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Ocse, "ecco il prezzo della guerra": la crescita globale tagliata al 3%, l'Italia si ferma al +2,5%

(ansa)
Il nuovo rapporto dell'Organizzazione parigina elenca le principali criticità: crisi alimentare e inflazione. Invito alla prudenza nella stretta Bce. All'Italia: "Ridurre stimolo fiscale ma sostenere fasce deboli contro caro-vita"
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"Il mondo pagherà un duro prezzo per la guerra della Russia contro l'Ucraina". Così inizia il nuovo rapporto di previsione economica dell'Ocse, da un'inevitabile riflessione sulla "crisi umanitaria che ha stroncato migliaia di vite e costringe milioni di rifugiati a lasciare il proprio Paese", con il corollario che sta "mettendo a repentaglio la ripresa dell'economia, che era appena iniziata dopo due anni di pandemia".

Il conto della guerra sull'economia

Ed ecco dunque l'inevitabile primo riflesso del conflitto e della spirale di rincari delle materie prime che ha generato: il taglio delle previsioni di crescita. Per l'Organizzazione parigina "l'economia globale è destinata a registrare un notevole indebolimento. Stimiamo che la crescita globale sarà del 3% nel 2022 - in calo rispetto al 4,5% previsto lo scorso dicembre - e del 2,75% nel 2023". Raddoppia la previsione sui prezzi…

"Il mondo pagherà un duro prezzo per la guerra della Russia contro l'Ucraina". Così inizia il nuovo rapporto di previsione economica dell'Ocse, da un'inevitabile riflessione sulla "crisi umanitaria che ha stroncato migliaia di vite e costringe milioni di rifugiati a lasciare il proprio Paese", con il corollario che sta "mettendo a repentaglio la ripresa dell'economia, che era appena iniziata dopo due anni di pandemia".

Il conto della guerra sull'economia

Ed ecco dunque l'inevitabile primo riflesso del conflitto e della spirale di rincari delle materie prime che ha generato: il taglio delle previsioni di crescita. Per l'Organizzazione parigina "l'economia globale è destinata a registrare un notevole indebolimento. Stimiamo che la crescita globale sarà del 3% nel 2022 - in calo rispetto al 4,5% previsto lo scorso dicembre - e del 2,75% nel 2023". Raddoppia la previsione sui prezzi: "Le proiezioni per il 2022 indicano attualmente un'inflazione pari quasi al 9% nei Paesi dell'Ocse, il doppio rispetto alle precedenti previsioni". Nel documento si scorge il pericolo di una stretta alle spese delle famiglie, come reazione ai rincari: "L'inflazione elevata in tutto il mondo sta erodendo il reddito disponibile reale e il tenore di vita delle famiglie, pesando a sua volta sui consumi. Il clima di incertezza scoraggia gli investimenti delle imprese e probabilmente indebolirà l'offerta per diversi anni. Al contempo, la politica "zero COVID" adottata dalla Cina continua a offuscare le prospettive globali, frenando la crescita del Paese e provocando interruzioni delle catene di approvvigionamento internazionali".

Per l'Italia un taglio al 2,5%

In questo contesto, anche per l'Italia si prevedono "conseguenze a causa della guerra". Dopo il balzo del 6,6% del Pil nel 2021, si prevede una crescita del 2,5 % nel 2022, sostenuta da forti effetti base, e dell'1,2% nel 2023. Su quest'anno si tratta di una sforbiciata di oltre 2 punti rispetto a dicembre. "Le persistenti pressioni inflazionistiche legate alla guerra e l'incertezza ridurranno i consumi delle famiglie, rallentando la ripresa dei servizi. I nuovi incentivi per il settore privato e le misure del Piano nazionale di ripresa e resilienza mitigheranno alcune delle conseguenze negative derivanti dalle interruzioni degli approvvigionamenti e dall'incertezza sugli investimenti. Poiché il gas costituisce il 42 % del consumo totale di energia, i principali rischi per le prospettive economiche sono rappresentati dai prezzi e dalle forniture di energia. La crescita potrebbe essere rallentata anche da un netto incremento dei rendimenti obbligazionari", si legge nel capitolo dedicato al Belpaese.

E ancora: "Le autorità pubbliche hanno assicurato forniture di energia corrispondenti a quasi due terzi delle importazioni di gas russo. L'aumento degli investimenti nelle energie rinnovabili e nell'efficienza energetica rafforzerebbe ulteriormente la sicurezza energetica. Lo stimolo fiscale, introdotto per rispondere alla crisi, dovrebbe essere gradualmente ritirato. Politiche più mirate preserverebbero il potere d'acquisto dei gruppi più vulnerabili dall'inflazione elevata senza ostacolare gli incentivi alla transizione verde. La ferma attuazione delle riforme del Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR), tra cui la digitalizzazione della giustizia civile e delle procedure fallimentari, dovrebbe aumentare la resilienza e la fiducia".

Il peggio potrebbe ancora arrivare

Tornando allo sguardo globale del rapporto, emerge che il peggio potrebbe non esser ancora stato toccato. Nonostante le forbici abbiano già abbattuto le previsioni, "il prezzo della guerra potrebbe aumentare ulteriormente. Il conflitto sta causando interruzioni nella distribuzione dei prodotti alimentari di base e dell'energia, alimentando ovunque l'aumento dell'inflazione e mettendo a dura prova soprattutto i Paesi a basso reddito. Le economie europee si stanno adoperando al massimo per fare a meno dei combustibili russi. Tuttavia, la rapida diffusione di fonti energetiche alternative non è semplice e, pertanto, vi è il rischio che i prezzi aumentino e si verifichino penurie. Qualora il conflitto si inasprisca o si protragga, le prospettive potrebbero peggiorare, soprattutto per i Paesi a basso reddito e per l'Europa".

Le preoccupazioni maggiori dell'Ocse sono: in primis la crisi alimentare ("nel mondo si produce una quantità di cereali sufficiente a sfamare l'intero pianeta, ma i prezzi sono molto alti e tali prodotti potrebbero non arrivare a chi ne ha più bisogno. È necessaria una cooperazione globale per far sì che i consumatori dispongano di prodotti a prezzi accessibili, soprattutto nelle economie a basso reddito e in quelle dei mercati emergenti). In secondo luogo la crisi dei prezzi e i suoi effetti redistributivi ("l'inflazione contribuirà a ridurre il debito, tra cui quello pubblico, ma allo stesso tempo eroderà i redditi reali, i risparmi e il potere d'acquisto. Inoltre, rischia di ridurre i profitti delle imprese e la loro capacità di investire e creare posti di lavoro. L'inflazione è un onere che deve essere ripartito equamente tra cittadini e imprese, tra salari e profitti. I governi devono fare la loro parte, indirizzando il sostegno ai più vulnerabili per proteggerli dall'impennata dei prezzi dei prodotti alimentari e dell'energia"). Ne deriva un invito alle banche centrali: via alla normalizzazione monetaria ("è opportuno porre fine alle politiche accomodanti in tutto il mondo"), ma a ritmi diversi: "Sarà necessario procedere con maggiore cautela in Europa, dove l'inflazione è essenzialmente legata all'offerta".

"Il mondo - scrive Laurence Boone, capo economista Ocse, a chiosa della sua introduzione - sta già pagando il prezzo dell'aggressione russa. Le scelte operate dai responsabili politici e dai cittadini saranno fondamentali per determinare la misura in cui tale costo sarà distribuito tra i Paesi e i popoli".