Petrolio, via libera Usa all'import dal Venezuela per Eni e Repsol
dal nostro corrispondente Paolo Mastrolilli , dal nostro corrispondente Paolo MastrolilliNEW YORK - Gli Usa danno via libera all’Eni per tornare ad importare petrolio venezuelano in Europa, come compensazione per i debiti di Caracas. Questo scoop della Reuters rientra nella strategia adottata da Washington per compensare il bando del greggio russo seguito all’invasione dell’Ucraina, e potrebbe includere la decisione di chiudere un occhio sulle forniture iraniane, oltre al probabile viaggio del presidente Biden in Arabia Saudita rimandato a luglio.
Fino alla metà del 2000 il governo americano aveva consentito ad alcune aziende energetiche di importare il petrolio venezuelano secondo lo schema oil-for-debt. Ricevevano il greggio ma non lo pagavano in contanti, perché serviva ad abbattere i debiti contratti dal regime chavista. L’Eni era una delle beneficiate da questa operazione, che permetteva di far arrivare sul mercato le forniture, senza che Caracas ne ottenesse un ritorno finanziario concreto e immediato. Trump però aveva de…
NEW YORK - Gli Usa danno via libera all’Eni per tornare ad importare petrolio venezuelano in Europa, come compensazione per i debiti di Caracas. Questo scoop della Reuters rientra nella strategia adottata da Washington per compensare il bando del greggio russo seguito all’invasione dell’Ucraina, e potrebbe includere la decisione di chiudere un occhio sulle forniture iraniane, oltre al probabile viaggio del presidente Biden in Arabia Saudita rimandato a luglio.
Fino alla metà del 2000 il governo americano aveva consentito ad alcune aziende energetiche di importare il petrolio venezuelano secondo lo schema oil-for-debt. Ricevevano il greggio ma non lo pagavano in contanti, perché serviva ad abbattere i debiti contratti dal regime chavista. L’Eni era una delle beneficiate da questa operazione, che permetteva di far arrivare sul mercato le forniture, senza che Caracas ne ottenesse un ritorno finanziario concreto e immediato. Trump però aveva deciso di adottare la linea della massima pressione, vietando la pratica.
L’aggressione di Putin all’Ucraina ha cambiato radicalmente gli interessi geopolitici, per cui bandire il petrolio russo e privare il Cremlino dei soldi con cui finanzia la guerra è diventato più importante che rovesciare Maduro. A marzo si sono tenuti i colloqui di più alto livello degli ultimi due anni fra Caracas e Washington, risultati nella liberazione di due cittadini americani arrestati. Il regime chavista si è poi impegnato a riprendere i colloqui con l’opposizione per tenere le elezioni.
Uno degli effetti è stata la lettera che il dipartimento di Stato ha inviato all’Eni e alla spagnola Repsol, dando il via libera alla ripresa delle importazioni oil-for-debt, a condizione che il petrolio vada solo in Europa, in modo da compensare la perdita del greggio russo. Eni, che ha una joint venture con la compagnia venezuelana PDVSA, non ha commentato, ma secondo Reuters le prime consegne cominceranno il prossimo mese. Al momento non si tratta di grandi quantità, ma il segnale politico è chiaro e può avere tre sviluppi concreti: primo, l’aumento immediato del greggio in Europa; secondo, la riapertura delle forniture dal paese che ha le riserve stimate più grandi del mondo; terzo, la riduzione delle consegne alla Cina, diventata destinataria del 70% del petrolio venezuelano.
In questa strategia si inserisce il probabile viaggio di Biden in Arabia Saudita, che doveva avvenire in giugno, ma è stato rimandato a luglio. Se riaprirà il dialogo col principe Mohammed bin Salman, dopo averlo chiuso per le violazioni dei diritti umani e il delitto Khashoggi, il presidente potrebbe ottenere quattro risultati: isolare Putin, rimpiazzare il petrolio russo, magari far entrare Riad negli Accordi di Abramo, e riaprire il processo di pace fra israeliani e palestinesi.
Mike Mueller, capo della trading house Vitol Group in Asia, ha detto durante un podcast che la Casa Bianca potrebbe anche chiudere gli occhi su una ripresa delle forniture clandestine iraniane, se l’aumento della benzina dominerà il dibattito in vista delle elezioni midterm di novembre. Questo è lo sviluppo più difficile, ma le altre iniziative già in corso dimostrano la serietà con cui gli Usa vogliono bloccare l’energia russa, isolare Putin e far fallire il suo attacco alle democrazie.