Auto, Cingolani promuove l'emendamento del Ppe che rimanda il totale passaggio all'elettrico nel 2035
Il ministro della Transizione ecologica, Roberto Cingolani, promuove la proposta del Ppe al Parlamento europeo di prevedere una quota del 10% di nuove auto a biocarburanti dal 2035, allentando così la stretta proposta dalla Commissione e che invece prevederebbe per quell'anno il passaggio al 100% di nuove auto elettriche. E' una proposta ragionevole, uno step intermedio che "potrebbe avere senso", ha detto Cingolani nel suo intervento al quarto appuntamento del ciclo "Italia 2022: Persone, Lavoro, Impresa", piattaforma di dialogo promossa da PwC Italia in collaborazione con il gruppo Gedi (editore de La Repubblica), dal titolo "Tecnologia e nuovo umanesimo". Potrebbe essere "una terza via per potenziare il carburante sintetico".
Il tema è sul tavolo del Parlamento europeo, che s'è diviso sulla volontà della Commissione di vietare la vendita di vetture a combustione termica a partire dal 2035. Il Ppe …
Il ministro della Transizione ecologica, Roberto Cingolani, promuove la proposta del Ppe al Parlamento europeo di prevedere una quota del 10% di nuove auto a biocarburanti dal 2035, allentando così la stretta proposta dalla Commissione e che invece prevederebbe per quell'anno il passaggio al 100% di nuove auto elettriche. E' una proposta ragionevole, uno step intermedio che "potrebbe avere senso", ha detto Cingolani nel suo intervento al quarto appuntamento del ciclo "Italia 2022: Persone, Lavoro, Impresa", piattaforma di dialogo promossa da PwC Italia in collaborazione con il gruppo Gedi (editore de La Repubblica), dal titolo "Tecnologia e nuovo umanesimo". Potrebbe essere "una terza via per potenziare il carburante sintetico".
Il tema è sul tavolo del Parlamento europeo, che s'è diviso sulla volontà della Commissione di vietare la vendita di vetture a combustione termica a partire dal 2035. Il Ppe è determinato a correggere il testo dell'esecutivo di Bruxelles, il Pse si schiera in difesa del Green Deal ma con distinguo, i Verdi decisamente a sostengo e i liberali di Renew in ordine sparso. E' proprio sulla posizione del Ppe, che è in grado di spostare la maggioranza, che si concentra l'attenzione. La proposta di mediazione si impernia sulla introduzione di una "quota 90%": ossia l'idea è di lasciare un margine del 10 per cento alle vendite di auto a scoppio.
"Io penso che chi sta correndo sull'elettrificazione non vuole i carburanti sintetici, che decarbonizzano fino al 90% e sono totalmente compatibili con la pompa di benzina e il motore a combustione interna. Noi siamo i secondi produttori al mondo, credo, di carburanti sintetici: secondo me, soprattutto in una fase di transizione, potrebbero essere una buona soluzione", ha spiegato il ministro. E ha quindi esemplificato: "Se ho un'auto vecchia, non la tengo perchè mi piace inquinare. La tengo perchè non ho i soldi. E allora se uno mi desse un carburante sintetico incentivato, compatibile con il mio motore, e mi consentisse di andare avanti ancora qualche anno, con un livello di inquinamento paragonabile al migliore ibrido, lo farei".
"La transizione - ha fatto ancora rilevare il ministro - non dovrebbe essere giusta? E allora vogliamo veramente raccontare che regaliamo un'auto elettrica a tutti, quando sappiamo che non abbiamo ancora energia elettrica verde per caricarla. Sappiamo che ci renderemo triplamente dipendenti dalle batterie che sono costruite solo in un paese, quando l'infrastruttura di ricarica va adeguata. E allora, mentre facciamo crescere, come per le rinnovabili, la domanda e l'offerta di energia verde e di utilizzatori di energia verde, rapidamente potremmo trovare soluzioni che ci consentano di minimizzare l'impatto" della transizione.
Il ministro ha anche parlato di quanto sostiene Elettricità futura, l'associazione delle imprese italiane delle rinnovabili, secondo la quale sarebbe possibile installare in tre anni in Italia impianti per 60 gigawatt. Ma per Cingolani "non è credibile" perché pannelli e pale eoliche "sono solo un terzo della soluzione. Poi serve una rete che gestisca la corrente, e grosse batterie o bacini idrici per immagazzinarla, visto che le rinnovabili non hanno una produzione costante". Ha quindi dettagliato le ragioni del suo scetticismo: "Questi 60 gigawatt insisterebbero sempre negli stessi posti, dove ci sono sole e vento (nel Sud, ndr). Ammesso che si facciano in tre anni, poi andrebbero a caricare la rete in alcuni punti, mentre l'energia serve in altre aree del paese (a Nord, ndr)". Ecco dunque che "la rete va adeguata". Ma non è tutti: "Servono gli accumuli. Fotovoltaico ed eolico producono 1.500 ore all'anno, ma in un anno ci sono 8.600 ore. Bisogna mettere gli accumulatori, ma questi costano 300 euro al kilowattora". "Queste cose non si fanno in un giorno - ha concluso il ministro -. Io posso installare 60 GW di pale e pannelli, ma per utilizzarli nel distretto industriale della Brianza, dopo che sono stati prodotti in Sicilia, richiede un'infrastruttura. Stiamo investendo 4,5 miliardi nella rete". Il titolare della Transizione energetica ha spiegato di avere parlato con la presidenza dell'associazione più volte: "La loro richiesta era fare un commissario, cosa che non ha nessun senso, saltando tutti i processi autorizzativi, tranne quelli che possono avere impatto penale. E questa cosa non si può fare".