Pnrr, le centrali nucleari italiane diventeranno ricoveri per opere d'arte
di Serenella Mattera , di Serenella MatteraROMA - Trasformare le centrali nucleari dismesse in hub dell'arte, luoghi di ricovero di opere danneggiate. O, parafrasando uno slogan pacifista anni '70, mettere quadri nei nostri reattori. E' uno dei progetti del Piano nazionale di ripresa e resilienza. Sono stanziati trecento milioni, per riadattare capannoni abbandonati e far sì che di fronte a eventi eccezionali come terremoti o alluvioni si possano mettere lì al riparo sculture e dipinti da restaurare. In passato, nell'emergenza, ci si è trovati impreparati. Per il futuro il progetto voluto dal ministro della Cultura Dario Franceschini punta a evitarlo. Sono state perciò individuate cinque strutture di riferimento, a Nord Ovest, Nord Est, Centro e Sud: tre ex centrali e due caserme, Bosco Marengo ad Alessandria, Caorso a Piacenza, Garigliano a Caserta, l'ex caserma Cerimant a Roma, l'ex compendio delle Casermette di Torre del Parco a Camerino. Entro questo mese saranno ass…
ROMA - Trasformare le centrali nucleari dismesse in hub dell'arte, luoghi di ricovero di opere danneggiate. O, parafrasando uno slogan pacifista anni '70, mettere quadri nei nostri reattori. E' uno dei progetti del Piano nazionale di ripresa e resilienza. Sono stanziati trecento milioni, per riadattare capannoni abbandonati e far sì che di fronte a eventi eccezionali come terremoti o alluvioni si possano mettere lì al riparo sculture e dipinti da restaurare. In passato, nell'emergenza, ci si è trovati impreparati. Per il futuro il progetto voluto dal ministro della Cultura Dario Franceschini punta a evitarlo. Sono state perciò individuate cinque strutture di riferimento, a Nord Ovest, Nord Est, Centro e Sud: tre ex centrali e due caserme, Bosco Marengo ad Alessandria, Caorso a Piacenza, Garigliano a Caserta, l'ex caserma Cerimant a Roma, l'ex compendio delle Casermette di Torre del Parco a Camerino. Entro questo mese saranno assegnate le risorse, entro la fine del 2025 la road map del Pnrr prevede che i lavori per riadattare gli spazi di Recovery Art siano ultimati.
Per capire da dove nasca l'idea, basta andare al terremoto nel Centro Italia che nel 2016 portò morte e distruzione. Tra le macerie di chiese ed edifici pubblici rimasero anche migliaia di opere d'arte, numerose delle quali danneggiate, in modo più o meno grave. Non si sapeva dove portarle. Si cercò tra le strutture intatte. A Spoleto si aprirono le porte del deposito di Santo Chiodo e lì finirono per accumularsi circa cinquemila pezzi, tra crocifissi, quadri, statue, mobili e libri antichi. Si allestì un laboratorio di restauro, per salvare le opere danneggiate. Ma ora l'idea è creare una rete di sicurezza, dei rifugi ai quali saper già di poter ricorrere per qualsiasi tipo di calamità naturale o evento che crei danni al patrimonio. Le opere saranno portate lì e date in gestione per la messa in sicurezza all'Istituto superiore del restauro, all'Opificio delle pietre dure e, per i libri, all'Istituto per la patologia del libro. Anche fuori dalle emergenze poi le strutture potranno essere usate come laboratori di restauro o depositi di beni artistici da movimentare.
Ma perché le centrali nucleari? Perché in genere, spiega chi segue il progetto, sorgono in luoghi a basso rischio sismico, ma anche perché riqualificare e ridare valore alle strutture, che in genere si trovano in aree interne lontane dai luoghi abitati, costa meno di quanto costerebbe buttarle giù. Il ministero della Cultura con Sogin, che si occupa della messa in sicurezza degli impianti, ha individuato tre possibili hub. Su Caorso sono ancora in corso approfondimenti. Mentre sono già stati individuati edifici idonei già bonificati nella centrale del Garigliano, nel comune di Sessa Aurunca, per la quale la fine delle attività di smantellamento è prevista nel 2026 e nell'ex sito di fabbricazioni nucleari di Bosco Marengo, dove venivano prodotte le barre di uranio e per la quale si è completato lo smantellamento dell'impianto nucleare ed è ora in corso la bonifica dell'intero sito.
Si aggiunge all'elenco il complesso militare Caserma 8 Cerimant, a Tor Sapienza a Roma, che fu in parte bombardato nella Seconda guerra mondiale e si estende su 34 ettari: è composto da 29 edifici già in parte usati come depositi e ha un corpo centrale di capannoni progettati dalla scuola dell'architetto Nervi e un'estesa rete di gallerie e cunicoli sotterranei. La progettazione degli spazi di ricovero delle opere dovrebbe essere sviluppata con un concorso di idee. Infine l'ex compendio delle Casermette di Torre del Parco a Camerino, che fu usato per la detenzione di prigionieri di guerra ed è costituito da 27 fabbricati: sono già stanziati 20 milioni per l'adeguamento sismico, come atto preliminare per poi realizzare i depositi di sicurezza delle opere e laboratori di restauro.
Il progetto è per ora alla fase progettuale, entro il 2025 dovrà essere del tutto realizzato. Nei prossimi giorni, in tempo per la scadenza fissata dal Pnrr a metà giugno, il ministero della Cultura dovrebbe adottare il decreto ministeriale che ripartirà 800 milioni: 490 milioni andranno alla sicurezza sismica dei luoghi di culto e al restauro del patrimonio Fec (Fondo edifici di culto), 300 milioni ai cinque progetti di Recovery art, 10 milioni a una piattaforma - CeFuRisc - per garantire la sicurezza dei siti e dei luoghi di culto italiani.