 2023 si va giù al più 1% dal pi…
Jamie Dimon, il numero uno della banca più grande del mondo, JP Morgan, ha messo in guardia i mercati sostenendo che è in arrivo un uragano, non si sa quanto forte, ma di uragano si tratta. "Qui c'è ancora il sole ma l'uragano è là in fondo alla strada e si dirige verso di noi - ha detto il banchiere a una conferenza mercoledì scorso - meglio allacciarsi le cinture di sicurezza". Avrà ragione o è stato troppo pessimista? Come tutte le previsioni bisognerà attendere qualche tempo per capirlo, certo è che JP Morgan ha recentemente rivisto molto al ribasso le sue previsioni sull'andamento dell'economia americana. Per il secondo semestre del 2022 il tasso di crescita del Pil Usa scende a più 2,4% dal 3%, per il primo trimestre 2023 ora la previsione è di un più 1,5% contro il più 2,1% precedente e per la seconda parte del 2023 si va giù al più 1% dal più 1,4%. Tutto ciò a causa di una inedita convergenza tra inflazione crescente, guerra in Ucraina perdurante che tiene elevati i prezzi delle materie prime e rialzi dei tassi operati dalla Fed. Questo mix di elementi porterà a una discesa dei prezzi delle azioni quotate in Borsa, tassi sui mutui più elevati e un dollaro forte rispetto ai partner commerciali che danneggia le esportazioni americane. Uno scenario molto cupo, sempre che sia vero.
Le banche centrali tra strette e paura di recessione
Ma la domanda che si stanno ponendo molti operatori esperti di mercati finanziari è un'altra. Visto che le previsioni danno un'economia mondiale in rallentamento, va da sè che i prezzi dovranno raffreddarsi a loro volta rendendo un continuo aumento dei tassi non più necessario. Anzi, se le principali economie occidentali andranno in recessione bisognerà tornare a taglia i tassi. O comunque a fermarne l'aumento. Non a caso un'ipotesi di questo tipo comincia a insinuarsi nei regolatori americani, come confermano le dichiarazioni del capo della Fed di Atlantia Raphael Bostic, il quale ha ventilato una pausa nell'aumento dei tassi già a settembre. Anche se è stato prontamente smentito dalla vice di Jerome Powell, Lael Brainard, la quale non vede a breve pause ma anzi un inasprimento del costo del denaro volto a mettere sotto controllo l'inflazione. I mercati, dal canto loro, già incorporano un aumento di un altro mezzo punto dei tassi americani e così per quelli europei. Aspettative che si riflettono sui rendimenti dei titoli di stato a lunga scadenza, come il Btp decennale, che è tornato a rendere il 3,29%, come nell'ottobre 2018.
I dubbi dei risparmiatori e le possibili strategie
In questo quadro c'è da chiedersi come si devono comportare i risparmiatori, che hanno visto nei primi cinque mesi dell'anno scendere quasi di pari passi sia i titoli azionari sia i titoli obbligazionari che hanno in portafoglio. In sostanza non si è salvato nessuno, in questo primo scorcio del 2022, forse solo chi aveva puntato con decisione sulle materie prime. La paura di altri ribassi rende tutti nervosi ed è difficile prendere decisioni sagge.
Inoltre i risparmiatori nei loro comportamenti non riescono mai ad anticipare i tempi e le fasi di mercato, sono per natura molto prudenti e comprano sulla performance passata, solo se è positiva.
Tuttavia proprio il rialzo dei rendimenti dei titoli di stato e delle obbligazioni potrebbe aprire uno spiraglio: dopo tre anni di tassi e rendimenti negativi, o quasi. La novità è che i titoli obbligazionari sono tornati a produrre un rendimento interessante, anche se in presenza di un'inflazione ben più alta che in passato. Ma proprio per il ragionamento che si faceva prima, con l'economia in rallentamento l'inflazione potrebbe aver già raggiunto il suo picco, come stanno già dicendo diversi economisti. E di conseguenza i tassi potrebbero fare qualche altro scalino ma non andare oltre.
I rendimenti obbligazionari diventano interessanti
In pratica chi crede che l'inflazione stia raggiungendo il suo apice e il rialzo tassi sia già incluso nelle aspettative potrebbe cominciare gradualmente ad accumulare obbligazioni con rendimenti interessanti. Sia titoli governativi che di aziende private. Per chi ha già una posizione in portafoglio questa tecnica permetterebbe di fare "media", compensando in parte le perdite subite fin qui. Mettendosi in casa un 3% di rendimento che non si vedeva da tempo. E anticipando, invece che seguire, l'andamento dei mercati. Alcune case di investimento stanno mettendo a punto dei prodotti che assomigliano a dei panieri che contengono un po' di titoli di stato, un po' di obbligazioni corporate e una spruzzata di bond ad alto rendimento, da tenere fino alla scadenza e con un rendimento garantito che in alcuni casi può anche raggiungere il 4%. "Buy to hold" è lo slogan che è stato coniato al riguardo, comprare per tenere in portafoglio, in questo modo ci si assicura il rendimento ma non si va incontro a perdite in conto capitale.
Al contrario chi pensa, invece, che l'inflazione sia destinata a toccare livelli sempre più alti con i tassi che vanno a rincorrere questi strappi, non ha altre alternative se non stare più liquido possibile. Il rialzo tassi sempre più robusto è infatti destinato a penalizzare sia i titoli azionari a maggiore crescita sia i prezzi delle obbligazioni. Un po' meno i titoli delle società meno indebitate e che distribuiscono alti dividendi. O le materie prime che il perdurare della guerra in Ucraina potrebbe rendere sempre più scarse.
I prossimi mesi diranno quali sono state le previsioni più azzeccate e di conseguenza chi ha fatto le scelte giuste in termini di investimento.